Siracusa. Tra corruzione, voti e mazzette: «La strada te l’ha spianata lui». Nel fascicolo spuntano il sindaco Italia e altri politici

di Anthony Maria Bianca

Sotto la cupola dorata del Vermexio si intrecciano l’ostello per i migranti, gli appalti pubblici frazionati, le tangenti "a stipendio" e i posti di lavoro nella società dei rifiuti aretusea che, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero stati promessi in cambio di voti per la lista del sindaco. Poi ci sono le intercettazioni, con frasi che accendono i riflettori sui rapporti tra imprenditori e ambienti istituzionali. È lo scenario consapevole del “do ut des” ricostruito dall’inchiesta Nexus, nelle cui carte compaiono anche i nomi di politici 'influenti' come Francesco Italia, Michelangelo Giansiracusa e Corrado Figura, citati nel contesto delle relazioni politiche esaminate dagli inquirenti

In foto: Concetta Carbone, indagata, e il sindaco Francesco Italia

Un patto “corruttivo” d’acciaio stretto nella penombra delle emergenze sociali, trasformate da dramma della collettività a lucroso bancomat per pochi. È la trama inquietante che emerge dai faldoni dell’operazione “Nexus”, la maxi-inchiesta guidata dalla Procura Europea (EPPO) che sta terremotando le fondamenta istituzionali di Palazzo Vermexio a Siracusa.

Nelle 199 pagine del provvedimento firmato il 12 ottobre dal giudice per le indagini preliminari, Antonella Coniglio, si srotola un reticolato d’ombra fatto di aderenze opache, mazzette sottobanco, trattamenti di favore e voti barattati. Un perimetro investigativo pesante che ipotizza, a vario titolo, reati che spaziano dall’associazione a delinquere alla corruzione, passando per il traffico di influenze, la corruzione elettorale, il favoreggiamento e la rivelazione di segreti d’ufficio.

Il feudo di Palazzo Vermexio e la caduta dell’ex vicepresidente

Al centro dell’uragano giudiziario figura Concetta ‘Conci’ Carbone, volto notissimo della politica siracusana, astro prima emergente e poi consolidato negli ambienti del Vermexio. Già assessore ai Diritti Sociali e alle Pari Opportunità nel 2021, fedelissima del sindaco Francesco Italia, Carbone ha scalato i vertici dell’assemblea cittadina fino alla nomina a vicepresidente del Consiglio comunale nel maggio 2023.

Oggi Carbone si trova agli arresti domiciliari, travolta dalle accuse di associazione a delinquere e corruzione. A smontare l’immagine di facciata della rappresentante delle istituzioni sono state le indagini minuziose condotte della Digos di Siracusa. Per gli inquirenti europei, la consigliera avrebbe gestito il proprio mandato alla stregua di un feudo personale: corsie preferenziali e appalti diretti agli “imprenditori amici” in cambio di mazzette cash per almeno 10 mila euro.

Tra le pratiche finite sotto la lente d’ingrandimento della magistratura compaiono l’ampliamento dell’ostello per i lavoratori stagionali di Cassibile, la riqualificazione del plesso municipale di via Don Luigi Sturzo e diversi altri cantieri distribuiti sul territorio provinciale.

L’affare Cassibile e la “tangente a stipendio”

Proprio l’ostello di Cassibile rappresenta lo snodo cruciale dell’impalcatura accusatoria. Nata per offrire un riparo dignitoso ai braccianti e finanziata con i fondi comunitari del PON Legalità, la struttura si sarebbe trasformata in una miniera d’oro privata.

Il modus operandi, tanto lineare quanto efficace, faceva leva sul sistematico frazionamento dei lavori in mini-lotti. Un’espediente tecnico studiato a tavolino per aggirare le forche caudine delle gare pubbliche e procedere spediti con le assegnazioni dirette. Le pratiche venivano così evase a spron battuto, glissando sui controlli documentali e sui collaudi. A facilitare la manovra ha contribuito anche la temporanea assenza dell’assise cittadina, all’epoca disciolta, che ha lasciato ampi margini di manovra nei corridoi del potere locale.

Nel ruolo di ingegnere dell’ingranaggio figura il funzionario comunale Michele Dell’Aira, responsabile unico del procedimento. Per lui la Procura configura una vera e propria tangente “a stipendio”: 200 euro a settimana, incassati con regolarità per cinque anni consecutivi, in cambio di una tacita e comoda cecità amministrativa. La decisione sulla misura cautelare nei confronti del tecnico resta sospesa in attesa dell’interrogatorio preventivo.

La talpa in divisa e il baratto delle preferenze

L’inchiesta varca poi i confini della burocrazia per addentrarsi nei territori dell’infedeltà istituzionale e del condizionamento elettorale. La figura chiave di questo versante è Salvatore Strazzulla, appuntato dei Carabinieri in servizio presso la sezione di polizia giudiziaria di Catania, per il quale si sono spalancate le porte del carcere.

Strazzulla viene descritto dagli inquirenti come il trait d’union perfetto tra il palazzo della politica e i dossier della famiglia di imprenditori Boscarino, che vede ben quattro componenti iscritti nel registro degli indagati. Oltre a riscuotere stipendi integrativi informali, il militare risponde della grave accusa di corruzione elettorale: avrebbe garantito e distribuito impieghi presso la Tekra, società all’epoca incaricata della gestione dei rifiuti in città, per blindare pacchetti di preferenze a sostegno della lista del sindaco nelle amministrative del 2023 e non solo.

Il 25 aprile 2025 Strazzulla, intercettato dalle cimici, avrebbe chiesto a un collaboratore ritenuto vicino all’amministrazione comunale se vi fosse la possibilità di ottenere ulteriori assunzioni: «Alla Tekra qualche altro posto esce? Per noi? O no?», aggiungendo: «Ci tiriamo cinquanta». Il 30 giugno, rivolgendosi a un altro interlocutore, il militare avrebbe esplicitato il presunto meccanismo di scambio in vista delle successive consultazioni elettorali: «Le prossime votazioni, se ti domando 50 voti, tu li esci? […] Naturalmente prima ti devi fare dare il posto alla Tekra». Un collegamento che troverebbe un ulteriore riscontro nelle parole pronunciate il 5 settembre dal padre di una persona assunta, il quale avrebbe ricordato: «Ho fatto di tutto per le elezioni per lui». Elementi che, secondo il gip, costituiscono gravi indizi in relazione all’ipotesi di corruzione elettorale.

A completare il quadro, la presunta rivelazione di notizie riservate: sfruttando il proprio ruolo, il carabiniere avrebbe rivelato agli indagati dettagli cruciali sulle indagini in corso.

Ombre sulla fascia tricolore e i colloqui intercettati

Mentre le cimici degli investigatori registravano frasi inequivocabili del tipo «La strada te l’ha spianata lui», i contracolpi dell’ordinanza arrivano a toccare i vertici del Comune. Pur senza formulare ancora contestazioni dirette a suo carico nel provvedimento, i magistrati dell’EPPO ipotizzano che ai piani alti vi fosse piena consapevolezza del “do ut des” tra concessione di cantieri e ritorno di consenso alle urne.

Ancora un’intercettazione avrebbe delineato i contorni opachi della vicenda che ricondurrebbe alla cupola del Vermexio: «Sapeva degli appalti in cambio di voti». Nell’ordinanza vengono citati i nomi del primo cittadino di Siracusa Francesco Italia, del sindaco di Ferla e presidente del Libero Consorzio Michelangelo Giansiracusa e del sindaco di Noto Corrado Figura, quali figure istituzionali con le quali gli indagati avrebbero cercato di far valere contatti e conoscenze.

La citazione dei loro profili nella ricostruzione degli investigatori non equivale a una contestazione di reato o di partecipazione all’associazione, e nessuno di loro figura, attualmente, tra i destinatari dei provvedimenti cautelari.

Le carte dell’inchiesta: il prelievo del 10% e i conti d’immobile

Tra i passaggi più trasparenti registrati dai microfoni ambientali spicca un dialogo del giorno di Natale del 2024. Strazzulla conversa con Giuseppe Boscarino sui nuovi orizzonti del gruppo e sul ruolo di regia che Conci Carbone avrebbe dovuto mantenere nel settore degli appalti.

Oltre all’idea di allargare il raggio d’azione fuori provincia, Boscarino esplicita senza troppi giri di parole la cresta destinata al sistema: «Giustamente c’è un gruppo dietro… dell’importo ci vuole il 10, il 12, l’8… quello che è, in base all’importo». Pronta la replica del militare per blindare il patto: «Nessuno sa niente… nessuno deve sapere niente».

Le microspie hanno fissato anche momenti di forte attrito tra la consigliera e gli imprenditori. Carbone si lamentava, risentita, per non aver ottenuto trattamenti di favore nei lavori eseguiti all’interno di un suo immobile privato, a fronte della mole di appalti pubblici veicolati verso l’impresa di famiglia. «Un milione! Luca forse tu non ci sei…un milione! No, no, ma quasi un milione è…», esclamava sfogandosi, per poi chiosare amara: «Io non ho avuto niente!». Frasi che per il gip confermano il legame a doppio filo tra le commissioni pubbliche e i tornaconti personali, a cui si aggiunge la dazione di 10 mila euro in contanti che l’accusa individua come cuore della tangente.

Non meno emblematiche le intercettazioni riguardanti i compensi destinati allo stesso Strazzulla. In una telefonata del 26 novembre 2024, parlando con la moglie a proposito della gestione di un terreno di Boscarino, il carabiniere rassicurava la famiglia: «Quello ci dà la settimana per farci la spesa, amore». Un mese più tardi, sollecitando il saldo di una tranche di liquidazione dal Comune, il militare istruiva l’interlocutore sul taglio della spoglia: «L’ultima tranche tagliala per come erano rimasti i rapporti…magari che sono 10.000 euro…tagliamola in cinque».

Le misure cautelari e la condanna morale al Vermexio

Alla luce del quadro probatorio, la gip Antonella Coniglio ha tracciato una netta distinzione tra le singole responsabilità, calibrando la gravità delle misure cautelari al ruolo svolto da ciascun indagato. Per l’appuntato Salvatore ‘Luca’ Strazzulla si sono così spalancate le porte del carcere, ritenuto dall’autorità giudiziaria l’unico presidio efficace per disinnescare la fitta rete di contatti del militare e sventare il pericolo di reiterazione del reato. Misura meno drastica, ma comunque restrittiva, per Concetta Carbone e Massimo Boscarino, destinatari degli arresti domiciliari con il divieto assoluto di interloquire con persone esterne al nucleo familiare convivente o ai rispettivi difensori.

Sul fronte imprenditoriale, infine, il giudice ha calato la scure del divieto temporaneo per un anno nei confronti di Giuseppe Boscarino, Tino Bugliarello e dei due Salvatore Boscarino, classe 1953 e 1979: per dodici mesi, a tutti loro sarà preclusa qualunque attività d’impresa che consenta di attingere o gestire fondi e contributi pubblici, siano essi d’origine nazionale o europea.

Mentre i faldoni dell’operazione “Nexus” continuano ad arricchirsi di dettagli e i primi interrogatori si preparano a scuotere ulteriormente gli ambienti cittadini, a Siracusa resta l’amaro in bocca per uno spaccato istituzionale svuotato di ogni etica. Tra le pareti di Palazzo Vermexio, l’eco delle intercettazioni continua a rimbombare come una condanna morale prima ancora che penale: quella di una politica che, anziché farsi scudo delle fragilità del territorio, ne ha barattato il futuro un cantiere alla volta.

La scossa principale di questo terremoto giudiziario è appena iniziata, e l’impressione è che le crepe siano destinate ad allargarsi molto oltre i confini del municipio.

di Anthony Maria Bianca 14 Ottobre 2026 | 14:23
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