Siracusa, la lumaca nell’isola che corre

di Giuseppe Bianca

Treni, aeroporti e infrastrutture: mentre la Sicilia programma il futuro, Siracusa continua a non credere abbastanza nelle proprie possibilità

C‘è una parola che racconta la condizione di Siracusa più di tutte: immobilità.

Non quella delle sue straordinarie testimonianze archeologiche, che appartengono alla storia del mondo. Ma quella di una politica che troppo spesso non ha il coraggio di guardare oltre l’emergenza e di credere nel proprio territorio.

Mentre il mondo corre, Siracusa rischia di procedere a passo lento. Una lumaca, in un’epoca in cui tutto viaggia alla velocità della luce.

La vicenda ferroviaria è solo l’ultimo esempio. Nessuno può opporsi all’ammodernamento della linea: Siracusa aspetta da decenni una ferrovia moderna, veloce e competitiva, e il bypass di Augusta è un’opera importante.

Il problema, dunque, non sono i lavori.

È capire quale posto occupi Siracusa nella strategia infrastrutturale siciliana.

Dal 1° ottobre al 31 gennaio la circolazione ferroviaria tra Bicocca e Siracusa sarà sospesa per consentire gli interventi programmati, con cancellazioni e sostituzioni con autobus. Le opere comprendono anche interventi funzionali al bypass ferroviario di Augusta e alla Variante Gornalunga.

Ma questo è solo il disagio immediato.

La questione vera riguarda il futuro.

Quali tempi di percorrenza avrà Siracusa? Quali investimenti sono previsti oltre il bypass? Quale velocità si vuole garantire al collegamento con Catania? E soprattutto: chi difende queste esigenze nei tavoli dove si decidono le grandi infrastrutture?

RFI indica nei propri programmi sia la prima fase della velocizzazione Catania-Siracusa, tra Bicocca e Augusta, sia il più ampio programma di ammodernamento e velocizzazione degli itinerari Palermo-Catania-Messina.

È proprio questa differenza di scala che dovrebbe alimentare il confronto politico sul futuro ferroviario di Siracusa.

FONTANAROSSA NON PUÒ ESSERE L’UNICA RISPOSTA

Siracusa dipende fortemente da Catania Fontanarossa. E quando l’attività dell’Etna provoca limitazioni o sospensioni allo scalo, la mobilità del territorio entra inevitabilmente in sofferenza.

Non è un’ipotesi teorica. L’attività vulcanica ha già provocato più episodi di limitazione e sospensione delle operazioni a Fontanarossa.

E allora la domanda dovrebbe essere semplice: perché Siracusa deve continuare a dipendere quasi esclusivamente da un’unica porta aeroportuale?

Comiso potrebbe rappresentare una seconda porta aerea, ma ha un problema enorme: i collegamenti.

Siracusa e Comiso distano circa 90 chilometri. In automobile le stime disponibili sono nell’ordine di un’ora e mezza, mentre con i collegamenti pubblici i tempi possono superare le due ore.

E allora quale alternativa rappresenta realmente Comiso per un territorio che deve poter contare su collegamenti aeroportuali rapidi?

Se un aeroporto alternativo diventa difficilmente raggiungibile senza automobile, il problema non è l’aeroporto.

È tutto ciò che manca intorno all’aeroporto.

Manca una connessione infrastrutturale capace di avvicinare realmente Siracusa a Comiso.

Manca una strategia che consideri ferrovia, viabilità e aeroporti come parti dello stesso progetto.

E qui basta guardare a ciò che accade in altre parti d’Italia.

Nel Nord-Est, in un’area territorialmente molto più articolata, convivono grandi aeroporti commerciali come Venezia, Verona e Treviso, ai quali si aggiungono Trieste e una rete di scali minori e di aviazione generale.

Più porte d’accesso significano più collegamenti, più possibilità di scelta, maggiore capacità di distribuire i flussi.

Non è soltanto una questione di quanti aeroporti esistano.

È la rete che li rende realmente utili ai territori.

E allora perché non progettare un collegamento rapido tra Siracusa e Comiso?

Perché parlare di alternative quando non si costruiscono le infrastrutture per renderle tali?

Questa non è una condizione inevitabile.

È una condizione infrastrutturale.

E le infrastrutture, quando c’è volontà politica, si progettano.

QUANDO SIRACUSA PROVÒ A COSTRUIRSI IL PROPRIO AEROPORTO

Qui la memoria deve tornare indietro di diciotto anni.

Nel 2008 Siracusa un progetto ce l’aveva.

Secondo le ricostruzioni disponibili, al piano per uno scalo in provincia lavorò Giuseppe Bianca, nominato dal sindaco Titti Bufardeci consulente a titolo gratuito per il progetto aeroportuale.

Da quella iniziativa nacquero gli studi di fattibilità e l’individuazione dell’area di contrada Monasteri, tra Cassibile e Floridia.

Il 23 febbraio 2008 fu costituita Aeroporti S.p.A. nello studio notarile Luisa Costanza, con la partecipazione del Comune e di soci privati. Il Comune aveva stanziato 50 mila euro per acquisire il 49 per cento della società destinata a seguire l’iter per la realizzazione dello scalo.

La questione arrivò anche sul piano istituzionale del Consiglio comunale, attraverso un’interrogazione del consigliere Francesco Zappalà.

Poi lo scalo non fu realizzato.

La società Aeroporti S.p.A. venne successivamente posta in liquidazione senza avere attuato la propria missione.

Ed è qui che la storia va ricostruita con attenzione.

Perché il progetto si fermò? Chi decise la liquidazione? Quali furono le motivazioni? Quali atti amministrativi e societari portarono a quella decisione?

Non servono accuse preventive né supposizioni.

Servono i documenti: delibere comunali, studi di fattibilità, verbali societari, atti notarili e documentazione della liquidazione.

Perché oggi, diciotto anni dopo, Siracusa discute ancora della propria dipendenza da Fontanarossa e della difficoltà di raggiungere Comiso.

Quanto tempo ha perso Siracusa?

A questa domanda dovranno rispondere gli atti, non le opinioni.

LA POLITICA DEVE CREDERE IN SIRACUSA

Non è mancata l’idea.

È mancata, almeno fino a oggi, la continuità della strategia.

La politica non può intervenire solo quando arriva il disagio, con un comunicato o un’interrogazione dopo la cancellazione di un treno o la sospensione di un volo.

Deve arrivare prima: quando si decidono gli investimenti, si stabiliscono le priorità, si progettano le infrastrutture dei prossimi venti o trent’anni.

La deputazione nazionale deve chiedere a RFI e al Governo quale sia la strategia ferroviaria per Siracusa: quali tempi di percorrenza, quali interventi oltre il bypass, quale futuro collegamento con Fontanarossa.

E deve aprire una discussione seria sul sistema aeroportuale: quale ruolo per Comiso, quali infrastrutture per renderlo accessibile, quale collegamento rapido con Siracusa.

Perché la responsabilità della politica non è soltanto lamentare il disagio.

È partecipare alle decisioni che determinano il futuro del territorio.

IL CORAGGIO DI DIFENDERE SIRACUSA

Difendere Siracusa non significa essere contro Catania, Palermo, Messina o Ragusa.

Significa avere la stessa determinazione nel chiedere ciò che serve alla propria provincia.

Significa non accontentarsi del bypass se serve una strategia più ampia sulla velocità ferroviaria.

Significa non considerare Fontanarossa l’unica porta aerea possibile.

Significa guardare a Comiso, studiare i collegamenti, progettare infrastrutture, costruire alternative.

Significa recuperare i progetti del passato, capire perché si sono fermati e imparare dagli errori.

E significa soprattutto smettere di pensare che per ottenere qualcosa da Palermo, da Roma o dalle grandi società infrastrutturali sia sufficiente aspettare.

Bisogna andare a chiederlo. Bisogna battersi. Bisogna avere una strategia.

I cittadini lo capiscono, e forse hanno la percezione più lucida del problema: Siracusa possiede risorse straordinarie, ma non sempre riesce a trasformarle in forza politica, economica e infrastrutturale.

Non manca il potenziale. Manca la capacità di farlo valere con continuità e di portare a termine ciò che si inizia.

Quando gli altri territori progettano il futuro, Siracusa non può limitarsi a lamentare il presente.

Quando si distribuiscono le grandi risorse, la politica siracusana deve essere al tavolo, con una strategia.

Perché difendere il proprio territorio non significa chiedere meno agli altri.

Significa chiedere finalmente di più per Siracusa.

Altrimenti continueremo a discutere di treni, autobus, Fontanarossa e Comiso senza mai rispondere alla domanda fondamentale:

CHE COSA VUOLE DIVENTARE SIRACUSA?

Perché il futuro non aspetta chi non ha il coraggio di chiederlo.

 

di Giuseppe Bianca 30 Settembre 2026 | 11:56
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