Il Comune di Melilli ha ritenuto opportuno intervenire per contestare l’immagine di un’Amministrazione inadempiente sulla pubblicazione delle informazioni relative ai beni confiscati alla criminalità organizzata. Una precisazione che il nostro giornale registra e alla quale è necessario rispondere riportando la discussione ai dati e alla fonte originaria della notizia.
L’articolo pubblicato dal nostro quotidiano non nasce infatti da una valutazione autonoma della redazione e non attribuisce al Comune di Melilli una responsabilità accertata dal nostro giornale. La notizia prende le mosse dalla quarta edizione del rapporto nazionale «RimanDATI», promosso da Libera insieme al Gruppo Abele, al Dipartimento di Cultura, Politica e Società dell’Università di Torino e con il contributo di Istat. Ed è proprio quel rapporto a inserire Melilli nell’elenco dei 50 Comuni siciliani indicati come ancora inadempienti rispetto alla pubblicazione dell’elenco dei beni confiscati loro affidati. Questo è il dato che abbiamo riportato.
Non è un’inchiesta del nostro giornale
È dunque importante non confondere i piani. Il nostro quotidiano ha dato conto di un monitoraggio nazionale realizzato da Libera, che in Sicilia ha preso in esame 208 Comuni destinatari di beni confiscati. Secondo il rapporto, 158 Comuni, pari al 76 per cento, avevano pubblicato sul proprio sito l’elenco dei beni, mentre 50 risultavano ancora inadempienti. Tra questi compare espressamente Melilli.
Il Comune oggi afferma che sul proprio portale istituzionale esiste una sezione dedicata ai beni confiscati e che la pagina risulta aggiornata al 7 luglio 2026.
È un’informazione che riteniamo doveroso pubblicare. Ma proprio perché il rapporto «RimanDATI» rappresenta una fotografia effettuata sulla base di una determinata rilevazione, la domanda giornalistica non può essere cancellata dalla semplice esistenza attuale di una pagina web.
La questione è anche la qualità delle informazioni
C’è infatti un altro elemento contenuto nel rapporto che merita attenzione. «RimanDATI» non si limita a contare quanti Comuni abbiano o non abbiano una pagina internet. Il monitoraggio prende in considerazione anche la qualità dei dati pubblicati, misurando accessibilità e comprensibilità delle informazioni. E proprio su questo terreno la Sicilia presenta ancora delle criticità: il ranking della trasparenza regionale si ferma al 49,50 per cento, al di sotto della media nazionale del 56 per cento.
Quindi la questione non è soltanto: «Esiste una pagina sul sito del Comune?»
La domanda più ampia è: le informazioni richieste dalla normativa sono facilmente individuabili, complete, aggiornate, comprensibili e realmente accessibili ai cittadini?
È su questo aspetto che il confronto tra il Comune di Melilli e il rapporto «RimanDATI» può e deve continuare.
I numeri raccontati da «RimanDATI»
Il quadro generale, peraltro, non è affatto quello di una Sicilia immobile. Il rapporto evidenzia un miglioramento significativo: la percentuale dei Comuni siciliani che pubblicano gli elenchi è cresciuta del 14 per cento rispetto alla prima ricognizione. A livello nazionale, su 1.174 Comuni destinatari di immobili confiscati, 938 – il 79,8 per cento – risultano adempienti.
Il dato sui 50 Comuni siciliani, dunque, non rappresenta un giudizio generalizzato sull’Isola, ma l’individuazione di quegli enti che, secondo la rilevazione, presentavano ancora criticità. Tra questi, il rapporto cita anche Melilli.
Un confronto che può essere utile
La replica del Comune, anziché essere ignorata, offre quindi un’opportunità per approfondire. Se la sezione indicata dall’Amministrazione era già disponibile e contiene tutte le informazioni previste dalla legge, sarà interessante capire per quale ragione il monitoraggio «RimanDATI» abbia collocato Melilli tra i 50 Comuni siciliani inadempienti.
Potrebbe trattarsi di una diversa datazione della rilevazione, di un successivo aggiornamento del portale, di modalità di pubblicazione non coincidenti con i criteri utilizzati dal rapporto o di una differente interpretazione dei requisiti di trasparenza. Sono tutte circostanze che meritano di essere chiarite attraverso documenti e dati, non attraverso contrapposizioni.
Il nostro giornale, pertanto, non ritira quanto pubblicato: ha riportato il risultato di un rapporto nazionale e il nome di Melilli presente nell’elenco dei Comuni indicati da Libera. Allo stesso tempo, diamo spazio alla posizione dell’Amministrazione comunale, che sostiene oggi di avere una sezione dedicata e aggiornata. La trasparenza, soprattutto quando si parla di beni sottratti alla criminalità organizzata, non può essere considerata una questione di parte.
Se il rapporto segnala una criticità, va verificata. Se il Comune dimostra che quella criticità è stata superata o che deriva da una rilevazione precedente, va raccontato. È esattamente questo il compito dell’informazione: mettere a confronto le fonti, verificare i dati e consentire ai cittadini di formarsi una propria opinione. E sui beni confiscati alla criminalità organizzata, più che sulle polemiche, devono parlare gli elenchi, gli aggiornamenti e i documenti ufficiali.
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