L'allarme di Gambuzza

Siracusa. Scempio sui beni del Comune: l’ex Casa del Pellegrino tra incuria, degrado ed emergenza sicurezza

di Redazione

Il PCI accende i riflettori sul patrimonio pubblico. Dopo il sopralluogo alla ex Casa del Pellegrino, la denuncia di una situazione «fuori controllo»: invocato l’intervento urgente di Prefettura, Comune e Santuario. Nel mirino sicurezza, ordine pubblico e igiene, ma anche il grave danno economico e d’immagine che il degrado dei beni comunali arreca all’intera città

A Siracusa torna a riemergere una delle questioni più scomode della gestione del patrimonio pubblico: quella dei beni comunali lasciati al degrado, progressivamente sottratti alla loro funzione originaria e, in alcuni casi, trasformati in luoghi che secondo le denunce politiche rappresentano un problema per la sicurezza e la vivibilità dei quartieri.

A puntare il dito è Vittorio Gambuzza, referente del PCI Siracusa, che pone al centro della sua denuncia soprattutto la ex Casa del Pellegrino, struttura di grandi dimensioni di proprietà del Comune di Siracusa e concessa, in comodato d’uso, al Santuario, da tempo al centro dell’attenzione per le condizioni di utilizzo e per le problematiche legate alla sicurezza dell’area.

«Beni comunali all’abbandono, devastati, depredati, umiliati e causa di rischi per la sicurezza, l’ordine pubblico e l’igiene sanitaria per residenti e passanti», sostiene Gambuzza, allargando il quadro anche ad altri immobili e spazi pubblici della città.

Nel mirino finiscono la struttura sportiva e il centro di aggregazione di via Lazio, intitolati a Giorgio Di Bari, i Parchi Robinson di Bosco Minniti e di via Algeri, la Casa della Madonna delle Grazie e, appunto, l’immensa struttura dell’ex Casa del Pellegrino.

Il sopralluogo e la richiesta alla Prefettura

La denuncia del PCI nasce anche da un’ispezione effettuata dopo le numerose sollecitazioni arrivate dai residenti. «Ieri pomeriggio abbiamo eseguito un sopralluogo nella ex Casa del Pellegrino constatando una situazione fuori controllo con grave rischio di sicurezza, ordine pubblico e igienico sanitario», afferma il referente del partito.

Di fronte a quella che viene descritta come una situazione di particolare criticità, il PCI riferisce di avere tentato di coinvolgere direttamente la Prefettura. Dopo i mancati riscontri alla richiesta di un confronto diretto, i vertici del partito dichiarano di avere successivamente inviato una PEC al Prefetto, al sindaco di Siracusa e al rettore del Santuario, chiedendo un sopralluogo urgente e un celere intervento.

La richiesta politica è dunque duplice: da una parte intervenire per riportare sicurezza, ordine e condizioni di vivibilità nell’area; dall’altra evitare che la questione abitativa venga affrontata attraverso una semplice rimozione del problema.

Aiutare chi ha bisogno, ma senza rinunciare alla sicurezza

È questo uno dei passaggi politicamente più delicati della posizione espressa dal PCI: la richiesta, precisano, non nasce dalla volontà di mettere in discussione il diritto all’assistenza abitativa delle persone in condizioni di bisogno. Il punto è un altro: garantire l’aiuto sociale senza trasformare strutture pubbliche in luoghi privi di controllo e senza scaricare sui residenti le conseguenze di una gestione che viene giudicata insufficiente.

«Chiediamo che si aiuti chi ha veramente bisogno di un alloggio ma allo stesso tempo chiediamo l’immediato ripristino della sicurezza, del decoro e la tutela dei beni comunali e del quieto vivere dei residenti», sottolinea Gambuzza.

Un’impostazione che prova quindi a tenere insieme due esigenze spesso presentate come contrapposte: il sostegno alle fasce più fragili e la necessità di garantire sicurezza e legalità negli spazi pubblici.

Un problema già arrivato sul tavolo della sicurezza

La questione della ex Casa del Pellegrino non sarebbe peraltro nuova alle istituzioni. «Alla ex Casa del Pellegrino la situazione nel passato è stata attenzionata dalla Prefettura e doveva essere inserita in un comitato di sicurezza e ordine pubblico», afferma Gambuzza.

Se il quadro descritto dal referente del PCI fosse confermato, il problema assumerebbe una dimensione che va oltre il semplice degrado urbano. Si tratterebbe infatti di capire perché una situazione già segnalata e ritenuta meritevole di attenzione sul piano della sicurezza non abbia prodotto, secondo la denuncia, una soluzione strutturale.

Ed è proprio su questo punto che si concentra la critica politica: non soltanto sull’emergenza visibile, ma sulla capacità delle istituzioni di prevenire il deterioramento dei beni pubblici prima che il danno diventi irreversibile.

Il patrimonio pubblico che perde valore

La denuncia allarga così il campo a una questione più generale: il destino di una parte del patrimonio comunale siracusano. Strutture sportive, centri di aggregazione, parchi e immobili pubblici, sarebbero accomunati da condizioni di abbandono e da episodi di devastazione e depredazione. Il risultato, nella valutazione di Grambuzza, sarebbe un duplice danno: sociale ed economico, che rasenterebbe il danno erariale.

Da una parte ci sono i residenti, chiamati a convivere con spazi pubblici degradati e con i rischi che, secondo la denuncia, ne deriverebbero sul piano della sicurezza e dell’igiene. Dall’altra c’è il patrimonio della collettività, che perde progressivamente valore e funzionalità.

E c’è anche un terzo elemento, meno tangibile ma non secondario: l’immagine della città. Una struttura pubblica inutilizzata, vandalizzata o sottratta alla sua funzione non rappresenta soltanto un costo di manutenzione. È anche il simbolo di una difficoltà amministrativa: quella di preservare, controllare e restituire alla comunità spazi che appartengono alla comunità stessa.

La richiesta: un intervento immediato

Il PCI chiede dunque un’accelerazione. Sopralluoghi, verifiche, ripristino delle condizioni di sicurezza e una strategia complessiva per impedire che altri beni comunali seguano lo stesso percorso.

La partita non riguarda soltanto la ex Casa del Pellegrino. È il rapporto tra amministrazione, patrimonio pubblico, politiche sociali e sicurezza urbana a essere chiamato in causa.

Il nodo politico è evidente: quanto può ancora permettersi una città di lasciare inutilizzati o degradare beni che potrebbero rappresentare risorse per la collettività? La risposta non può essere affidata soltanto alla gestione dell’emergenza. Perché quando un bene pubblico viene abbandonato, il degrado tende a produrre altro degrado: diminuisce il controllo, aumenta la vulnerabilità della struttura, crescono i costi necessari per recuperarla e, alla fine, diventa più difficile restituirla ai cittadini.

La denuncia del PCI mette quindi le istituzioni davanti a una richiesta precisa: intervenire prima che l’ennesima struttura pubblica diventi l’ennesimo capitolo di un patrimonio comunale che, invece di essere una risorsa per Siracusa, rischia di trasformarsi in un problema.

Ora la parola passa a Comune, Prefettura e alle altre istituzioni chiamate in causa. Saranno le verifiche e gli eventuali provvedimenti a stabilire quale sia l’effettiva entità delle criticità segnalate e, soprattutto, se esista finalmente una strategia per affrontarle.

04 Settembre 2026 | 14:42
© RIPRODUZIONE RISERVATA