Una nuova PET/TC per l’ospedale Umberto I di Siracusa è, senza dubbio, una buona notizia. Ma la vera domanda è un’altra, e riguarda il presente: che cosa devono fare, oggi, i pazienti che da parecchi mesi aspettano di sottoporsi all’esame?
È su questa contraddizione che il Gruppo di lavoro Sanità del PD, attraverso la segretaria provinciale Antonella Fucile e l’assistente sociale Maurizio Di Martino, concentra la propria critica all’ASP di Siracusa. Da una parte l’annuncio di un investimento destinato a rafforzare la diagnostica dell’Umberto I; dall’altra una lista di cittadini che si sarebbe ulteriormente appesantita dopo il guasto della PET attualmente in dotazione alla Medicina Nucleare.
Il problema è tutto racchiuso nella distanza tra il futuro promesso dall’Azienda sanitaria e l’urgenza del presente. Agli inizi di luglio, riferiscono i dem, agli utenti già prenotati sarebbe stato comunicato che la PET era guasta e che gli esami sarebbero stati rinviati a data da destinarsi. Da allora, per numerosi pazienti, l’incertezza sarebbe rimasta senza una risposta definitiva.
L’annuncio del 2 settembre relativo all’acquisto della nuova apparecchiatura indica un’attivazione prevista entro dicembre 2026. Una prospettiva che il PD giudica positiva sul piano degli investimenti, ma insufficiente sul piano dell’assistenza immediata.
Dietro ogni prenotazione c’è una persona malata
Il punto politico sollevato è anche e soprattutto sanitario. La PET/TC, ricordano Fucile e Di Martino, non è una prestazione ordinaria: rappresenta uno strumento fondamentale nel percorso diagnostico e terapeutico di numerosi pazienti oncologici.
Dietro una prenotazione rinviata, dunque, non ci sarebbe semplicemente un numero destinato a crescere in una statistica sulle liste d’attesa. Ci sarebbe una persona che aspetta una diagnosi, una stadiazione della malattia, una verifica sull’efficacia di una terapia o una decisione relativa al proprio percorso di cura.
È proprio su questo terreno che la critica del PD assume un peso politico più ampio. Una tecnologia sanitaria può essere acquistata, ma il diritto alla salute deve essere garantito anche nel periodo necessario perché quella tecnologia diventi operativa.
Da qui la richiesta all’ASP di Siracusa di fornire dati e risposte precise. Il PD chiede di conoscere quanti siano gli utenti ai quali l’esame è stato rinviato a partire da luglio, quanti siano ancora in attesa e quali date siano state assegnate o verranno assegnate. Chiede inoltre di sapere quante prestazioni siano state garantite attraverso la convenzione con l’Azienda ospedaliera Cannizzaro di Catania, quante altre siano previste e quali misure straordinarie siano state adottate per recuperare l’arretrato.
Ma soprattutto pone una domanda molto concreta: che cosa deve fare un cittadino che oggi chiama per avere informazioni e non riceve una risposta certa?
La contraddizione delle liste d’attesa
È qui che emerge la principale criticità della comunicazione dell’Azienda sanitaria. Se la nuova PET viene presentata come uno strumento per aumentare la capacità diagnostica e ridurre i tempi di attesa, osservano Fucile e Di Martino, occorre spiegare innanzitutto come verrà affrontata la lista che si è formata nel frattempo.
Perché la questione non riguarda soltanto il numero delle apparecchiature disponibili. Riguarda la capacità del sistema di garantire continuità assistenziale durante una fase di transizione.
Il rischio denunciato dal PD è quello di una sanità raccontata attraverso gli investimenti e gli annunci, mentre dall’altra parte dello sportello il cittadino continua a confrontarsi con rinvii, telefonate senza risposte e tempi incerti.
«Non è sufficiente dire che entro dicembre arriverà una nuova PET – è in sostanza il ragionamento del gruppo di lavoro – Dicembre è fra pochi mesi. La malattia, invece, non aspetta dicembre». Una frase che sintetizza il senso politico dell’intervento: l’investimento futuro non può diventare la giustificazione per l’inefficienza del presente.
Il rischio della mobilità sanitaria
C’è poi un’altra questione, particolarmente delicata per un territorio come quello siracusano: la mobilità sanitaria. Se le prestazioni non vengono garantite nei tempi necessari, il paziente può essere costretto a spostarsi fuori provincia. E questo significa viaggi, costi, organizzazione familiare e ulteriori difficoltà, soprattutto quando la persona che deve sottoporsi all’esame è già alle prese con una patologia grave.
Il PD richiama quindi lo stesso obiettivo dichiarato dall’ASP di contrastare la mobilità sanitaria passiva e rendere possibile la cura vicino casa. Ma, osservano Fucile e Di Martino, «curarsi vicino casa» non può significare soltanto avere una struttura sul territorio. Significa poter ottenere la prestazione nei tempi appropriati, con informazioni chiare e senza essere lasciati per mesi in una condizione di incertezza. È questa la distanza tra il principio enunciato e la sua applicazione concreta.
Il confronto con il commissario Iraci
La polemica sulla PET si inserisce, inoltre, in un confronto politico più ampio che il Partito Democratico sostiene di avere chiesto da mesi. Dal 5 giugno, il segretario provinciale del PD Piergiorgio Gerratana e il gruppo di lavoro coordinato da Antonella Fucile chiedono un incontro con il commissario straordinario dell’ASP di Siracusa, Gioacchino Iraci, per affrontare diverse questioni relative alla sanità provinciale.
Secondo i Dem, a oggi quel confronto non sarebbe ancora avvenuto. Ed è proprio questo il secondo fronte sul quale si alza il livello dello scontro. Non una richiesta di una semplice interlocuzione politica, spiegano Fucile e Di Martino, ma la volontà di discutere dei problemi segnalati quotidianamente da cittadini e operatori sanitari.
La critica, dunque, non riguarda soltanto la gestione della PET. Riguarda un metodo di governo della sanità territoriale nel quale la comunicazione degli obiettivi rischia di precedere la soluzione dei problemi concreti. Il PD chiede quindi al commissario Iraci un confronto pubblico e trasparente.
Una nuova apparecchiatura non è ancora un esame
Il messaggio finale è volutamente netto: l’acquisto della nuova PET viene riconosciuto come un fatto positivo. Ma, sostengono Fucile e Di Martino, non può cancellare i mesi di attesa accumulati dai pazienti né può rappresentare una risposta sufficiente per chi ha bisogno dell’esame adesso.
La questione, in fondo, è tutta nella differenza tra potenzialità e prestazione: una macchina acquistata non equivale a un esame effettuato; un investimento annunciato non coincide con un servizio già disponibile; una promessa per il futuro non risolve automaticamente un problema che esiste oggi.
È una critica che investe anche il linguaggio con cui viene raccontata la sanità pubblica: inaugurazioni, apparecchiature, programmi e obiettivi hanno valore soltanto se riescono a tradursi in tempi di attesa sostenibili e risposte concrete.
Perché per un paziente oncologico la lista d’attesa non è una voce amministrativa. È tempo. Ed è proprio da qui che il PD conclude la propria denuncia: il diritto alla salute non può essere messo in lista d’attesa.
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