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CronacaSiracusa. Il caso Auteri all’Ars, quando il contributo diventa terreno di scontro politico
Siracusa. Il caso Auteri all’Ars, quando il contributo diventa terreno di scontro politico
di Redazione
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È impossibile parlare oggi di finanziamenti regionali allo spettacolo senza richiamare il caso Carlo Auteri, che ha trasformato la discussione sui contributi alla cultura in una delle vicende politiche più controverse degli ultimi anni
Al centro della vicenda ci sono i finanziamenti regionali destinati ad associazioni riconducibili, secondo le contestazioni sollevate, alla cerchia familiare del deputato regionale. In particolare, l’attenzione si è concentrata su Progetto Teatrando, associazione con sede a Sortino, presso l’abitazione della madre di Auteri. Secondo i dati riportati dalla stampa, l’associazione avrebbe ricevuto oltre 400 mila euro attraverso diversi mandati di pagamento dal 2021 al 2026, con un contributo di 100 mila euro tra quelli più recenti.
La vicenda è arrivata anche all’Assemblea regionale siciliana. Un’interrogazione parlamentare ha chiesto chiarimenti proprio sullo stanziamento di 100 mila euro previsto per Progetto Teatrando nell’ambito degli interventi per la promozione turistica e culturale. Gli atti dell’Ars ricostruiscono il passaggio legislativo e indicano che la disposizione è confluita nell’articolo 23 della legge regionale n. 25 del 2023.
Auteri ha sempre respinto l’idea di irregolarità, sostenendo chele procedure fossero lecite e rispettose delle norme e ricordando che i finanziamenti riguardavano anche il periodo della pandemia. Ha inoltre rivendicato la possibilità, riconosciuta ai deputati, di indicare destinazioni nell’ambito degli interventi finanziari approvati dall’Assemblea.
Ma è proprio qui che si apre la questione politica più ampia. Se esistono i bandi, con criteri, requisiti, graduatorie e valutazioni, perché continuare a utilizzare anche strumenti di finanziamento diretto inseriti nelle leggi finanziarie?
Il caso Auteri ha reso questa domanda ancora più evidente, trasformando quello che potrebbe sembrare un semplice problema amministrativo in una questione di opportunità politica, trasparenza e parità di trattamento tra gli operatori dello spettacolo. E oggi il tema torna d’attualità proprio mentre la Regione ripropone il Furs attraverso un nuovo avviso pubblico.
Il secondo da sinistra: Carlo Auteri insieme a Totò Cuffaro a dx
La contraddizione, almeno sul piano politico, è difficile da ignorare: agli operatori si chiede di partecipare ai bandi, rispettare scadenze, presentare progetti, attendere graduatorie e rendicontare ogni euro; contemporaneamente, il sistema regionale continua a conoscere forme di finanziamento che passano dalla legge finanziaria e dalla scelta politica.
È questa la distanza tra “bandi” e “mance” che il titolo dell’articolo mette provocatoriamente a confronto.
E il caso Auteri, al di là delle responsabilità che dovranno essere eventualmente accertate nelle sedi competenti, è diventato il simbolo di questa domanda: la Regione vuole finanziare lo spettacolo sulla base di regole uguali per tutti o continuare a lasciare spazio alla discrezionalità politica?
Va inoltre ricordato che sulla vicenda sono in corso accertamenti giudiziari: la Procura di Palermo ha chiesto nell’agosto 2026 una proroga di sei mesi delle indagini relative alle contestazioni sulle minacce denunciate da Ismaele La Vardera, mentre sulla questione dei finanziamenti è stata riferita anche l’apertura di un’inchiesta della Procura di Siracusa.
Il punto, dunque, non è stabilire oggi se quei contributi siano stati legittimi o illegittimi: questo spetta agli organi competenti. Il punto giornalistico e politico è capire se il sistema dei finanziamenti alla cultura siciliana garantisca davvero le stesse opportunità a tutti.
E questa è una domanda alla quale, dopo il caso Auteri, la Regione non può più rispondere soltanto con un nuovo bando.