Siracusa. Morto a 88 anni Gaetano Tranchino: la città perde il suo artista più visionario

di Redazione

Pittore, incisore e scenografo, aveva scelto Ortigia come casa e come osservatorio privilegiato. Nelle sue opere il viaggio, la memoria e l’identità della Sicilia diventavano materia pittorica. Sciascia lo seguì per oltre vent’anni, Scianna ne fu amico e interprete

Ci sono artisti che raccontano una città e altri che, quasi senza accorgersene, finiscono per diventarne parte. Gaetano Tranchino apparteneva alla seconda categoria. La sua Siracusa non era soltanto il luogo in cui era nato e aveva scelto di vivere: era una presenza costante, un punto di partenza, una memoria dalla quale osservare il resto del mondo.

Tranchino è morto a 88 anni. Nato a Ortigia il 22 gennaio 1938, aveva attraversato più di mezzo secolo di arte contemporanea mantenendo una singolare fedeltà alla propria terra. Le mostre lo portarono lontano, in Italia e all’estero, ma furono parentesi di viaggio. Il centro della sua vita rimase Siracusa, con i suoi colori, la sua storia, le sue contraddizioni e quella dimensione mediterranea che nelle sue opere assumeva forme sempre nuove.

Pittore, incisore e scenografo, aveva studiato nelle Accademie di Belle Arti di Roma e Milano. Nel 1964 arrivò la prima personale alla Galleria Toninelli di Milano, con la presentazione di Franco Russoli. Era l’inizio di un percorso destinato a svilupparsi senza inseguire una formula definitiva.

Tranchino cambiava soggetti, simboli e prospettive, ma non perdeva mai la propria voce. Negli anni Ottanta furono le navi e le fregate a conquistare le sue tele. Immagini che sembravano contenere il movimento delle partenze e il peso degli addii, richiamando la vicenda dell’emigrazione meridionale e di intere generazioni costrette a lasciare la propria terra.

Poi il viaggio cambiò direzione. Negli anni Novanta comparve l’uomo-Ulisse, con il libro stretto tra le mani. Non più soltanto il viaggiatore che attraversa il mare, ma una figura sospesa davanti alle grandi domande dell’esistenza. Il mito diventava così uno strumento per interrogare l’uomo, la conoscenza, il tempo, l’essere.

È in questo continuo spostamento tra realtà e simbolo che si trova una delle chiavi della pittura di Tranchino.

Quando Sciascia entrò nel suo studio

Poche amicizie hanno accompagnato così a lungo la vicenda artistica di Tranchino come quella con Leonardo Sciascia. Per oltre un ventennio lo scrittore seguì il suo lavoro con attenzione e curiosità. Entrava nel suo studio siracusano, osservava i dipinti, presentava le sue esposizioni e tornava a scriverne. Nel 1986 dedicò al pittore anche un articolo sulla stampa nazionale.

Sciascia comprese che dietro quelle tele c’era un artista poco interessato alle regole della notorietà. Tranchino non sembrava avere fretta di arrivare da qualche parte. Dipingeva perché quella era la sua dimensione naturale, il suo modo di stare al mondo.

Nel definirlo, Sciascia ricorse a Stendhal e Savinio, tratteggiando il ritratto di un artista che viveva la pittura con piacere, quasi fosse una condizione di libertà permanente. Un giudizio che dice molto più di una semplice definizione critica: racconta un uomo che non aveva bisogno di rincorrere il successo per dare un senso alla propria ricerca.

L’amicizia con Scianna

Anche Ferdinando Scianna occupa un posto speciale nella storia di Tranchino. Fotografo di fama internazionale e suo amico, ne aveva intuito immediatamente la qualità artistica e umana.

Le visite nello studio erano occasioni di confronto, ma anche semplicemente momenti di amicizia: stare davanti a un quadro appena finito, guardarlo insieme, parlarne. Una consuetudine apparentemente semplice, diventata nel tempo parte di una relazione profonda.

Scianna firmò inoltre i testi critici delle mostre di Tranchino del 1989 e del 2004, accompagnando con la parola alcuni passaggi importanti della sua carriera.

Una perdita per l’intero mondo dell’arte

La scomparsa di Tranchino lascia oggi un vuoto che Siracusa avverte come proprio, ma che supera i confini della città.

Il sindaco Francesco Italia ha espresso il cordoglio personale e dell’amministrazione alla famiglia dell’artista, sottolineando il valore di una figura che, pur senza inseguire la fama, è riuscita a portare il nome e l’immaginario di Siracusa molto lontano.

Nel ricordo del primo cittadino, Tranchino appartiene a quella particolare comunità culturale siciliana capace di interrogare la propria terra attraverso linguaggi differenti. Una costellazione nella quale trovano posto, insieme a lui, personalità come Sciascia, Scianna, Vincenzo Consolo e Gesualdo Bufalino.

Artisti e intellettuali diversi, ma accomunati dalla stessa necessità: capire la Sicilia senza smettere di metterla in discussione.

Tranchino lo ha fatto con la pittura. Ha dipinto il mare, ma soprattutto ciò che il mare rappresenta. Ha dipinto le navi, ma dentro quelle navi c’erano partenze e ritorni. Ha dipinto Ulisse, ma dietro quell’uomo c’era la domanda più antica: dove stiamo andando?

E mentre il mondo dell’arte cambiava, lui continuava a guardarlo dalla sua Ortigia. Siracusa era il suo punto fermo. La pittura, il suo modo di partire.

03 Settembre 2026 | 19:54
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