Un episodio di violenza maturato nel cuore del quartiere Librino e, secondo gli investigatori, scaturito da una banale vicenda legata a 40 euro. È questo lo scenario che ha portato la Polizia di Stato di Catania ad eseguire un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo di 52 anni, destinatario del provvedimento emesso dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale etneo su richiesta della Procura Distrettuale della Repubblica.
L’operazione è stata eseguita il 9 luglio scorso e rappresenta l’epilogo di una complessa attività investigativa avviata dopo il ferimento di un uomo, raggiunto da colpi d’arma da fuoco nel pomeriggio dell’11 marzo 2026 in viale Bummacaro, una delle principali arterie del quartiere Librino.
Secondo l’ipotesi accusatoria, condivisa dal Gip nella fase cautelare, l’indagato – nei cui confronti vale il principio della presunzione di innocenza fino ad eventuale condanna definitiva – sarebbe gravemente indiziato dei reati di detenzione e porto illegale di arma comune da sparo in luogo pubblico, oltre che di lesioni personali aggravate dall’utilizzo dell’arma da fuoco e dalla premeditazione.
Le indagini sono state coordinate dalla Procura Distrettuale di Catania e condotte dagli investigatori della Squadra Mobile, in particolare dagli agenti della III Sezione Investigativa specializzata nei reati contro la persona, nei delitti sessuali e in quelli commessi ai danni di minori. Gli accertamenti hanno fatto ricorso sia alle tradizionali attività investigative sia a strumenti tecnici, consentendo di ricostruire progressivamente la dinamica dell’accaduto.

Il caso prese avvio quando, intorno alle 19.10 dell’11 marzo, un uomo si presentò al Pronto Soccorso dell’ospedale “San Marco” con una ferita lacero-contusa alla testa e due lesioni da arma da fuoco all’arto inferiore sinistro. I medici gli diagnosticarono ferite giudicate guaribili in circa venti giorni.
Parallelamente all’assistenza sanitaria, sul luogo dell’aggressione intervennero gli specialisti della Polizia Scientifica della Sicilia Orientale, che effettuarono un accurato sopralluogo. Durante gli accertamenti venne individuato e sequestrato un bossolo esploso calibro 380 Auto, elemento che avrebbe rappresentato uno dei primi riscontri oggettivi dell’azione investigativa.
Le prime fasi dell’inchiesta si rivelarono tuttavia particolarmente difficili. Gli investigatori si sarebbero infatti scontrati con un atteggiamento di sostanziale omertà da parte della vittima, che nell’immediatezza non avrebbe fornito elementi utili per identificare l’autore del ferimento, rallentando così l’attività investigativa.
Solo grazie al lavoro svolto nei mesi successivi, attraverso intercettazioni, approfondimenti tecnici e le testimonianze raccolte, gli investigatori sono riusciti a delineare un quadro indiziario ritenuto sufficientemente solido da consentire l’identificazione del presunto responsabile.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, all’origine dell’aggressione vi sarebbe stata la volontà di impartire una sorta di “punizione esemplare” alla vittima. Il movente sarebbe riconducibile all’appropriazione di una somma di appena 40 euro che il ferito avrebbe ricevuto per svolgere un incarico mai portato a termine. Una vicenda di modestissimo valore economico che, sempre secondo la ricostruzione investigativa, sarebbe degenerata fino all’utilizzo di un’arma da fuoco.
Gli elementi raccolti nel corso delle indagini sono stati quindi sottoposti all’attenzione dell’autorità giudiziaria, che ha ritenuto sussistenti i presupposti per l’applicazione della misura cautelare in carcere nei confronti dell’indagato.
L’inchiesta rappresenta un ulteriore intervento della Procura Distrettuale e della Squadra Mobile nel contrasto ai fenomeni di criminalità e violenza armata nel quartiere Librino, dove episodi di regolamenti di conti e intimidazioni continuano a richiedere un costante impegno investigativo.
Resta fermo che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che le contestazioni formulate dovranno essere sottoposte al vaglio del processo, nel pieno rispetto delle garanzie difensive e del principio di presunzione di innocenza previsto dall’ordinamento.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

