Un sindaco che scodinzola elettrizzato tra i movimenti a lui più confacenti per raccogliere consensi elettorali, si sente leader.
Il sindaco multicolor per due mandati, per fortuna per la collettività. Programmi oggi di moda, come eco-sostenibili, tipo sinistra radical chic, formidabili, pret a porter autunno/inverno salta fuori ovunque. Chi lo ha eletto? E gli paga lo stipendio rimane attonito, cornuto e mazziato, con il sindaco Italia che percepisce oltre 11.500 euro al mese.
Difficilmente Siracusa potrà liberarsene nei prossimi anni in quanto per le prossime amministrative se ne parlerà a giugno del 2028. Campa cavallo che l’erba cresce, ma questo cavallo avrà fieno amaro da fargli scoppiare tutto il resto. Ma ahimè come mezzo d’informazione siamo soli nel denunciare la mala amministrazione.
Se poi consideriamo i mesi estivi, sono vuoti a perdere, poiché rallentano tutti i settori produttivi, rimane solo rifugiarsi nella fede divina e nella divina provvidenza che le cose possono cambiare in meglio, come per volgere lo sguardo a quest’ultimo mandato elettorale dell’amministrazione Italia, che al più presto si andasse a votare anche anticipatamente, sfiduciando l’oppressore e il distruttore di Siracusa, per dichiarare lo stato di Siracusa libero dagli oppressori politici, radical chic, edulcorati; dal degrado e disagio sociale.
Il rischio è che costui possa trovare rifugio il qualche partito nell’ambito delle ‘nazionali’ e/o regionali che si svolgerebbero nelle previsioni, nel 2027.
Il sedicente sindaco uscente (militante in un fantomatico movimento fantasma denominato Azione) prenderebbe altri lidi per sparire definitamente lui con la sua bicicletta ‘elettorale’ che tanto danno hanno procurato alle vie della città; almeno dalle vie di questa città malsana che come dice Giufà ‘una ne pensa e cento dice ne fa’. Basta con l’ignoranza.
E i siracusani pronti a dare incarico ad un esorcista di cacciare i diavoli da palazzo Vermexio.
Ripulitura e tinteggiatura dei muri, pulizia di sanificazione e disinfettazione generale di tutti i locali inclusi i mobili fuori dal Comune di Siracusa in piazza Duomo per una rinfrescata generale. Fuori tutto, si comincia a ricostruire Siracusa. E’ Rivoluzione Culturale, piaccia o no.
‘Il deserto nella città’, questo titolo è tratto dall’intuizione interiore di chi scrive, di chi analizza e scrive tutti giorni la vita quotidiana di Siracusa costituita da tanti centri disuniti chiamati periferie, definita città. Una disamina nella speranza di ritrovare nella condizione spesso arida delle nostre giornate le giuste condizioni di pianificazione per lo sviluppo, che parla nel silenzio e nel vuoto della città, cercando di accedere all’intimità dei nostri cuori, nei nostri sentimenti di Siracusani liberi di esprimere i nostri giudizi e di impreziosire il nostro bene che è la città.
L’espressione ha assunto anche il senso della ricerca assidua di idee e soluzioni, ma ahimè noi non siamo politici, burocrati e vediamo la realtà in un aspetto diametralmente opposto, una realtà prospettica, pratica, lineare pregnante di dialogo propositivo e costruttivo ma anche all’ascolto per migliorare il tessuto urbano. La città descritta è all’abbandono ed è sotto gli occhi di tutti.
Le ultime opere pubbliche sono state più che un disastro: l’auspicato riqualificato rione di via Tisia e dintorni è stato un fallimento così come piazza Euripide una desolazione unitamente via Agatocle. Troppa vergogna.
Chi risarcirà la città da tali nefandezze. Occorrerebbe mettere in atto la ‘legge del taglione’: chi guasta paga, non solo privandolo del consenso elettorale (il minimo) ma anche e soprattutto nell’aspetto economico di risarcimento del danno causato alla città.
Tanti cittadini delle periferie, bistrattati da una politica Siracusana incapace, si sentono abbandonati al loro destino. Senza trasporti e senza servizi. C’è una domanda di fondo che riguarda i siracusani, ma anche gli altri cittadini della provincia che guardano il loro capoluogo: che succede a Siracusa?
Sono diverse le aree periferiche di Siracusa, disseminate perlopiù in assenza di un Piano regolatore del passato elusivo, zone d’ombra, abusive di incolpevoli cittadini, in cui periodicamente accendono i riflettori delle proteste.
Le frazioni abbandonate di Belvedere e Cassibile; i rioni: Villaggio Miano; Tivoli; Mazzarrona; Bosco Minniti; Grottasanta; Tremmilia; Pizzuta; Targia; area santa Panagia; Borgata (dichiarata centro storico per penalizzare i cittadini) per quali progetti di recupero?; area via Elorina; contrada Isola; area Terrauzza-Plemmirio; Fanusa; Arenella; area Asparano-Ognina; area Fontane Bianche e così via… è un massacro del territorio e un disagio per la popolazione.
Siracusa è un capoluogo formato da tanti nuclei urbani satellitari disuniti tra loro è sono senza servizi, senza marciapiedi e nuove strade, inoltre con le acque piovane si trovano immerse nelle paludi, senza illuminazione pubblica, senza trasporti, senza… un disastro per giunta disorganizzato.
Vivere in periferia è un inferno, un incubo raggiungere il centro. Senza strade e/o circonvallazioni che possono collegare agevolmente il capoluogo centro anch’esso disastrato con strutture e servizi fatiscenti da dopoguerra. Però l’Amministrazione comunale ha incassato, piacevolmente, denaro dai proprietari per opere di urbanizzazione ed una infinità di condoni edilizi senza investire nulla sul territorio.
Oggi tanti cittadini della periferia si sentono abbandonati. C’è risentimento. Nel vuoto s’insinuano reti criminali.
Ma perché la città col «monocolo politico» e presunto perbenismo, che vive tra quartieri residenziali e dimore principesche vuole i cittadini ghetto, che vivono nell’ombra, quando ha bisogno di ammirarsi allo specchio?
Le persone perbene soffrono nelle periferie e non solo loro. Occorre un progetto di inclusione sociale, di ricucire, collegare, portare al bene, senza chiudere la porta in faccia all’ascolto.
Il capoluogo siracusano pieno di incognite e di frontiere-periferie. I cittadini sognano, per i loro figli, il meglio, un’esistenza diversa meno sacrifici. E li vorrebbero magari, accademici. Ma sanno che il cosiddetto ascensore sociale è bloccato ai piani alti di una politica becera senza distinzione di colore.
Ecco perché occorre arrabbiarsi contro questa ingiustizia sociale, contro una classe politica che vuole cloroformizzare il popolo, quando si parla in un certo modo delle periferie.
La gente siracusana vuole il cambiamento, vuole una Rivoluzione culturale. Tutti chiedono, davvero e disperatamente un cambiamento, e di essere sottratti al meccanismo perverso della povertà delle periferie. Ma è necessario, ancora una volta, essere chiari.
I Siracusani con le lacrime agli occhi, hanno capito, finalmente, di fare una Rivoluzione culturale, cacciando sfiduciando un uomo inconcludente, inesistente. Un vuoto a perdere,
Basta. A tutto c’è un limite e questo è stato superato abbondantemente per benevolenza (!?!). Basta. Ora, Basta!
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