Italia Nostra insorge: basta!

Siracusa. L’Annunciazione di Antonello va di nuovo in trasferta

di Salvatore Maiorca

Si ripropone il problema del cosiddetto turismo dei beni culturali.

L’Annunciazione di Antonello da Messina va di nuovo in trasferta: dalla Galleria Regionale di Palazzo Bellomo di Siracusa alla mostra di Palermo. Italia Nostra insorge. E la presidente della sezione di Siracusa, professoressa Lucia Acerra, scrive all’assessore regionale dei Beni culturali, professor Sebastiano Tusa, chiedendo almeno adeguate garanzie.

Ecco la lettera della professoressa Acerra all’assessore Tusa.

“Da notizie di stampa apprendiamo la decisione di trasferire la tela di Antonello a Palermo in occasione della mostra organizzata; date le delicate condizioni del dipinto, ci saremmo augurati che tale operazione si evitasse ricordando le raccomandazioni avute dagli esperti dell’Istituto del Restauro dopo l’ultimo delicatissimo intervento. Ma così non è stato e allora Le chiediamo espressamente che almeno l’operazione di trasferimento venga supportata dal parere positivo dei tecnici dell’Istituto del Restauro che, conoscendo le reali condizioni dell’opera, possano formulare un giudizio rispondente alle norme di salvaguardia dell’importante opera il cui spostamento era già stato negato in una precedente occasione.

“Fidando nella sua attenta opera di tutela e salvaguardia del nostro patrimonio artistico e culturale, La ringrazio per l’attenzione prestata e porgo distinti saluti”.

Ed ecco riproporsi l’annosa questione: il cosiddetto turismo dei beni culturali. Questione che si fa ancora più spinosa in presenza di un’opera così delicata qual è l’Annunciazione di Antonello, nata per la chiesa dell’Annunziata di Palazzolo e attualmente custodita ed esposta nella Galleria regionale di Palazzo Bellomo a Siracusa.

Una delle principali attrazioni artistiche di Palazzolo era proprio l’Annunciazione di Antonello da Messina, che si trovava nella chiesa dell’Annunziata e oggi si può ammirare nella Galleria regionale di Palazzo Bellomo a Siracusa.

L’Annunciazione è un dipinto in olio su tavola (180×180 cm), successivamente trasferito su tela, che Antonello da Messina realizzò nel 1474 per la chiesa di Santa Maria Annunziata su commissione del sacerdote Giuliano Maniuni di Palazzolo.

Il contratto per la realizzazione dell’opera venne firmato nell’agosto del 1474 fra Antonello e don Maniuni. Qualche tempo dopo si persero le tracce del dipinto, finché esso venne ritrovato nel 1897 da Enrico Mauceri, incaricato dal Museo archeologico di Siracusa di compilare un catalogo delle opere d’arte della provincia.

Il quadro è in uno stato di conservazione mediocre, per via delle numerose lacune, malamente riempite, di colori scrostati. Fortunatamente queste lacune non riguardano alcuni dei tratti più belli del dipinto, come i volti di Maria e dell’Angelo e i paesaggi.

Nel 1940 l’Annunciazione fu trasferita nel museo di Palazzo Bellomo. Il restauro fu affidato a Luigi Cavenaghi, il quale diresse il complicato intervento avvalendosi di tecnici specializzati per le operazioni manuali sul supporto ed eseguendo personalmente gl’interventi sulla pellicola pittorica: la pulitura e la reintegrazione.

In quella occasione il dipinto venne “trasportato” dalla tavola su tela per attenuare i rischi di integrità provocati dalla rigidità della tavola. Il trasferimento venne eseguito dai fratelli Giuseppe e Francesco Annoni, collaboratori del Cavenaghi, e venne completato nel 1914.

Una esposizione antologica su Antonello è stata allestita nel 2006 alle Scuderie del Quirinale. Dopo quella mostra l’opera è stata affidata all’Istituto superiore per la conservazione ed il restauro di Roma, che ha eseguito un lungo e paziente lavoro di reintegro delle lacune.

Il restauro è stato oggetto di una mostra a Siracusa nel 2009.

Nella mostra venivano presentate le tecniche ma non l’opera restaurata, che è stata poi reinserita, alla fine di quell’anno, nel percorso espositivo dell’appena riaperto

L’Annunciazione di Antonello è dunque un’opera delicatissima e fragilissima, che ha attraversato delicate vicissitudini.

Un po’ di saggezza e un po’ di comune buon senso imporrebbero di lasciarla dov’è. Semmai organizzando, attorno ad essa, degli eventi per promuoverne la visita di ammiratori da tutto il mondo. Qui. A Siracusa. Anziché cedere questa promozione a Palermo. Con tutti i rischi che ne conseguono per l’opera.  E però, come diceva la buon’anima di Alessandro Manzoni, Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto per paura del senso comune. ALESSANDRO MANZONI (1785-1873)  Promessi Sposi, Capitolo XXXII

Parafrasi per la Siracusa d’oggi: la ragione c’è; ma se ne sta nascosta per non turbare gli affari del potere.

di Salvatore Maiorca 24 Novembre 2018 | 09:11
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