La Statistica medica è una materia del primo anno di medicina, a dire il vero, non molto amata dagli studenti, che, però, oggigiorno è diventata una disciplina che si occupa della elaborazione dei dati, oltre che delle loro variabili, e che organizza la programmazione sanitaria, facendo uso di campioni utili per definire fenomeni che riguardano anche i virus.
A suo modo, ha carattere scientifico, ma non ha il potere di curare, essendo, il suo compito principale, quello di assemblare dati. Al massimo, offre una maniera per interpretare dei fatti, ma non sa come intervenire perché i fatti possano accadere o non accadere. In fondo, la Statistica si basa sui numeri, per trarne delle conseguenze, senza poter dare delle risoluzioni scientifiche, ma soltanto delle giustificazioni.
Per esempio, tutti i giorni ci fa sapere quanti sono stati i contagiati, la loro tipologia, ci dice anche quanti sono stati i morti, ma non potrà fare nulla perché ciò non accada, spetta alla scienza dare delle soluzioni.
In Italia sappiamo, tutti i giorni, quanti sono stati i morti non vaccinati, ma è assolutamente negato sapere quanti sono stati i morti vaccinati, magari dopo la seconda dose, neanche la Statistica ne dà notizia, come se si trattasse di una verità ontologica da accettare per fede.
Quello che molti cittadini chiedono è riuscire a conoscere la verità, dato che gli stessi “giornaloni”, tutti ben allineati, evitano di farla conoscere. Quando qualcuno, nelle trasmissioni televisive che si occupano dell’argomento, cerca di dare delle notizie a riguardo, viene considerato un ciarlatano e corre il rischio di essere linciato.
“Per essere chiari, in modo da evitare possibili disguidi d’interlocuzione e non lasciare libera interpretazione, non stiamo affermando che il vaccino o qualunque altra forma medica risolutiva, ai fini di porre rimedio alla pandemia, sia una cospirazione negazionista per poter incentivare la produzione di strani composti biologici con l’intento di far ingrassare le tasche delle case farmaceutiche. Non siamo “no vax” quindi ben lungi da noi tal negativo e recondito pensiero.
Attribuiamo certamente un favoritismo riflessivo e fattivo legato al progresso scientifico e alla farmaceutica congiunta ai vaccini come fine risolutivo di una stato pandemico emergenziale ma nel frattempo, da esseri pensanti, sovviene accentuare l’attenzione sui dati e la trasparenza delle istituzioni nel fornire una comunicazione quanto più completa possibile e quindi di dichiarare, oltre ai dati dei non vaccinati in stato critico causa covid, parallelamente anche le informazioni relative ai vaccinati che, nonostante la copertura del vaccino, abbiano contratto il virus e per tal ragione caduti in un cagionevole stato di salute o addirittura ricoverati in terapia intensiva.
Ribadiamo, non vogliamo farne una discussione improntata sul tecnicismo medico o sulla fondatezza dei vaccini, già ampiamente appurata da affermati studi clinici e a cui ci affidiamo, bensì porre l’accento sulla informazione istituzionale da ottemperare al fine di rendere edotto il cittadino nella maniera più esaustiva possibile.
L’informazione è un diritto sociale, per tal ragione bisogna praticarla con rigore e in maniera minuziosa ed esauriente”.
Continuando ad omettere la completa comunicazione, soprattutto per i dati riguardanti i vaccinati, si rischia di innescare, a dirla tutta, una trasmissione di finto contraddittorio per fare audience. Di una nazione in cui non si può dissentire, ovvero non si possono avere delle idee, perché, nel caso contrario, rischi le epurazioni, come in qualsiasi regime totalitario, cosa bisogna pensare?
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