Siracusa. Tangenti al Comune, corruzione elettorale e appalti alle ‘ditte amiche’: nomi, incarichi e l’ombra di una rete in provincia

di Anthony Maria Bianca

Sette misure cautelari, 1,67 milioni di euro di fondi europei per l’ostello di Cassibile e un’inchiesta che investe politica, funzionari e imprenditori: NEXUS porta al centro della scena giudiziaria siracusana le accuse di corruzione, gli ipotizzati scambi elettorali e gli affidamenti pilotati. Sullo sfondo, il sospetto di un sistema di relazioni capace di intrecciare interessi economici, incarichi pubblici e consenso politico, mentre i magistrati approfondiscono i collegamenti emersi anche sul territorio provinciale

Sotto l’ombra della «Legalità», il bancomat della vergogna. C’è una sottile, nauseante ironia nel destino dei soldi pubblici a Siracusa: dovevano servire a strappare gli ultimi della terra al fango del caporalato e invece sono serviti, secondo la Procura Europea (EPPO) e la Digos, a ingrassare il solito comitato d’affari a trazione politico-imprenditoriale.

L’operazione «NEXUS» non è una semplice inchiesta giudiziaria, ma l’ennesima radiografia di un sistema marcio, capace di sbranare risorse comunitarie e piegare la cosa pubblica a mera moneta di scambio per voti, mazzette e carriere. Il bilancio firmato dal GIP del Tribunale di Siracusa è un fendente secco che coinvolge i vertici del potere cittadino: porte del carcere per il carabiniere ‘infedele’ Salvatore Strazzulla (detto Luca), arresti domiciliari per la vicepresidente del Consiglio comunale Concetta Carbone e per l’imprenditore Massimo Boscarino. A completare il quadro, scattano le interdittive per quattro imprenditori – Giuseppe Boscarino, Salvatore Boscarino (classe 1953), Salvatore Boscarino (classe 1979) e Tino Bugliarello – ai quali viene vietato per dodici mesi di toccare un solo euro di contributi statali o comunitari.

Per tutti, il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto necessario intervenire subito per garantire le esigenze cautelari, prima fra tutte il concreto pericolo di inquinamento probatorio. Posizione sotto torchio per il dirigente comunale, ingegnere Michele Dell’Aira, per il quale si procederà con l’interrogatorio preventivo.

La truffa morale del PON «Legalità»: il “pizzino” per rendicontare

L’impalcatura delle accuse suona come un triste breviario di malaffare burocratico: associazione per delinquere finalizzata ai reati contro la Pubblica Amministrazione, corruzione, traffico di influenze illecite, corruzione elettorale, favoreggiamento e persino rivelazione di segreti d’ufficio.

A far saltare il coperchio del pentolone, sotto il coordinamento rigoroso dei Procuratori Delegati EPPO Amelia Luise e Calogero Ferrara, sono stati i lavori per l’Ostello per lavoratori migranti di Cassibile. Un’opera da 1,67 milioni di euro finanziata dall’Unione Europea nell’ambito del PON “Legalità”. Quello che doveva configurarsi come un presidio di civiltà e integrazione, nella ricostruzione dettagliata degli inquirenti si è trasformato in un ricco bottino da spartire: moduli abitativi dai costi gonfiati, forniture palesemente pilotate e appalti a chiamata diretta per gli “amici degli amici”.

A mettere a nudo il torbido provincialismo del sistema è stato il ritrovamento di un vero e proprio “pizzino”: un foglietto di carta con la lista delle imprese da preferire, consegnato senza troppi complimenti al referente politico prima ancora di avviare le procedure ufficiali. Una gestione padronale dell’istituzione, svuotata di ogni parvenza di libera concorrenza.

L’impatto politico è devastante. Concetta Carbone, già assessore comunale a Siracusa nella giunta guidata dal sindaco Francesco Italia con delega alle Pari opportunità, rappresenterebbe solo la punta dell’iceberg: gli investigatori stanno infatti tracciando i confini di un’organizzazione capace di infiltrarsi e condizionare le amministrazioni di diversi altri comuni della provincia.

Il carabiniere infedele e il triangolo del potere

Ciò che rende la vicenda ancora più cupa è la qualità dei suoi protagonisti. A muovere i fili dell’organizzazione era un triangolo “perfetto”: la politica locale, la burocrazia comunale (rappresentata da un RUP compiacente) e una divisa deviazione dal proprio dovere.

Particolarmente grave è la posizione di Salvatore Strazzulla, il militare dell’Arma dei Carabinieri finito in custodia cautelare in carcere. All’epoca dei fatti distaccato presso la sezione di polizia giudiziaria della Procura di Catania, lo Strazzulla è indicato dal GIP come figura apicale e vera e propria cerniera del sodalizio. Il militare avrebbe indossato la divisa come un passe-partout: da un lato faceva il procacciatore d’affari per le ditte del gruppo, dall’altro svelava segreti d’indagine riservati per proteggere gli alleati e garantire che la giostra potesse continuare a girare senza intoppi.

«Tanto e oltre misura»: la sfrontatezza delle intercettazioni

Nelle conversazioni captate dagli investigatori della Digos non c’è traccia di cautela, ma solo la spavalderia tipica di chi si sente del tutto intoccabile. Emblematico lo sfogo entusiasta della figura di spicco della politica locale che, facendo i conti degli appalti elargiti alle imprese amiche, si vanta di aver dato loro «tanto e oltre misura», portando il valore dei contratti a sfiorare la quota record di un milione di euro nell’arco di un solo anno.

Non amministrazione della res publica, ma un vero mercatino dell’usato politico in cui gli appalti venivano distribuiti come marche da bollo per saldare le cambiali elettorali. Un patto criminale suggellato da pagamenti in contanti, mazzette periodiche ai tecnici di palazzo, percentuali sfacciate, promesse per l’intermediazione e l’immancabile impegno a “sistemare le carte” a cose fatte per coprire buchi, ritardi e magagne dei cantieri.

Le accuse contestate restano al vaglio della magistratura e dovranno essere accertate nel corso del procedimento giudiziario, nel pieno rispetto del principio di presunzione di innocenza. L’operazione NEXUS restituisce la fotografia d’insieme di una classe dirigente locale ingorda e priva di scrupoli. Una rete di potere che, mentre sventolava pubblicamente la bandiera della legalità e dell’accoglienza, avrebbe trattato i fondi pubblici come un bancomat privato.

di Anthony Maria Bianca 14 Ottobre 2026 | 11:11
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