La tutela degli studenti deve venire prima di qualsiasi interesse politico. È da questo principio che prende le mosse la riflessione di Ivan Scimonelli, capogruppo consiliare di ‘Insieme’, che richiama l’attenzione sull’opportunità di mantenere ben distinti il ruolo delle istituzioni, l’attività dei professionisti e la funzione educativa della scuola. Al centro della questione c’è anche l’utilizzo eccessivo di smartphone e tablet da parte dei minori, un fenomeno che coinvolge direttamente le famiglie e che richiede risposte serie, fondate su informazioni scientifiche e competenze specifiche. I possibili effetti sulle abitudini del sonno, sull’attenzione, sullo sviluppo cognitivo e sulla socialità dei ragazzi rendono necessario promuovere iniziative di prevenzione e momenti di confronto qualificato.
Proprio la delicatezza di questi argomenti, secondo Scimonelli, impone particolare attenzione nella scelta di chi viene chiamato a parlarne all’interno degli istituti scolastici. Quando si affrontano questioni sanitarie, psicologiche o legate alla crescita dei giovani, è opportuno coinvolgere figure professionali selezionate sulla base delle competenze pertinenti, come psicologi, pediatri, neuropsichiatri infantili ed esperti dello sviluppo. Il contributo di chi possiede una preparazione specifica rappresenta una risorsa preziosa, ma deve rimanere separato da qualsiasi possibile finalità di promozione personale o politica. La presenza di una figura che ricopre contemporaneamente un incarico pubblico e un ruolo professionale, osserva il capogruppo, richiede quindi una particolare attenzione affinché i due ambiti non finiscano per sovrapporsi.
La scuola, infatti, non può essere utilizzata come palcoscenico per acquisire consenso o rafforzare l’immagine di singoli esponenti. Gli incontri rivolti agli studenti e alle loro famiglie devono avere obiettivi chiari, modalità trasparenti e contenuti coerenti con le finalità educative, garantendo pluralismo e centralità dell’interesse dei ragazzi. Questo non significa mettere in discussione il diritto dei rappresentanti istituzionali a intervenire nel dibattito pubblico, né sminuire le qualifiche professionali di chi opera nel settore sanitario. Significa, piuttosto, evitare che l’autorevolezza connessa a un incarico politico possa influenzare la percezione di un’iniziativa nata per offrire informazioni e strumenti utili alla comunità scolastica.
Alle istituzioni spetta il compito di sostenere politiche di prevenzione, promuovere campagne informative e mettere a disposizione delle famiglie servizi adeguati. Ai professionisti compete invece fornire valutazioni tecniche, conoscenze scientifiche e indicazioni basate sulla propria preparazione. La scuola deve assicurare che questi contributi siano orientati esclusivamente alla formazione e al benessere degli studenti. Un richiamo che, secondo Scimonelli, assume un rilievo particolare in prossimità degli appuntamenti elettorali, quando il confine tra iniziativa pubblica e ricerca di visibilità personale deve essere preservato con ancora maggiore attenzione.
Gli istituti scolastici devono restare luoghi di apprendimento, crescita e confronto, nei quali i giovani possano sviluppare autonomia di pensiero e capacità critica, senza essere esposti a forme, anche indirette, di condizionamento politico. Il principio conclusivo è chiaro: la scuola appartiene alla comunità scolastica e non può diventare terreno di competizione elettorale. Distinguere responsabilità politiche e competenze tecniche non è una formalità, ma una garanzia di correttezza e trasparenza, soprattutto quando in gioco ci sono la salute, l’educazione e il futuro dei più giovani.
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