A Siracusa l’acqua continua ad arrivare a singhiozzo, ma le bollette, quelle sì, arrivano con puntualità svizzera. Tra cali di pressione imprevedibili, guasti a ripetizione e rubinetti a secco, a far traboccare il vaso è comparsa l’ultima sorpresa firmata Aretusacque: la richiesta del deposito cauzionale per la nuova gestione.
Una doccia fredda per i cittadini, che ha subito riacceso la polemica politica sulla transizione del servizio idrico in città. A scagliare l’affondo è il Partito Democratico di Siracusa. Per la segretaria cittadina, Matilde Di Giovanni, non si tratta di una cavillosa disputa tecnica sulla legittimità della misura, ma di una pura e semplice questione di opportunità politica e di rispetto verso i cittadini.
“Il punto è politico e riguarda le priorità – tuona Di Giovanni – In una città che continua a fare i conti con disagi e danni, la priorità di Aretusacque deve essere quella di garantire un servizio continuo ed efficiente. Prima di chiedere garanzie economiche agli utenti, il gestore dia garanzie sul servizio”.
L’affondo del PD chiama a una presa di responsabilità diretta sia il primo cittadino Francesco Italia che i vertici di Aretusacque, in particolare Giuseppe Assenza, alla guida del Comitato di Sorveglianza della società mista con il compito di vigilare sulla componente pubblica. L’accusa è quella di aver innescato un cortocircuito amministrativo: un passaggio di testimone poco trasparente con l’uscente SIAM in cui, ancora una volta, a pagare il prezzo della confusione sono le famiglie siracusane.
Sul tavolo della giunta e del gestore rimangono infatti diversi punti oscuri che rischiano di appesantire ulteriormente le tasche dei cittadini. In primo luogo, pesa la totale incertezza sulla sorte dei depositi cauzionali già versati in passato alla SIAM: senza indicazioni chiare su tempi e modalità di restituzione o conguaglio, il cambio di guardia rischia di trasformarsi in un ingiustificato raddoppio dei costi per gli utenti.
A questo si aggiunge un’evidente inversione delle priorità, dove la pretesa di garanzie finanziarie mentre la rete colabrodo cittadina continua a perdere colpi mostra un disarmante distacco dalle esigenze reali del territorio. Per il PD, insomma, risorse ed energie andrebbero indirizzate senza indugio verso la riparazione delle falle infrastrutturali, piuttosto che sull’incasso anticipato delle cauzioni.
Il messaggio inviato a Palazzo Vermexio e ai vertici di Aretusacque è chiaro e non lascia spazio a interpretazioni burocratiche. La comunità locale ha diritto a un bene primario erogato con continuità e trasparenza, senza subire doppi balzelli o zone d’ombra amministrative. La sintesi del PD è tranchant: “Prima l’acqua. Poi la cauzione.” Ora la palla passa all’amministrazione.
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