Siracusa. Risse e accoltellamenti in carcere, il Dap invia rinforzi. L’Osapp: «Rimuovere i vertici a Cavadonna»

di Redazione

Un’escalation di violenza ha fatto scattare l’allarme nel carcere siracusano. Agenti e detenuti coinvolti negli scontri, operatori costretti alle cure ospedaliere e strutture danneggiate dalle fiamme. Ora il Dap interviene con un contingente straordinario, mentre il sindacato chiede responsabilità e un cambio di gestione

Un rinforzo straordinario della Polizia penitenziaria per accompagnare il carcere di Cavadonna fuori dall’emergenza e, parallelamente, l’allontanamento dei detenuti ritenuti protagonisti delle risse e degli episodi di disordine. È questa la linea emersa dal vertice tenuto il 28 agosto in Prefettura e successivamente messa nero su bianco nella relazione del Garante comunale dei detenuti, Giovanni Villari.

La convocazione del tavolo istituzionale è arrivata dopo una notte particolarmente difficile all’interno della Casa circondariale siracusana, segnata da violenze e da un incendio. Nelle ore immediatamente successive, il Garante aveva cercato di entrare nell’istituto per rendersi conto personalmente delle condizioni in cui si trovavano detenuti e operatori. L’accesso, tuttavia, era stato inizialmente sospeso per motivi legati alla sicurezza e alla necessità di ristabilire l’ordine.

Alla riunione hanno preso parte tutte le principali istituzioni interessate dalla gestione dell’emergenza: Prefettura, Procura, Magistratura di sorveglianza e Questura, insieme al Comune, alle forze dell’ordine — Carabinieri e Guardia di finanza — e all’Asp. Presenti anche i vertici della struttura penitenziaria e lo stesso Garante.

Il quadro restituito dalla relazione è quello di una situazione degenerata rapidamente. All’interno del carcere si sarebbero verificati scontri tra detenuti, episodi di accoltellamento e aggressioni che avrebbero coinvolto anche appartenenti alla Polizia penitenziaria. Alcuni agenti sono stati costretti a ricorrere alle cure ospedaliere. A rendere ancora più pesante il bilancio sono i danni materiali provocati dall’incendio e dagli atti di devastazione, che hanno interessato anche spazi utilizzati per i colloqui tra i detenuti e i loro familiari.

L’Osapp: «Non sono episodi occasionali. Via i vertici»

Mentre le istituzioni lavorano alle misure per contenere l’emergenza, sul fronte sindacale arriva una richiesta destinata ad alimentare il dibattito sulla gestione del penitenziario: l’Osapp chiede un cambio di vertice alla guida del carcere.

La segreteria provinciale del sindacato della Polizia penitenziaria si allinea alla posizione già espressa dal segretario generale Leo Beneduci e sostiene che quanto accaduto a Cavadonna non possa essere archiviato come una semplice sequenza di episodi isolati.

Per l’organizzazione sindacale, gli ultimi avvenimenti rappresentano piuttosto il sintomo di problemi più profondi nell’organizzazione e nella gestione del personale. Una situazione che, secondo il segretario provinciale Giuseppe Argentino, sarebbe stata segnalata da tempo agli organismi competenti attraverso una serie di dossier.

«Da mesi segnaliamo, con documentazione dettagliata trasmessa agli organi competenti, una gestione dei servizi che riteniamo ormai inadeguata rispetto alle condizioni, sempre più complesse e pesanti, dell’istituto», sostiene Argentino.

Secondo l’Osapp, anche le precedenti proposte finalizzate a modificare l’organizzazione del personale incaricato della programmazione dei turni non avrebbero prodotto risultati. Il sindacato riferisce di avere chiesto in passato un avvicendamento considerato strategico, trovando però — questa la contestazione — una sostanziale indisponibilità da parte della Direzione. Una chiusura che, secondo l’organizzazione, avrebbe reso più difficile costruire un confronto efficace tra amministrazione e rappresentanza dei lavoratori.

A Cavadonna circa 750 detenuti per 450 posti

Sul tavolo c’è poi un’altra questione che, secondo il sindacato, contribuisce ad aggravare le tensioni: il sovraffollamento. La struttura ospiterebbe infatti circa 750 detenuti a fronte di una capienza regolamentare fissata a 450. Un divario significativo che, nella lettura dell’Osapp, rappresenta una delle criticità strutturali con cui quotidianamente devono confrontarsi gli operatori.

Per il sindacato, il livello di pressione raggiunto dalla struttura rende ormai necessario un intervento diretto del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria. L’obiettivo indicato è quello di avviare una verifica ispettiva capace di individuare le ragioni alla base di una situazione di instabilità che, secondo l’Osapp, si ripete nel tempo.

Da qui la richiesta di intervenire anche sulla catena di comando. Argentino considera infatti non più procrastinabile una modifica degli assetti ai vertici della struttura, coinvolgendo sia la Direzione sia il comando del reparto di Polizia penitenziaria.

«Per noi è indispensabile procedere senza ulteriori rinvii a un avvicendamento nelle posizioni apicali della Direzione e del Comandante del reparto di Cavadonna, così da creare le condizioni per recuperare la necessaria serenità sul luogo di lavoro», afferma il segretario provinciale.

La posizione dell’Osapp contiene anche un richiamo preciso alle condizioni in cui operano quotidianamente gli agenti. Il sindacato sostiene che eventuali responsabilità riconducibili alle scelte organizzative non debbano essere scaricate su chi lavora nelle sezioni e affronta direttamente le situazioni più delicate.

Per gli agenti, sostiene Argentino, la pressione non è soltanto professionale: i rischi riguardano anche la sicurezza personale. Ed è proprio per questo, conclude il sindacato, che la gestione dell’emergenza non può limitarsi a interventi sull’operatività quotidiana, ma deve affrontare anche le criticità organizzative che, secondo l’Osapp, sono alla base dell’instabilità di Cavadonna.

31 Agosto 2026 | 17:51
© RIPRODUZIONE RISERVATA