In vista del 10 ottobre, Giornata europea e mondiale contro la pena di morte, il gruppo consiliare di Fratelli d’Italia ha presentato una mozione al Consiglio comunale di Siracusa per sostenere la moratoria universale delle esecuzioni capitali e il percorso verso la definitiva abolizione della pena di morte nel mondo.
L’iniziativa nasce dalla volontà di riportare al centro del dibattito istituzionale un tema che, secondo i promotori, va oltre la quotidiana amministrazione e riguarda i principi sui quali si fondano la società e la civiltà giuridica. Il 10 ottobre è infatti la giornata che il Consiglio d’Europa dedica alla lotta contro la pena capitale e coincide con la Giornata mondiale contro la pena di morte.
La riflessione del gruppo consiliare prende spunto anche dai recenti fatti avvenuti negli Stati Uniti e, in particolare, dal caso di Christa Pike, condannata alla pena capitale per il brutale omicidio della diciannovenne Colleen Slemmer. “Su questo vogliamo essere estremamente chiari”, sottolineano Paolo Cavallaro e Paolo Romano. “Parliamo di un delitto efferato, che condanniamo senza alcuna esitazione. Nessuna considerazione sulla pena di morte può attenuare la responsabilità di chi ha commesso un crimine tanto grave, né far dimenticare la vittima e il dolore della sua famiglia”.
È proprio davanti ai crimini più terribili, però, che secondo i consiglieri si pone la domanda centrale alla base della mozione: “È giusto che lo Stato, per punire chi ha tolto una vita, tolga a propria volta una vita?”.
Il recente tentativo di esecuzione di Pike ha riportato la questione al centro dell’attenzione. Nonostante la somministrazione di due dosi del farmaco utilizzato per l’iniezione letale, la condannata è sopravvissuta, riportando gravissime conseguenze fisiche e venendo successivamente ricoverata e sottoposta a cure salvavita. Il governatore del Tennessee ha quindi sospeso le ulteriori esecuzioni previste per il 2026 e disposto una revisione indipendente dell’accaduto.
Per Fratelli d’Italia, l’opposizione alla pena di morte non significa assumere una posizione a favore di chi delinque. “Significa sostenere che la tutela delle vittime, la certezza e la severità della pena e la sicurezza della collettività non richiedono che lo Stato diventi a propria volta autore della soppressione di una vita umana”.
La questione, secondo i promotori, riguarda anche la concezione del diritto e della pena. “Lo Stato deve essere forte nel perseguire i reati e nel proteggere la società, ma la sua forza sta anche nei limiti che è capace di imporre a se stesso nell’esercizio del proprio potere”.
Un principio che, sottolineano Cavallaro e Romano, appartiene alla tradizione cristiana ma anche alla cultura laica dei diritti umani e alla civiltà giuridica europea. “La dignità della persona non può valere soltanto quando è facile riconoscerla. È proprio davanti a chi ha commesso i fatti più terribili che una comunità è chiamata a dimostrare quanto realmente crede nei propri principi”.
Con la mozione, dunque, il gruppo consiliare chiede che anche il Consiglio comunale di Siracusa faccia sentire la propria voce a sostegno della moratoria universale delle esecuzioni capitali, nel percorso verso la definitiva abolizione della pena di morte.
“Una mozione del Consiglio comunale non cambierà da sola quello che accade nel mondo”, riconoscono i consiglieri, ma le istituzioni hanno anche il compito di mantenere vivi determinati temi e creare occasioni di confronto.
Il 10 ottobre, concludono Cavallaro e Romano, può rappresentare proprio una di queste occasioni: discutere “senza pregiudizi e senza confondere il rispetto dovuto alle vittime con la vendetta” di quale idea di giustizia e di civiltà si voglia continuare a difendere.
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