Quasi tre anni per arrivare a una risposta insoddisfacente. Una risposta che, anziché sbloccare il progetto scelto dai cittadini, apre un nuovo fronte di contestazione.
È la vicenda dell’“Anfiteatro del Parco Reimann in sicurezza”, progetto presentato da Marcello Lo Iacono, presidente dell’Associazione Christiane Reimann, risultato vincitore della Democrazia Partecipata 2023 del Comune di Siracusa. Un progetto da 13.640 euro, votato da 390 cittadini, che secondo il suo promotore sarebbe rimasto impantanato nella macchina amministrativa tra ritardi, richieste di preventivi, scelte contestate e quello che Lo Iacono definisce un «rischio di danno erariale».
La denuncia è contenuta in una formale diffida e contestazione indirizzata al Direttore Generale del Comune di Siracusa, Dott. Giorgio Giannì, e trasmessa, tra gli altri, all’Assessore alla Democrazia Partecipata Dott. Sergio Imbrò, all’Assessore alla Legalità e Trasparenza Avv. Pietro Coppa, alla Segretaria Generale Avv. Danila Costa, al responsabile del Settore Affari Istituzionali – Ufficio Democrazia Partecipata Dott. Enzo Miccoli e al sindaco Dott. Francesco Italia, nella sua qualità di assessore alla Cultura ad interim. La segnalazione è stata inviata anche all’Assessorato Regionale delle Autonomie Locali e della Funzione Pubblica.
La questione nasce dal bando di Democrazia Partecipata 2023, approvato con determina dirigenziale n. 1821 del 27 aprile 2023. Alla scadenza del 31 luglio erano arrivati venti progetti, successivamente sottoposti alle verifiche di competenza. Con determina dirigenziale n. 8 del 5 gennaio 2024, tredici proposte furono ammesse alla fase della votazione. Tra queste quella denominata “Anfiteatro del Parco Reimann in sicurezza”, presentata da Lo Iacono.
Il progetto ottenne 390 voti su 2.151 cittadini partecipanti e risultò vincitore con un importo complessivo di 13.640 euro, Iva compresa. Una cifra destinata a interventi ben precisi: dal ripristino degli elementi ammalorati del gazebo alla manutenzione della parte sommitale del torrino piezometrico, dalla riparazione delle buche all’acquisto di sessanta sedie, passando per le targhette identificative delle piante e la pulizia della porta scorrevole della dependance.
Prima del voto, sostiene l’Associazione, il progetto era stato sottoposto alle necessarie verifiche da parte del Comune. Il geom. Nunzio Marino, Funzionario dell’Ufficio Cultura, ne avrebbe riconosciuto la fattibilità tecnica e giuridica e la compatibilità economica con le risorse disponibili. L’iter sembrava dunque definito. Poi, però, qualcosa si è inceppato.
Con la determina dirigenziale n. 1336 del 3 aprile 2024, il Settore Affari Istituzionali prese atto dell’esito della votazione e diede mandato al Settore Cultura di procedere con gli adempimenti conseguenti. Secondo Marcello Lo Iacono, da quel momento l’Associazione avrebbe iniziato una lunga e infruttuosa interlocuzione con gli uffici comunali.
Il primo sollecito via PEC risale al 13 agosto 2024, quando veniva chiesto di avviare l’iter dopo oltre quattro mesi dalla proclamazione del progetto vincitore. Il 10 novembre 2024 una nuova comunicazione veniva inviata al RUP, Dott. Dario Scarfì, seguita da un ulteriore sollecito il primo dicembre. Il 23 marzo 2025 l’Associazione tornava a chiedere informazioni sullo stato di realizzazione del progetto. Il 18 settembre 2025 arrivava infine una formale diffida a procedere prima della scadenza prevista per la rendicontazione delle somme.
La risposta del Settore Cultura sarebbe arrivata soltanto il 3 febbraio 2026. Ed è proprio il contenuto di quella comunicazione ad aver fatto scattare la nuova contestazione.
Secondo quanto riferito dagli uffici, il 21 novembre 2024 era stato acquisito un preventivo pari a 23.800 euro oltre Iva, quasi il doppio rispetto ai 13.640 euro disponibili. Da qui, nella ricostruzione dell’amministrazione, la necessità di una rimodulazione del progetto, eventualmente da sottoporre a una nuova votazione. Una modifica, sosteneva il Comune, avrebbe potuto incidere sulla volontà espressa dai cittadini e sul principio di par condicio rispetto agli altri progetti presentati.
Una spiegazione che Lo Iacono non accetta e che, anzi, considera il risultato di una gestione amministrativa tardiva e discutibile. L’accesso agli atti effettuato dall’Associazione avrebbe infatti fatto emergere, secondo il suo presidente, una serie di circostanze definite «gravi irregolarità e inerzia del Settore Cultura». Al centro della contestazione c’è innanzitutto la richiesta di preventivo. Sarebbe stata firmata dal RUP Dott. Dario Scarfì e dal dirigente Avv. Giacomo M.F. Cascio, ma trasmessa dal Settore Cultura soltanto il 14 novembre 2024 alle ore 16.51, vale a dire oltre sette mesi dopo la determina del 3 aprile che aveva dato il via agli adempimenti.
Non è soltanto il ritardo a essere contestato. Secondo Lo Iacono, la richiesta sarebbe stata inviata a una sola ditta, con un termine per la presentazione dell’offerta fissato alle ore 10 del giorno successivo. Una tempistica che l’Associazione considera anomala, soprattutto perché l’offerta della ditta recherebbe la stessa data del 14 novembre 2024, pur essendo stata acquisita formalmente al protocollo comunale il 21 novembre 2024, con numero 0250620.
Per Lo Iacono, questi elementi metterebbero in discussione la trasparenza e l’effettiva natura comparativa dell’indagine di mercato. Non si tratta, precisa la contestazione, di una semplice questione formale: il preventivo più elevato è infatti diventato il presupposto per sostenere che le risorse stanziate non fossero più sufficienti a realizzare il progetto così come votato.
Ma l’Associazione sostiene che esistesse una strada alternativa. Lo Iacono aveva infatti indicato come priorità la fornitura delle sessanta sedute e la riparazione delle buche delle strade di accesso e del piazzale, spazio utilizzato come anfiteatro naturale e culturale. Aveva inoltre manifestato la disponibilità a sostituire a proprie spese le targhette segnapiante previste nel progetto, con l’obiettivo di liberare risorse pubbliche da destinare agli interventi ritenuti più urgenti.
Anche questa disponibilità, secondo il presidente dell’Associazione Christiane Reimann, sarebbe rimasta senza seguito. La contestazione si sposta poi sul gazebo e sulle modalità con cui sarebbe stato predisposto il preventivo. Nella richiesta sarebbe stato indicato l’utilizzo di «legno di castagno o similare», materiale che Lo Iacono considera difforme rispetto a quello già esistente e tale da aver contribuito a far lievitare il costo dell’intervento. Una scelta che assume un peso ancora maggiore considerando che Villa Reimann è sottoposta a formale provvedimento di tutela con D.D.G. n. 3716 del 3 agosto 2018, ai sensi dell’articolo 10 del D.Lgs. 42/2004 e successive modifiche.
Su questo punto l’Associazione richiama quanto sarebbe emerso dall’accesso agli atti e, in particolare, dal verbale del 4 agosto 2026. Secondo quanto riferito da Lo Iacono, nella documentazione non risulterebbe alcuna interlocuzione con la Soprintendenza BB.CC.AA., né un parere o un’autorizzazione preventiva dell’organo di tutela. La scelta relativa al materiale del gazebo, sostiene ancora l’Associazione, sarebbe stata assunta dall’Assessorato in corso d’opera, dopo che un funzionario dello stesso Assessorato alla Cultura aveva inizialmente approvato un progetto che prevedeva soltanto la sostituzione di alcuni elementi in legno ammalorati, per una spesa di 3.024 euro, ritenuta congrua.
C’è poi il capitolo della presunta nuova votazione. Anche su questo Lo Iacono contesta la posizione inizialmente espressa dal Settore Cultura. Nella sua diffida richiama infatti la nota del Dirigente Affari Istituzionali, prot. 0140755 del 1° giugno 2026, sostenendo che da quel documento emergerebbe l’infondatezza della necessità di una nuova consultazione per procedere alla rimodulazione delle spese.
Una questione tutt’altro che marginale. Perché se fosse possibile intervenire sulla distribuzione delle somme senza una nuova votazione, verrebbe meno uno dei principali ostacoli indicati dagli uffici per giustificare il mancato avvio dei lavori.
E mentre il progetto resta fermo, cresce anche la preoccupazione sul destino delle risorse. I 13.640 euro risultano infatti finanziati attraverso il capitolo 2361.4 del Bilancio 2024, con impegno 2024.894, sulla base della determina dirigenziale n. 6342 del 18 dicembre 2023.
Lo Iacono sostiene che l’inazione dell’amministrazione e il mancato utilizzo delle somme potrebbero esporre il Comune al rischio di dover restituire i fondi regionali previsti dalla L.R. 5/2014 in caso di mancata rendicontazione nei termini. Da qui il riferimento al possibile danno erariale, che l’Associazione chiede agli organi competenti di valutare e accertare.
La diffida non si limita alla denuncia. Marcello Lo Iacono chiede al Direttore Generale Giorgio Giannì di intervenire per interrompere quelle che definisce «condotte omissive e discriminatorie» e di convocare con urgenza un tavolo tecnico, coinvolgendo il RUP Dario Scarfì, per individuare una rimodulazione degli interventi coerente con le reali priorità della scheda progettuale.
Alla Regione viene invece chiesto di avviare verifiche ispettive sulla gestione dei fondi della Democrazia Partecipata 2023 del Comune di Siracusa e sulle procedure adottate.
La vicenda, dunque, non è più soltanto quella di un progetto rimasto fermo. È diventata una questione che investe il rapporto tra amministrazione e cittadini, il rispetto della volontà espressa attraverso la Democrazia Partecipata e la capacità degli uffici di trasformare quella volontà in opere concrete.
Il dato più difficile da ignorare resta il tempo trascorso. Un progetto votato dai cittadini nel 2023, formalmente preso in carico dall’amministrazione nell’aprile 2024 e arrivato, secondo la ricostruzione dell’Associazione, a una risposta sostanziale soltanto nel febbraio 2026.
Ora Marcello Lo Iacono chiede che il Comune risponda nel merito. E avverte che, in assenza di un riscontro, l’Associazione Christiane Reimann è pronta ad adire gli organi di controllo competenti.
La partita, insomma, è tutt’altro che chiusa. E sullo sfondo resta una domanda semplice quanto scomoda: se i cittadini hanno scelto un progetto, se il progetto è stato dichiarato fattibile e se le risorse sono state stanziate, perché per trasformare quel voto in lavori concreti sono serviti anni?
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