Siracusa. «Nexus» ha scoperchiato il vaso di Pandora: Francesco Italia si dimetta subito

di Redazione

Siamo garantisti, ma il garantismo non può diventare un alibi per l’immobilismo politico. I rapporti con Concetta Carbone, le scelte del sindaco e gli interrogativi sui fondi PNRR impongono risposte immediate: la responsabilità politica non aspetta le sentenze

Siamo garantisti, sempre. La presunzione d’innocenza è un principio irrinunciabile, che vale per tutti e non può essere piegato alle convenienze del momento. Ma essere garantisti non significa chiudere gli occhi, né girarsi dall’altra parte quando un’inchiesta giudiziaria scuote le istituzioni cittadine e solleva interrogativi sui rapporti tra politica, amministrazione e potere.

Con l’inchiesta Nexus, a Siracusa si è scoperchiato il vaso di Pandora. Le contestazioni della magistratura dovranno essere accertate nelle sedi competenti, ma la politica ha già il dovere di interrogarsi sulle proprie scelte. E il primo a doverlo fare è il sindaco Francesco Italia.

Per noi, il sindaco deve dimettersi. E deve farlo subito

Non pronunciamo condanne anticipate e non ci sostituiamo ai giudici. Poniamo una questione politica: chi guida il Comune può limitarsi ad attendere gli sviluppi giudiziari oppure deve assumersi la responsabilità delle persone scelte, degli incarichi assegnati e delle decisioni adottate durante il proprio mandato?

Partiamo da Concetta Carbone, figura politicamente vicina a Francesco Italia, con un percorso condiviso nell’area di Azione, il partito fondato da Carlo Calenda, e nell’amministrazione cittadina. Prima assessore alle Politiche sociali, poi consigliera comunale e vicepresidente del Consiglio comunale: una successione di ruoli che rende inevitabile chiedere al sindaco conto delle proprie scelte politiche.

La nomina di Carbone alle Politiche sociali fu una decisione del primo cittadino. E le circostanze in cui avvenne meritano di essere ricordate: la nomina arrivò pochi giorni dopo lo scioglimento del Consiglio comunale, in una fase nella quale Italia disponeva di ampi margini di scelta nella composizione della Giunta. Non può dunque sottrarsi alla responsabilità politica di quella decisione.

C’è poi un altro capitolo sul quale pretendiamo chiarezza: i finanziamenti del PNRR destinati a progetti sociali che il Comune di Siracusa non sarebbe riuscito a ottenere. Parliamo di risorse importanti, presentate come occasioni di grande valore per la comunità. Perché quei finanziamenti sono andati perduti? Quanto è stato speso per predisporre le candidature? Quali errori sono stati commessi? Sono state accertate responsabilità amministrative o politiche? Sono domande alle quali occorre rispondere con documenti, numeri e atti ufficiali. Non è accettabile che opportunità destinate alle persone più fragili si trasformino in occasioni mancate senza una ricostruzione pubblica di ciò che è accaduto.

E veniamo alla vicepresidenza del Consiglio comunale. Carbone ha ricoperto un incarico istituzionale retribuito, per il quale il compenso indicato nelle ricostruzioni disponibili supera i 4.300 euro lordi mensili, dato da verificare sulla base degli atti ufficiali. Anche qui la domanda è politica: quali valutazioni sono state compiute prima e dopo gli sviluppi della vicenda? Se esistevano elementi conosciuti da tempo, quali iniziative furono assunte per affrontarli?

Non basta rispondere che la magistratura farà il proprio lavoro. La magistratura accerta eventuali responsabilità penali; la politica deve valutare la correttezza delle proprie scelte, la trasparenza dell’azione amministrativa e l’opportunità di mantenere determinati assetti istituzionali.

La responsabilità politica non nasce soltanto da una condanna penale. Può riguardare anche decisioni legittime sul piano formale, ma che meritano di essere spiegate ai cittadini quando emergono circostanze capaci di mettere in discussione la fiducia nelle istituzioni.

È proprio questo il punto che Francesco Italia non può eludere. Quale valutazione dà oggi delle persone che ha scelto? Quali verifiche ha disposto? Quali chiarimenti intende fornire alla città? E soprattutto, ritiene ancora di poter garantire quella serenità istituzionale che il momento richiede?

Siracusa non ha bisogno di silenzi, difese d’ufficio o dichiarazioni generiche. Ha bisogno di trasparenza, di risposte e di una politica capace di assumersi le proprie responsabilità senza aspettare che siano i magistrati a indicare ogni passaggio.

Nexus dovrà fare il suo corso. Gli indagati hanno diritto di difendersi e nessuno può essere dichiarato colpevole prima di una sentenza definitiva. Ma questo principio non impedisce di chiedere conto delle scelte amministrative e politiche, né obbliga i cittadini ad accettare che tutto rimanga immutato fino alla conclusione dei processi.

La politica che vuole dimostrare di essere pulita deve intervenire quando sorgono interrogativi seri, non soltanto quando arrivano le sentenze. Deve saper distinguere il garantismo dalla convenienza e la prudenza istituzionale dall’inerzia.

Per queste ragioni chiediamo a Francesco Italia di dimettersi immediatamente. È una richiesta politica, fondata sulla necessità di ristabilire fiducia e chiarezza, non una dichiarazione di colpevolezza.

Il vaso di Pandora è stato scoperchiato. Ora nessuno può pretendere che Siracusa faccia finta di niente. La città merita tutta la verità, risposte documentate e istituzioni capaci di assumersi le proprie responsabilità.

15 Ottobre 2026 | 10:30
© RIPRODUZIONE RISERVATA