La possibile riorganizzazione della rete regionale riaccende il confronto sulla sanità siracusana. Il timore è che l’ipotesi di un nuovo Hub a Catania possa condizionare la nascita di una struttura autonoma a Siracusa. Sullo sfondo, la questione decisiva dei tempi di intervento nell’ictus.
La sanità aretusea torna al centro della partita regionale. E lo fa su uno dei terreni più delicati dell’assistenza ospedaliera: quello della Neuroradiologia interventistica, servizio strategico per il trattamento dell’ictus e per le emergenze neurologiche nelle quali il fattore tempo può fare la differenza.
A riaccendere i riflettori sulla questione sono le sollecitazioni del presidente dell’Osservatorio Civico, Salvo Sorbello, e dei vertici nazionali di Forza Italia in provincia, preoccupati dagli scenari legati alla possibile riorganizzazione della rete regionale. Il nodo è quello della distribuzione degli Hub specialistici e delle conseguenze che le future scelte programmatorie potrebbero avere sulla provincia di Siracusa.
La situazione attuale vede a Catania due Hub di neuroradiologia interventistica operativi 24 ore su 24, presso il Cannizzaro e il Nuovo Garibaldi. A questi potrebbe aggiungersi un terzo Hub al San Marco. È proprio questa eventuale ulteriore concentrazione dell’offerta specialistica nell’area catanese a suscitare interrogativi sul futuro di una struttura analoga a Siracusa.
Il problema, però, non è soltanto una questione di distribuzione geografica dei reparti. Nel caso dell’ictus ischemico, la tempestività del trattamento rappresenta un elemento cruciale del percorso assistenziale. Le distanze, i tempi di trasferimento e la disponibilità di un centro specializzato diventano quindi parte integrante dell’organizzazione dell’emergenza.
È questo il punto sul quale il territorio chiede che la programmazione regionale non perda di vista la realtà concreta dei pazienti. Perché una rete sanitaria può essere efficiente sulla carta, ma deve esserlo anche sulla strada che separa un’ambulanza dal centro capace di effettuare un intervento salvavita.
La richiesta di una struttura autonoma
La richiesta proveniente da Siracusa è netta: al termine delle verifiche tecniche e programmatorie, il territorio deve poter contare su una Neuroradiologia interventistica autonoma e funzionante.
L’appello è rivolto al presidente della Regione Renato Schifani e all’assessore regionale alla Salute Marcello Caruso, chiamati a valutare le esigenze specifiche della provincia nel momento in cui verrà ridisegnata la rete specialistica.
Una richiesta che si inserisce in un quadro già complesso. Siracusa attende infatti ancora il proprio DEA di II livello, elemento che rende particolarmente sensibile ogni decisione riguardante la distribuzione dei servizi ospedalieri ad alta specializzazione.
Il timore espresso dal territorio è dunque che la programmazione possa finire per rafforzare ulteriormente i poli già esistenti senza garantire un adeguato presidio alle aree che, per distanza geografica e organizzazione sanitaria, rischiano di rimanere più esposte.
Non solo un reparto: in gioco c’è la rete dell’emergenza
La Neuroradiologia interventistica, in questo scenario, diventa molto più di una singola struttura ospedaliera. È un tassello della rete per la gestione dell’ictus e, di conseguenza, una questione che riguarda direttamente l’accessibilità alle cure.
Il vero interrogativo è quindi come costruire una rete capace di assicurare rapidità ed equità territoriale. Una rete nella quale la possibilità di ricevere una procedura altamente specialistica non dipenda eccessivamente dalla distanza dal grande polo ospedaliero regionale.
Il confronto è appena entrato nel vivo. Da una parte ci sono i parametri tecnici e le esigenze della programmazione sanitaria; dall’altra un territorio che chiede di non essere relegato ai margini della rete specialistica.
Per Siracusa, la posta in gioco è particolarmente alta. Perché quando si parla di ictus, il tempo non è soltanto una voce della programmazione: è una variabile clinica che può decidere l’esito di un’emergenza.
Ed è proprio su questo terreno che si misureranno le prossime scelte della Regione: sulla capacità di garantire una sanità organizzata non soltanto secondo le mappe degli ospedali, ma anche secondo quelle, molto più concrete, dei tempi necessari per raggiungere le cure.
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