Arriva la parola definitiva della Corte di Cassazione su una vicenda che per anni ha attraversato le aule di giustizia, sancendo la responsabilità dell’Azienda sanitaria aretusea in un caso di presunta malasanità. I giudici hanno infatti rigettato il ricorso presentato dall’Asp, confermando invece le ragioni della famiglia di un paziente deceduto dopo un intervento chirurgico.
La decisione rende definitiva la pronuncia della Corte d’Appello di Catania, che aveva già stabilito un risarcimento consistente in favore dei familiari: 265 mila euro alla vedova e 185 mila euro ciascuno ai tre figli, oltre agli interessi maturati dalla data del decesso.
I fatti risalgono al settembre del 2011. Un anziano di Siracusa, all’epoca ottantenne, era stato ricoverato presso l’Ospedale Umberto I di Siracusa dopo una caduta accidentale che gli aveva provocato la frattura del femore. I medici avevano disposto un intervento chirurgico per l’impianto di una protesi all’anca sinistra, operazione che inizialmente sembrava essere riuscita.
Tuttavia, nei giorni successivi, il quadro clinico del paziente aveva iniziato a deteriorarsi in maniera preoccupante. Gli accertamenti avevano evidenziato la presenza di due batteri che avevano colonizzato la protesi appena impiantata, generando un’infezione grave. Nonostante l’avvio di una terapia antibiotica mirata, le condizioni dell’uomo non avevano mostrato segni di miglioramento.
Secondo quanto ricostruito nel corso del procedimento, a fronte del persistere dell’infezione, non sarebbero state adottate misure ritenute decisive, come la rimozione della protesi infetta o il drenaggio della ferita. Una gestione clinica ritenuta inadeguata che, nel giro di poche settimane, ha condotto al peggioramento irreversibile del paziente, fino al decesso avvenuto il 22 novembre dello stesso anno.
A quel punto, la famiglia si è rivolta ai legali Dario Seminara e Lisa Gagliano, avviando un’azione giudiziaria supportata da una consulenza tecnica disposta dal tribunale. Proprio la perizia ha rappresentato un passaggio chiave del processo, evidenziando come, con ogni probabilità, l’infezione fosse riconducibile a una non corretta sterilizzazione dell’ambiente operatorio o dei dispositivi utilizzati.
Nelle conclusioni tecniche si sottolinea infatti che, se fossero state rispettate pienamente le procedure di sterilizzazione, la protesi non avrebbe verosimilmente causato alcuna infezione. Un elemento che ha pesato in maniera determinante nelle decisioni dei giudici di merito e che la Cassazione ha ora definitivamente avallato.
Si chiude così una lunga battaglia legale per i familiari, che hanno visto riconosciute le proprie ragioni e le responsabilità della struttura sanitaria in una vicenda che riaccende i riflettori sul tema della sicurezza nelle sale operatorie e sulla corretta gestione delle complicanze post-operatorie.