Siracusa. Mafia in corsia, 2 medici aretusei tra i 26 indagati nel blitz dei militari: chiesero recupero soldi alla criminalità

di Redazione

Nel raid antimafia di Carabinieri e Finanzieri, coinvolti due medici, uno in servizio presso una clinica privata di Siracusa e l’altro dirigente della locale ASP. L’indagine, come spiegano gli investigatori, sta facendo emergere una rete di contatti tra esponenti del gruppo criminale e soggetti insospettabili, tra cui imprenditori, liberi professionisti e funzionari pubblici

Nell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania, ci sono anche due medici, uno in servizio presso una clinica privata di Siracusa, l’altro dirigente della locale ASP, tra i 26 indagati nell’ambito della vasta inchiesta condotta dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza. L’indagine ha puntato i riflettori su un presunto gruppo mafioso operante nel cuore di Ortigia, il centro storico della città aretusea.

L’inchiesta è culminata nei giorni scorsi con l’esecuzione di quattro arresti: Orazio Scarso, 55enne, indicato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catania come il capo di questo gruppo, ex affiliato della cosca Bottaro-Attanasio; Claudio Guzzardi, 38enne, Christian Fontana, 37enne, ed Andrea Sapienza, 41enne.

I provvedimenti che hanno segnato un’accelerazione importante nelle attività investigative, confermando – secondo gli inquirenti – l’esistenza di un sistema criminale articolato e ben radicato, capace di esercitare controllo sul territorio anche attraverso relazioni ambigue con professionisti, imprenditori e pubblici funzionari.

Ruolo ancora da chiarire per i due medici siracusani. A far scattare l’allarme, e a intrecciare il mondo delle professioni con quello della criminalità organizzata, è soprattutto il coinvolgimento del medico della clinica privata, al centro di un presunto episodio di “recupero crediti” attraverso canali mafiosi.

Secondo quanto emerge dagli atti dell’inchiesta, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania e condotta da Carabinieri e Guardia di Finanza, tutto sarebbe iniziato nel 2020, quando il medico avrebbe concluso uno scambio di auto con un uomo che gli avrebbe lasciato un debito residuo di circa 30 mila euro. Inizialmente, il professionista si sarebbe affidato a un avvocato per recuperare quanto dovuto, tentando la via legale. Ma senza risultati.

È a questo punto che la situazione avrebbe preso una piega molto diversa. Deluso dalla giustizia civile e deciso a rientrare della somma, il medico – secondo l’accusa – si sarebbe rivolto al gruppo mafioso capeggiato da Orazio Scarso, ritenuto figura centrale dell’organizzazione criminale che avrebbe esercitato il controllo su parte del territorio di Ortigia, anche attraverso metodi intimidatori e violenti.

Il medico non sarebbe stato l’unico a cedere al “fascino” delle “soluzioni parallele”. L’indagine – come spiegano gli investigatori – sta infatti facendo emergere una rete di contatti tra esponenti del gruppo criminale e soggetti insospettabili, tra cui imprenditori, liberi professionisti e funzionari pubblici.

Ancora da chiarire la posizione del secondo medico, dirigente dell’Asp, che compare nell’elenco degli indagati ma per il quale non sono emersi – per ora – dettagli specifici sul coinvolgimento operativo o su eventuali reati contestati.

Intanto, la Dda continua a scavare tra intercettazioni, documenti e testimonianze, in quella che si configura come una delle più vaste inchieste antimafia degli ultimi anni a Siracusa, con epicentro in Ortigia ma diramazioni che potrebbero estendersi a settori insospettabili della vita economica e sociale cittadina.

I quattro arrestati nei giorni scorsi – tra cui lo stesso Scarso – restano in carcere con l’accusa di associazione mafiosa, estorsione, riciclaggio e altri reati aggravati dal metodo mafioso. L’inchiesta è tutt’altro che conclusa. E i prossimi giorni potrebbero portare a nuovi clamorosi sviluppi.

07 Luglio 2025 | 12:46
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