«Oggi capite perché». È il passaggio sul quale Adolfo Urso costruisce il senso della sua visita all’ISAB di Priolo. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy torna nello stabilimento dopo alcuni anni e ripercorre le tappe di una vicenda industriale che, all’inizio della legislatura, sembrava avviata verso la chiusura. Urso ricorda di essere già stato a Priolo quando la raffineria rischiava di fermarsi definitivamente, dopo l’impatto delle sanzioni europee alla Russia e l’uscita di Lukoil.
«Era a pochi giorni dalla chiusura – ricorda il ministro – e molti si erano già arresi, molti la ritenevano scontata». La risposta del Governo fu l’intervento legislativo con il quale venne costruito, nelle parole di Urso, «un cordone sanitario, un cordone di sicurezza attorno allo stabilimento». Una scelta che, secondo il ministro, oggi assume un significato ancora più evidente.
«L’Europa ha capito il problema delle raffinerie»
Il ragionamento di Urso parte dalla progressiva riduzione della capacità di raffinazione europea. Mentre in diversi Paesi gli impianti venivano chiusi, sostiene il ministro, l’Italia ha scelto di proteggere le proprie raffinerie strategiche. «Il problema dell’Europa in questo momento sono le raffinerie che noi abbiamo sapientemente, con lungimiranza, responsabilità e consapevolezza tutelato in questi anni del governo Meloni nel nostro Paese», afferma.
Una strategia che Urso collega direttamente allo scenario geopolitico. I conflitti che si sono susseguiti negli ultimi anni, dal fronte orientale a quello meridionale, hanno modificato le rotte e le condizioni di approvvigionamento energetico dell’Europa. «Abbiamo tutelato in quel passaggio fondamentale ISAB di Priolo», sottolinea il ministro, ricordando il percorso che ha accompagnato lo stabilimento fino all’attuale assetto proprietario.
«Ora è in mani italiane»
Il ministro attribuisce particolare rilievo al ritorno di ISAB sotto il controllo di una proprietà italiana. «È per questo che sono oggi qui: perché è in mani ancora più sicure, perché mani italiane», afferma Urso. Il tema della sicurezza nazionale torna anche nel riferimento agli altri grandi impianti di raffinazione italiani. Il ministro ricorda l’utilizzo del Golden Power in occasione di operazioni che hanno coinvolto importanti operatori internazionali, sottolineando la necessità di mantenere sotto tutela la produzione e gli approvvigionamenti destinati al mercato nazionale. «Abbiamo apposto, anche in quel caso, l’esercizio delle Golden Power», ricorda, rivendicando l’utilizzo dello strumento per garantire condizioni precise sulla produzione e sull’approvvigionamento.
Energia e sicurezza nazionale
Nel suo intervento Urso allarga poi lo sguardo oltre Priolo e ricorda il ruolo che aveva svolto, nella precedente legislatura, come presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica. Già prima dell’invasione russa dell’Ucraina, racconta, aveva segnalato al Parlamento la crescente importanza strategica di due settori: energia e spazio. «Oggi quelle lezioni ci fanno capire di più su quello che sta accadendo», sostiene. Il ragionamento torna quindi alla situazione attuale e alle difficoltà che stanno interessando il mercato europeo dei prodotti petroliferi.
Il nodo delle scorte e del carburante
Urso richiama anche il vertice straordinario del G7 convocato per affrontare l’emergenza legata alla disponibilità di carburanti e alle tensioni sulle forniture. Il ministro sottolinea in particolare il problema della disponibilità di gasolio e di altri prodotti raffinati, ma guarda anche al settore dell’aviazione. «Pensate al carburante per gli aerei, Jet Fuel, che scarseggia», osserva, evidenziando le conseguenze che una riduzione delle disponibilità può avere sulle compagnie aeree e, di riflesso, sui costi dei biglietti. È in questo quadro che, secondo Urso, diventa strategico disporre di una capacità di raffinazione adeguata sul territorio europeo.
La partita che riguarda Priolo
La visita a ISAB, spiega ancora il ministro, è anche preparatoria al confronto convocato con le società di raffinazione italiane per affrontare l’emergenza degli approvvigionamenti. L’obiettivo è verificare con gli operatori «cosa si possa fare in Europa, con urgenza, e in Italia, secondo le nostre competenze, per aumentare la produzione nell’immediato» dei prodotti necessari alle imprese, alle famiglie e ai consumatori. Ed è proprio qui che Priolo torna ad assumere un ruolo centrale.
«L’ISAB di Priolo, che fortunatamente è stata salvata e fortunatamente è tornata in mano italiana, può svolgere un ruolo di grande rilievo in Italia e in Europa», afferma Urso. Non soltanto, quindi, una raffineria da proteggere, ma un impianto chiamato a contribuire concretamente alla sicurezza energetica.
«Non hanno mai mollato»
In conclusione, il ministro rivolge un ringraziamento ai manager, ai dirigenti e soprattutto ai lavoratori di ISAB. «Grazie per averci sempre creduto, per non aver mai mollato nemmeno nei momenti più difficili insieme a noi», dice. È il punto conclusivo di una vicenda che Urso legge come il passaggio dalla difesa dello stabilimento alla sua nuova missione industriale.
ISAB, dopo essere stata salvata dalla chiusura, entra così nella fase in cui dovrà dimostrare quanto può essere importante per la sicurezza energetica dell’Italia e dell’Europa.
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