La dipendenza digitale entra nell’agenda degli interventi regionali in Sicilia. E lo fa con una misura che punta a contrastare un fenomeno sempre più presente nel dibattito educativo e sanitario, concentrando l’attenzione soprattutto sui territori in cui i servizi per i giovani sono meno accessibili.
Al centro dell’iniziativa c’è il Fondo regionale per la prevenzione delle tossicodipendenze, che amplia il proprio raggio d’azione includendo, accanto alle dipendenze da stupefacenti e sostanze psicotrope, anche quelle legate all’uso problematico di smartphone e iperconnettività.
A promuovere la misura è il deputato regionale Carlo Gilistro, esponente di ControCorrente e pediatra, che rivendica il risultato ottenuto attraverso un proprio emendamento. «La dipendenza da uso smodato di smartphone e iperconnettività è un’emergenza educativa e sanitaria», afferma, sottolineando la necessità di intervenire con strumenti concreti, a partire dai contesti più fragili.
L’obiettivo è prevenire il disagio prima che si aggravi, attraverso la formazione di educatori, laboratori nelle scuole e sportelli di ascolto. Perché, come evidenzia Gilistro, solitudine, noia e difficoltà relazionali possono contribuire a spingere i più giovani verso comportamenti problematici.
Centomila euro per il 2026: priorità ai territori più fragili
La dotazione finanziaria prevista per il 2026 è di 100 mila euro. I fondi saranno destinati agli enti del Terzo settore iscritti al Registro unico nazionale (RUNTS), chiamati a realizzare progetti sperimentali in rete con gli enti locali.
Il contributo massimo è di 10 mila euro per progetto, con l’obiettivo di finanziare almeno dieci interventi pilota, compatibilmente con gli importi effettivamente assegnati. I beneficiari finali saranno giovani, famiglie e comunità dei Comuni siciliani con una popolazione fino a 15 mila abitanti, dando priorità ai centri sotto i 5 mila abitanti e alle aree interne.
Una scelta che punta a colmare una disparità territoriale: i servizi per le dipendenze e i centri di ascolto, secondo quanto evidenziato da Gilistro, sono concentrati soprattutto nei capoluoghi e nei grandi centri urbani, mentre nei piccoli Comuni risulta più difficile intercettare tempestivamente le situazioni di disagio.
«Dobbiamo iniziare a colmare il vuoto evidenziato dallo stesso Dipartimento», dichiara il parlamentare, richiamando l’esigenza di rendere la prevenzione più vicina alle comunità e alle famiglie.
La dotazione iniziale, tuttavia, rappresenta soltanto un primo passo. Lo stesso Gilistro annuncia l’intenzione di lavorare a un incremento delle risorse entro la fine dell’anno, per adeguarle alle esigenze del territorio. Un passaggio importante, perché la sfida non consiste soltanto nell’avviare progetti, ma nel garantire loro continuità ed efficacia.
Scuole, sportelli e formazione: la prevenzione parte dalle comunità
Tra gli interventi finanziabili figurano laboratori e campagne di sensibilizzazione nelle scuole primarie e secondarie, sportelli di ascolto itineranti, punti di contatto informali e percorsi di formazione per animatori di comunità e peer educator, giovani preparati a promuovere il confronto e la sensibilizzazione tra coetanei.
L’approccio punta a coinvolgere non soltanto gli specialisti, ma anche insegnanti, famiglie, associazioni e amministrazioni locali. L’obiettivo è creare una rete capace di riconoscere precocemente i segnali di disagio e offrire occasioni di ascolto anche nei territori più periferici.
I progetti saranno valutati dal Comitato regionale di indirizzo sulle dipendenze (CRID) attraverso una griglia di 100 punti: 30 saranno assegnati in base al target territoriale e alla vulnerabilità, 25 all’innovazione e alla sperimentazione, 25 alla collaborazione con enti locali, scuole e servizi sanitari e 20 alla sostenibilità e all’efficienza finanziaria.
La logica è chiara: premiare iniziative radicate nei territori, capaci di coinvolgere più soggetti e di utilizzare in modo efficace le risorse disponibili.
Gilistro: “All’inizio quella posizione era isolata”
Nel rivendicare l’iniziativa, Gilistro richiama il proprio impegno professionale e politico sulla tutela dei minori nell’ambiente digitale. Da pediatra, sostiene di essere stato tra i primi a sollecitare norme per prevenire dipendenze e disturbi del neurosviluppo collegabili all’uso eccessivo di social network e dispositivi digitali.
Il parlamentare ricorda inoltre la legge voto presentata all’Assemblea regionale siciliana per proteggere giovani e giovanissimi dall’abuso digitale senza regole, sottolineando come il tema abbia acquisito crescente attenzione anche a livello europeo.
L’estensione del Fondo rappresenta quindi, nella sua prospettiva, un primo risultato concreto. Ma l’annuncio politico dovrà ora misurarsi con l’attuazione: tempi delle procedure, selezione dei progetti, capacità di raggiungere i destinatari e risultati effettivamente conseguiti.
Le risorse disponibili consentiranno di avviare una prima sperimentazione, ma sarà necessario verificare se gli interventi riusciranno a rispondere alla vastità delle esigenze e a consolidarsi nel tempo.
La Sicilia prova dunque a portare la prevenzione digitale fuori dai grandi centri, avvicinandola alle scuole, alle famiglie e alle comunità più periferiche. Il primo passo è stato compiuto sul piano della misura finanziaria; adesso la partita decisiva si giocherà sul territorio.
Perché riconoscere il problema è fondamentale, ma non basta. Servono servizi accessibili, educatori preparati e strumenti capaci di intervenire prima che il disagio diventi più difficile da affrontare. «Ora serve fare in fretta», conclude Gilistro. Una sollecitazione che indica la vera misura del successo dell’iniziativa: trasformare lo stanziamento in opportunità concrete per i giovani siciliani.
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