Per anni è rimasta una ferita aperta nel cuore di Siracusa, a pochi passi da alcuni dei luoghi più importanti della città. Ora, per l’ex Casa del Pellegrino, qualcosa comincia a muoversi.
Il Comune ha avviato una prima operazione di messa in sicurezza della struttura, chiudendo gli accessi per impedire nuove intrusioni, mentre Risam ha effettuato un sopralluogo propedeutico alla bonifica dell’area.
L’intervento rappresenta il primo passo di un’azione che punta soprattutto a fronteggiare una situazione di degrado sedimentatasi nel tempo. L’edificio, ormai da anni inutilizzato, è stato infatti progressivamente trasformato in un punto di abbandono di rifiuti e in un luogo facilmente accessibile a chiunque volesse introdursi abusivamente.
La decisione di murare gli ingressi si inserisce nel quadro delle iniziative sollecitate anche dalle numerose segnalazioni sulle condizioni dell’immobile. Parallelamente, gli operatori di Risam hanno verificato direttamente lo stato dei luoghi, così da poter programmare le operazioni necessarie per la rimozione dei materiali accumulati e la successiva pulizia straordinaria.
La bonifica, disposta dalla Prefettura, assume un significato particolare proprio per la collocazione dell’ex Casa del Pellegrino. La struttura si trova infatti in una delle zone più rappresentative di Siracusa: nelle immediate vicinanze dell’ospedale, di fronte al Santuario della Madonna delle Lacrime e a breve distanza dal Museo archeologico regionale Paolo Orsi e dal Parco della Neapolis.
Un patrimonio monumentale e culturale che rende ancora più stridente la presenza di un edificio abbandonato, divenuto nel corso degli anni teatro di intrusioni, danneggiamenti e incendi. La chiusura degli accessi, tuttavia, non appare sufficiente da sola a cancellare il problema. In passato, infatti, anche dopo interventi di sgombero e messa in sicurezza, si sono registrati nuovi ingressi abusivi e ulteriori episodi di vandalismo. La sfida, dunque, sarà impedire che l’ex Casa del Pellegrino torni rapidamente nella stessa condizione.
Resta inoltre sullo sfondo la complessa storia amministrativa e giudiziaria legata all’immobile, di proprietà comunale e interessato negli anni da rapporti e contenziosi con il Santuario. La bonifica può quindi rappresentare soltanto l’inizio di un percorso più ampio. Ripulire l’area è necessario, ma non basta: per evitare che il degrado si ripresenti sarà indispensabile individuare una destinazione definitiva per la struttura e restituire dignità a uno spazio che si trova in una delle aree più importanti della città.
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