Siracusa. Dietro Aeroporto Fontanarossa la partita vera: Siracusa rischia di essere svenduta

di Redazione

Dalla tratta per Montréal agli equilibri societari: sviluppo e capitali si concentrano su Catania mentre Siracusa rischia di perdere peso, valore e rappresentanza

La nuova rotta stagionale Catania–Montréal viene presentata come un ponte verso il Nord America, una leva per turismo, export e investimenti. Ma dietro l’entusiasmo istituzionale, nel Sud Est siciliano si fa strada una lettura più critica: quella di uno sviluppo che rischia di non essere distribuito in modo equilibrato tra i territori.

Il punto non è la tratta in sé, ma il modello che si sta costruendo attorno ad essa. Un modello in cui Catania si rafforza come hub infrastrutturale e decisionale, mentre Siracusa e Ragusa rischiano di scivolare in una posizione sempre più marginale, soprattutto nei settori strategici come l’agroalimentare e le relazioni internazionali. Proprio sul comparto agroalimentare, evocato come asse portante dei rapporti con il Canada, emergono le prime contraddizioni.

Siracusa, con le sue produzioni uniche e riconosciute a livello globale, dovrebbe rappresentare il punto di partenza naturale di qualsiasi strategia. E invece la percezione è opposta: una regia accentrata che finisce per valorizzare altri poli, lasciando in secondo piano le eccellenze siracusane.

Il nodo della Camera di Commercio e il peso reale di Siracusa

A rendere ancora più complesso il quadro è la struttura della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, che riunisce Catania, Ragusa e Siracusa in un unico ente. Un accorpamento che, sulla carta, avrebbe dovuto rafforzare il sistema, ma che nei fatti ha sollevato interrogativi sulla reale capacità di rappresentanza dei singoli territori. Siracusa detiene formalmente una quota del 12,5% riconducibile all’ex Provincia regionale, ora Libero Consorzio. Ma questa percentuale non equivale a una “proprietà” territoriale recuperabile: si tratta di partecipazioni in un ente pubblico, non liquidabili né restituibili ai territori. Il vero tema, quindi, non è il possesso delle quote, ma il loro peso effettivo nelle decisioni. Ed è qui che emerge la criticità: in un sistema accorpato, il rischio è che la capacità di incidere si sposti progressivamente verso i poli più forti, riducendo il ruolo di Siracusa.

Le lacune strutturali: il vero punto debole

Se a queste dinamiche si sommano le fragilità storiche del territorio, il quadro si fa ancora più complesso e, per certi aspetti, urgente. Siracusa parte infatti da una condizione di svantaggio strutturale che pesa ancora oggi sulle sue possibilità di crescita: l’assenza di un aeroporto proprio, una rete logistica non pienamente competitiva a livello internazionale e una posizione che la colloca ai margini delle principali direttrici infrastrutturali. Tutto questo contribuisce a renderne più difficile l’accesso ai grandi flussi di mobilità, scambio e sviluppo.

Ma la questione non è solo infrastrutturale. A incidere è anche la difficoltà di presentarsi all’estero come un sistema economico davvero integrato e riconoscibile, capace di muoversi con una strategia unitaria. Questa frammentazione interna si traduce, in modo diretto, in una minore capacità di attrarre investimenti rispetto ad altri poli regionali che hanno saputo consolidare connessioni più forti e una maggiore visibilità.

Ed è proprio in questo contesto che lo scenario si fa più delicato: le criticità esistenti rischiano di diventare ancora più evidenti nel momento in cui il sistema aeroportuale siciliano entra in una fase di trasformazione profonda, destinata a ridefinire equilibri territoriali, competitività e opportunità di sviluppo.

La partita Sac e il rischio sulle quote

È qui che entra in gioco il dossier più delicato: quello della Sac e della possibile apertura a nuovi soci. Attorno alla società di gestione degli aeroporti si muovono interessi rilevanti, con grandi gruppi pronti a entrare in un sistema destinato a crescere di valore. Oggi la Sac è controllata in larga parte dalla Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, che detiene oltre il 60% del capitale. Le restanti quote sono distribuite tra enti pubblici: la Città Metropolitana di Catania, il Libero Consorzio di Siracusa detiene circa 3.800 azioni per un valore nominale di 3,8 milioni di euro (così come la CamCom Sr) e l’Irsap con partecipazioni simili, mentre quote minori fanno capo ai Comuni di Catania e Comiso. Il capitale sociale supera i 31 milioni di euro, ma questo dato non rappresenta il valore reale della società. In caso di apertura al mercato, infatti, la valutazione potrebbe crescere sensibilmente, arrivando – secondo diverse stime – a cifre ben più elevate. Ed è proprio in questa fase che si concentra il rischio per Siracusa. Se le quote riconducibili al territorio (quel 25% complessivo tra ex Camera di Commercio ed ex Provincia) venissero cedute prima di una piena valorizzazione, il risultato sarebbe chiaro: il territorio uscirebbe dal capitale nel momento meno favorevole, mentre i nuovi soggetti entranti beneficerebbero dell’aumento di valore successivo. In termini tecnici, le eventuali plusvalenze – cioè i guadagni derivanti dall’incremento del valore della società – finirebbero nelle mani di chi entra dopo, non di chi ha contribuito a costruire quel valore nel tempo.

Il rischio concreto: crescita senza redistribuzione

Il quadro che si delinea è quello di una crescita potenziale che, però, non riesce a tradursi in benefici realmente condivisi. Siracusa rischia di trovarsi ai margini di un processo decisionale che altrove prende forma, mentre le infrastrutture finiscono per rafforzare sempre gli stessi poli e il valore economico generato non si riflette in una redistribuzione concreta sul territorio. Nel frattempo, anche il peso politico dell’area tende a ridursi, passo dopo passo.

Non è solo una questione di risorse o di bilanci: è una questione di equilibrio, di prospettiva, di futuro del territorio. Perché quando lo sviluppo del Sud-Est si concentra attorno a un unico centro, il rischio non è astratto ma molto concreto: si crea una frattura, un sistema a due velocità. Da una parte territori capaci di attrarre investimenti e opportunità, dall’altra realtà che restano indietro, pur avendo contribuito in modo decisivo a rendere possibile quello stesso sviluppo.

La vera sfida: il rispetto del territorio

Il tema, allora, diventa uno solo: il rispetto del ruolo di Siracusa. Un principio che non può restare astratto, ma deve tradursi in scelte concrete: nella gestione delle quote, nella distribuzione degli investimenti, nella valorizzazione delle eccellenze locali e nella rappresentanza nei luoghi decisionali. Perché senza questo equilibrio, ogni operazione – dalla nuova rotta intercontinentale alla riorganizzazione della Sac – rischia di trasformarsi da opportunità condivisa a fattore di squilibrio. E a quel punto, più che un ponte verso il futuro, quello che si sta costruendo potrebbe diventare una linea di confine.

06 Maggio 2026 | 09:02
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