A Siracusa la prossima partita amministrativa è ancora lontana, ma il centrodestra comincia a interrogarsi su come arrivarci. E Paolo Cavallaro, capogruppo di Fratelli d’Italia al Vermexio, sceglie di rompere gli indugi non con l’indicazione di un nome, ma con una questione apparentemente più semplice e, politicamente, assai più impegnativa: quale città vuole governare il centrodestra e, soprattutto, con quale metodo?
Il messaggio contenuto nella lunga riflessione di Cavallaro è netto: non bisogna aspettare la campagna elettorale per cominciare a costruire un’alternativa. Anzi, è proprio l’assenza dell’imminenza elettorale, sostiene il dirigente di Fratelli d’Italia, a offrire oggi l’occasione per discutere senza l’«assillo delle scadenze».
Non un’investitura, dunque. Non ancora. E nemmeno, nelle intenzioni dichiarate, una fuga in avanti sulla candidatura a sindaco. Piuttosto l’invito ad aprire una fase politica nella quale il centrodestra possa mettere sul tavolo idee, priorità e metodo, prima ancora dei nomi.
L’unità prima del candidato
È questo il primo punto politico della riflessione: il centrodestra, sostiene, dovrebbe «lavorare con convinzione alla propria unità» e riunire presto le proprie componenti attorno a un tavolo. Ma il tavolo immaginato dal capogruppo di FdI non dovrebbe restare confinato alle segreterie dei partiti.
La proposta è quella di allargare progressivamente il confronto alle realtà civiche, alle categorie, alle associazioni e ai cittadini. Una scelta che contiene anche una precisa idea di costruzione della coalizione: non partire dal candidato per poi cercare di riempire il contenitore con un programma, ma costruire prima una piattaforma politica e amministrativa sulla quale misurare convergenze e differenze.
«Un candidato, chiunque esso sia, non può sostituire un progetto, una squadra e un metodo di governo», osserva Cavallaro. È forse il passaggio più significativo dell’intervento. Perché sposta il baricentro del dibattito dalla contesa sui nomi alla qualità della proposta politica. E, allo stesso tempo, mette implicitamente in guardia da una dinamica ricorrente nelle competizioni amministrative: pensare che la scelta del candidato possa, da sola, risolvere le divisioni di una coalizione.
Per Cavallaro non è così. Il candidato arriverà, quando sarà il momento. Prima, però, bisogna capire cosa il centrodestra intenda proporre alla città.
La critica al metodo di governo
Il secondo capitolo è ancora più politico. Cavallaro guarda agli anni amministrativi trascorsi e parla di un’esperienza che sarebbe stata caratterizzata troppo spesso dalla divisione. Da qui la richiesta di cambiare approccio: chi governa deve decidere e assumersi la responsabilità delle proprie scelte, ma deve anche ascoltare, coinvolgere e confrontarsi.
È una concezione del governo cittadino che attribuisce un ruolo centrale al rapporto fra amministrazione, Consiglio comunale e società siracusana. Non soltanto nella fase della decisione, ma anche in quella precedente, quando i problemi vengono individuati e le possibili soluzioni ancora discusse.
La metafora scelta da Cavallaro è volutamente popolare: «Nessuno è Superman, neppure un Sindaco». Dietro la battuta c’è però un principio politico preciso. Un sindaco, secondo il capogruppo di FdI, non può essere considerato l’uomo solo al comando né può pretendere di avere sempre la soluzione migliore. Da qui la necessità di una squadra competente e di assessori non selezionati soltanto per le competenze, ma anche per la capacità di lavorare insieme e dialogare con il Consiglio e con la città.
«Una buona proposta resta buona anche se arriva dall’opposizione»
Cavallaro entra poi in un terreno delicato: il rapporto con l’opposizione. La sua tesi è che accogliere una proposta proveniente dalla parte politicamente avversa non debba essere interpretato come una concessione né come una rinuncia alla propria identità. Se una proposta è valida, sostiene, dovrebbe essere valutata per il suo contenuto e non per la provenienza.
È un passaggio che porta il discorso oltre la semplice unità della coalizione e investe direttamente il funzionamento delle istituzioni locali. L’idea è quella di un Consiglio comunale nel quale maggioranza e opposizione mantengano naturalmente ruoli distinti, ma senza trasformare ogni confronto in una prova di forza.
Una buona amministrazione, nella visione esposta da Cavallaro, dovrebbe essere capace di raccogliere «il meglio dei contributi» provenienti da posizioni politiche differenti. Un principio semplice da enunciare, molto più difficile da applicare nella pratica.
La macchina comunale e il nodo della dirigenza
La riflessione del capogruppo di Fratelli d’Italia non si ferma alla politica. C’è anche il Comune come macchina amministrativa. Cavallaro chiede una riorganizzazione seria della struttura, partendo dalla valorizzazione delle professionalità interne, dalla definizione delle responsabilità e degli obiettivi e da una dirigenza stabile, responsabilizzata sui risultati.
Nel mirino finisce anche il ricorso agli incarichi dirigenziali a tempo determinato, che secondo Cavallaro dovrebbe essere limitato ai casi nei quali esista una «reale e specifica necessità».
Il principio rivendicato è quello della continuità amministrativa: il Comune dovrebbe essere in grado di funzionare indipendentemente da chi, di volta in volta, occupa Palazzo Vermexio.
È un tema tutt’altro che secondario. Perché se la politica stabilisce gli indirizzi, è la macchina amministrativa a doverli trasformare in atti, servizi e risultati. E proprio sulla capacità amministrativa, nella visione di Cavallaro, si giocherebbe una parte sostanziale della credibilità del futuro governo cittadino.
Dalle grandi opere ai rifiuti: il programma prima degli slogan
Poi arrivano i temi concreti. Cavallaro chiede al centrodestra di cominciare a definire una propria idea sulle grandi opere, sul trasporto pubblico, sulla mobilità, sulle piste ciclabili, sulla raccolta dei rifiuti e sulla pulizia della città.
E ancora: periferie, servizi, cultura, turismo e sviluppo. Non un libro dei sogni, però. Il capogruppo di FdI propone una formula opposta alla logica dei programmi elettorali interminabili: pochi impegni, chiari e verificabili.
Il parametro con cui misurare il futuro governo, nella sua impostazione, dovrebbe essere quindi concreto: arrivare alla fine della consiliatura e poter distinguere ciò che è stato realizzato da ciò che non è stato fatto. Una sorta di contratto politico con gli elettori, nel quale la promessa dovrebbe lasciare spazio alla verifica.
Il tentativo di riaprire il rapporto con la città
È sul rapporto fra Palazzo Vermexio e cittadini che Cavallaro concentra forse la parte più ambiziosa della sua proposta. L’idea è utilizzare con maggiore frequenza le assemblee pubbliche, nei quartieri e anche online, non come semplici occasioni di comunicazione a decisioni già prese, ma come strumenti per presentare preventivamente i problemi, illustrare le possibili soluzioni, raccogliere critiche e proposte e spiegare successivamente le ragioni delle decisioni assunte.
Il coinvolgimento, nella sua impostazione, non deve però diventare una rinuncia alla responsabilità politica. Chi viene eletto, sottolinea Cavallaro, deve continuare a decidere. La partecipazione dovrebbe servire piuttosto a rendere comprensibile il percorso che porta alla decisione. È una distinzione importante: ascoltare non significa necessariamente delegare. E coinvolgere non significa rinunciare a governare.
Il vero banco di prova: superare divisioni e personalismi
Alla fine, il cuore politico dell’intervento torna dove era cominciato: il centrodestra. Cavallaro riconosce l’esistenza di sensibilità differenti, incomprensioni e anche distanze profonde. Ma proprio per questo chiede uno sforzo ulteriore alle diverse componenti.
Non cancellare le identità, non rinunciare alle proprie idee, ma individuare ciò che può diventare patrimonio comune. Il punto, dunque, non sarebbe costruire un’unità artificiale. Sarebbe verificare se esista uno spazio politico e programmatico sufficiente per costruire una proposta condivisa per Siracusa.
Ed è qui che l’intervento assume una valenza che va oltre il semplice ragionamento programmatico. Perché parlare oggi di unità, quando la campagna elettorale non è ancora iniziata, significa anche mettere i partiti davanti a una responsabilità politica: decidere se il confronto debba cominciare dalle candidature oppure dai contenuti. Cavallaro indica chiaramente la seconda strada.
L’appello: «Troviamoci al più presto»
La conclusione è un invito esplicito: tutte le forze politiche e civiche che si riconoscono nel centrodestra dovrebbero sedersi attorno a un tavolo pubblico e cominciare a discutere dei contenuti.
Non domani, quando partirà ufficialmente la campagna elettorale. Adesso. L’obiettivo indicato è persino più largo della prossima competizione amministrativa: ragionare sulla Siracusa da lasciare tra cinque o dieci anni.
È una prospettiva che prova a cambiare il calendario della politica locale. La campagna elettorale, in questa impostazione, non dovrebbe essere il momento in cui si comincia a pensare alla città, ma quello in cui si sottopone agli elettori un progetto già discusso, costruito e possibilmente verificabile.
Resta da capire come reagiranno le altre componenti del centrodestra e se l’appello riuscirà a tradursi in un confronto effettivamente comune. Perché tra l’auspicio dell’unità e la sua concreta realizzazione passa tutta la distanza che normalmente separa una dichiarazione politica da un progetto di governo.
Cavallaro, intanto, il primo passo lo indica senza troppi giri di parole: «Iniziare a costruirla insieme e farlo davanti alla città». La sfida, per il centrodestra siracusano, è ora trasformare quell’invito in un tavolo, quel tavolo in un confronto e quel confronto in una proposta politica riconoscibile.
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