Siracusa. Calcio, derby amaro e stagione al capolinea: Leoni retrocessi, la vera sconfitta è della società

di Redazione

Dal campo arrivano gli ultimi segnali di orgoglio, ma la classifica non perdona: senza penalizzazioni ci sarebbe stato un finale diverso. Pesa la gestione Ricci, incapace di garantire stabilità

Il derby di Sicilia si chiude nel modo meno utile possibile: un pareggio che lascia entrambe le squadre a mani vuote. Il 2-2 finale non serve al Trapani, che resta fanalino di coda, e nemmeno al Siracusa, che avrebbe dovuto vincere e sperare in una combinazione favorevole dagli altri campi per aggrapparsi ai play-out.

Gli azzurri partono bene e passano in vantaggio al 35’ con Di Paolo, ma nella ripresa subiscono il ritorno dei granata: Stauciuc firma l’1-1 al 15’, poi Napolitano ribalta tutto al 31’. Quando la gara sembra ormai compromessa, Sbaffo trova il gol del pareggio a undici minuti dalla fine, evitando almeno la sconfitta ma senza cambiare il destino della squadra.

Il Siracusa chiude la stagione con 26 punti, un bottino pesantemente condizionato dalle gravi violazioni amministrative perpetrate dalla società da cui è scaturita la penalizzazione inflitta dal Tribunale Federale Nazionale: senza quei punti sottratti, gli aretusei sarebbero saliti a quota 37, guadagnandosi lo spareggio salvezza contro il Giugliano. Una differenza che pesa come un macigno e che racconta molto più di qualsiasi analisi tecnica.

Perché se il campo ha dato le sue risposte, è fuori dal terreno di gioco che si trovano le vere cause di questo fallimento. I problemi societari non sono stati un imprevisto, ma una costante. Già lo scorso anno il presidente Alessandro Ricci aveva fatto emergere tutte le difficoltà legate a una fideiussione inadeguata, rivelatasi insufficiente per sostenere le operazioni di mercato. A questo si è aggiunta un’iscrizione al campionato arrivata soltanto in extremis, segnale evidente di una gestione fragile e priva di programmazione.

Negli ultimi mesi, poi, la situazione è ulteriormente precipitata con la presa di posizione dei giocatori, che hanno denunciato ritardi nei pagamenti degli stipendi e il mancato rispetto delle scadenze federali. Un quadro che evidenzia responsabilità precise e che ha inevitabilmente condizionato rendimento e serenità della squadra.

E così, mentre il campo racconta di una squadra tenace che avrebbe potuto giocarsi le proprie chance fino in fondo, la realtà restituisce l’immagine di un progetto mai davvero decollato.

Con una società più solida e organizzata, il Siracusa Calcio avrebbe potuto salvarsi. Il pareggio del derby diventa quasi un simbolo: un punto inutile, come inutili sono state le occasioni perse lungo il cammino.

Resta l’amarezza di ciò che poteva essere e non è stato, e la sensazione che questa retrocessione in serie D non sia nata in novanta minuti, ma sia stata costruita giorno dopo giorno, tra errori societari, negligenze e scelte discutibili. Un epilogo già tristemente scritto.

27 Aprile 2026 | 07:47
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