C’è un paradosso tutto siciliano che scorre lungo la Statale 114, quella che collega Catania a Siracusa. Un paradosso limpido e trasparente come l’acqua che però, tra i rubinetti aretusei, rischia di trasformarsi nell’ennesima trappola finanziaria a danno dei cittadini.
Accade infatti che, mentre la provincia di Siracusa soffoca sotto i morsi di una crisi idrica drammatica e senza precedenti, dalle parti di Palazzo Vermexio la priorità della governance dell’acqua sembri essere un’altra: mettere le mani nelle tasche dei contribuenti. A far esplodere la protesta è la richiesta del deposito cauzionale preteso da Aretusacque a tutti gli utenti indistintamente. Una mazzata economica bollata da cittadini, sindacati e associazioni come “pesante e inopportuna”, calata dall’alto proprio mentre dai rubinetti spesso non esce nulla se non la rabbia.
A guidare il fronte della resistenza politica e sociale sono il Forum Provinciale per l’Acqua Pubblica, la CGIL e Federconsumatori. Per bocca di Alessandro Acquaviva, portavoce del Forum, parte un ultimatum senza mezzi termini diretto al primo cittadino siracusano, Francesco Italia, nella doppia veste di presidente dell’Assemblea Territoriale Idrica (Ati): o ci si siede subito a un tavolo per rivedere il piano finanziario e congelare la cauzione, o la protesta dalle stanze della politica passerà direttamente alla piazza. Con un sit-in ad oltranza già pronto a bloccare i palazzi del potere.
La sponda catanese e l’ipocrisia dei due pesi e due misure
Ciò che rende la posizione del Comune di Siracusa ancor più debole e politicamente indifendibile è un confronto impietoso con i vicini di casa. Pochi chilometri più a nord, nella provincia di Catania, il nuovo gestore unico SIE S.p.A. ha dimostrato che un’altra strada non solo è possibile, ma doverosa. Di fronte alle proteste dei Comuni e alle rimostranze dei cittadini, la SIE ha fatto retromarcia: addebito del deposito cauzionale subito revocato e conguaglio immediato per le somme già ingiustamente fatturate.
Fin qui sembrerebbe la classica storia di un’amministrazione virtuosa contro una miope. Ma il dettaglio politically scorrect che fa tremare i polsi alla giunta Italia è un altro: il socio privato di SIE S.p.A. è Cogen. Ovvero lo stesso identico azionista presente in Aretusacque.
Una contraddizione schizofrenica. Com’è possibile che la stessa componente privata ritenga legittimo e applicabile il buonsenso a Catania, mentre a Siracusa continua a pretendere il balzello coatto? Qual è la posizione del Sindaco Italia di fronte a questo corto circuito commerciale e politico?
Il silenzio di Palazzo Vermexio: l’arroganza prima del muro contro muro
Anziché farsi carico del profondo malcontento popolare e incanalare la tensione sociale in un solco di dialogo costruttivo e civile, il vertice dell’Ati idrico preferisce fare spallucce, trincerandosi dietro un silenzio assordante.
Quelle del Forum e dei sindacati non sono “istanze pretestuose”, ma un grido d’allarme legittimo da parte di una comunità stremata, penalizzata da un servizio idrico a singhiozzo e ora costretta a finanziare, attraverso la cauzione, operazioni finanziarie prive di trasparenza.
Se il presidente Francesco Italia pensa di poter ignorare la richiesta d’incontro urgente sul piano operativo ed economico di Aretusacque, sta compiendo un errore di valutazione letale. Continuare a voltarsi dall’altra parte per difendere le logiche meramente privatistiche e i profitti dei gestori a discapito dei bisogni primari dei propri cittadini equivale a rompere definitivamente il patto sociale con la città.
Il tempo della diplomazia e dei rinvii è finito: se le risposte non arriveranno immediatamente nelle sedi istituzionali, la risposta arriverà dalle strade. E per Palazzo Vermexio, il conto rischia di essere drammaticamente più alto di una semplice fattura idrica.
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