Siracusa. Auto del Comune usata per affari privati e falsa presenza al lavoro: dipendente indagato, sospeso per 12 mesi

di Anthony Maria Bianca

Un’auto acquistata e mantenuta con risorse pubbliche sarebbe diventata, secondo la ricostruzione degli inquirenti, una sorta di mezzo personale: nel fascicolo della Procura accuse di peculato, truffa e falsa attestazione della presenza in servizio

Finito il turno di lavoro, o presunto tale, non serviva nemmeno premurarsi di restituire le chiavi. L’auto di servizio rientrava comodamente insieme a lui, dritta nel garage o sotto casa, pronta per le commissioni private della serata o del weekend.

Una disinvoltura disarmante nell’amministrare la cosa pubblica quella scoperta dagli uomini della Polizia di Stato in un comune della provincia di Siracusa, sfociata in un blitz che ridimensiona, almeno per un po’, la spregiudicatezza di un dipendente comunale accusato di aver scambiato il patrimonio collettivo per un garage privato.

Nei confronti del lavoratore è scattata una misura cautelare pesante: sospensione dai pubblici uffici per un anno. Il fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica di Siracusa, che ha coordinato le indagini, recita reati pesantissimi: peculato, truffa e falsa attestazione della presenza in servizio. La triade classica di chi, forte della propria posizione nell’organigramma pubblico, pensa di poter eludere controlli, orari e buonsenso.

L’auto municipale usata come spider di proprietà

Le verifiche condotte dagli investigatori hanno restituito un quadro di condotte ritenute “altamente censurabile”: l’indagato non solo avrebbe attestato falsamente di trovarsi al lavoro mentre sbrigava tutt’altro, ma avrebbe trasformato la vettura dell’Ente nel proprio mezzo di trasporto quotidiano.

Nessuno scrupolo per le spese di carburante, per l’usura del mezzo o per l’immagine dell’istituzione che rappresentava: il veicolo veniva sistematicamente sottratto alla disponibilità della comunità per soddisfare esigenze personali, fino all’estremo gesto di portarselo a casa a fine giornata.

Un danno economico e reputazionale non da poco per l’Ente Pubblico coinvolto, costretto a fare i conti con l’ennesimo episodio di cattiva gestione e condotte corsare all’interno degli uffici locali.

Il nodo giudiziario e le garanzie di legge

La scure del Giudice per le Indagini Preliminari ha fermato per dodici mesi le attività del dipendente, allontanandolo temporaneamente dal servizio. L’inchiesta, tuttavia, rappresenta solo il primo capitolo di un iter processuale che dovrà fare il suo corso.

Come impone il rispetto delle garanzie costituzionali e la presunzione di innocenza, principio cardine del nostro ordinamento, la posizione dell’indagato verrà definita solo a seguito dell’eventuale emissione di una sentenza di condanna passata in giudicato.

Sino al terzo grado di giudizio, la responsabilità resta tutta da accertare nelle aule di tribunale, ma per ora le chiavi dell’auto comunale tornano, finalmente, alla collettività.

di Anthony Maria Bianca 28 Settembre 2026 | 13:39
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