Non c’è pace per i cittadini aretusei. E quando si pensa di aver toccato il fondo, la gestione dei servizi essenziali riesce a scavare ancora più a fondo, trasformando una situazione già critica in una beffa in piena regola.
Nonostante i ripetuti e accorati appelli arrivati in questi mesi da ogni fronte – dalle forze politiche alle associazioni di categoria, dai sindacati fino ai comitati spontanei di quartiere – Aretusacque continua dritta per la sua ‘contorta’ strada. E lo fa applicando a spron battuto l’inserimento del tanto contestato deposito cauzionale direttamente in bolletta. Il dettaglio che fa gridare allo scandalo, tuttavia, va oltre la semplice rigidità burocratica o contabile: le richieste di pagamento stanno arrivando anche a chi beneficia del bonus sociale.
A sollevare il velo su quello che si prefigura come un vero e proprio sopruso sono i consiglieri comunali di Forza Italia, che descrivono un quadro sconcertante. Nuclei famigliari monoreddito, persone che vivono sotto la soglia della povertà, cittadini fragili o segnati dal disagio sociale: soggetti che figurano già regolarmente nell’anagrafica del gestore come destinatari delle agevolazioni tariffarie si vedono recapitare richieste di garanzia patrimoniale. Una prassi che travalica il buonsenso e che, a detta degli esponenti azzurri, “va oltre i limiti del consentito”.
La norma parla chiaro: un abuso senza giustificazioni
Non si tratta soltanto di una questione di sensibilità sociale o di opportunità politica. In gioco c’è il rispetto delle regole. Le normative di settore, infatti, non lasciano spazio ad arrampicate sugli specchi o ad arbitrarie reinterpretazioni.
“Lo vogliamo ricordare con chiarezza al gestore – attaccano i consiglieri azzurri – L’articolo 4.3 della Delibera dell’Autorità per l’Energia del 28 febbraio 2013, n. 86, che disciplina il deposito cauzionale per il Servizio Idrico Integrato, recita testualmente: ‘Il deposito cauzionale non può essere richiesto agli utenti finali che fruiscono di agevolazioni tariffarie di carattere sociale di cui il gestore sia a conoscenza’. Dinanzi a questa evidenza non ci sono interpretazioni possibili”.
Il contrasto appare stridente. Come si può esigere una cauzione da chi è stato ufficialmente riconosciuto dallo Stato, e dall’ente gestore stesso, come soggetto incapiente o in grave difficoltà economica?
Siamo di fronte a un atto di straordinaria gravità che va a colpire direttamente la dignità delle persone. Un meccanismo cieco che mortifica le famiglie già provate dal carovita, scaricando sui più deboli il peso finanziario di una gestione che manifesta evidenti cortocircuiti.
Palla al sindaco Italia: l’ATI intervenga subito
Il caso travalica adesso i confini degli uffici di Aretusacque per bussare direttamente alle porte di Palazzo Vermexio. L’affondo politico di Forza Italia richiama alle responsabilità istituzionali e individua un destinatario preciso per l’appello finale: il sindaco del capoluogo, Francesco Italia, chiamato in causa nella sua veste di Presidente dell’ATI (Assemblea Territoriale Idrica).
La richiesta della politica è netta e priva di qualsiasi diplomazia. Al primo cittadino si chiede un intervento immediato per tutelare i diritti delle famiglie travolte da richieste del tutto illegittime, esercitando un’azione di vigilanza stringente sul gestore affinché vengano ripristinate le regole e il pieno rispetto della delibera ARERA. Un’azione fermissima che non può prescindere dall’annullamento immediato di tutti i conti indebiti, bloccando una volta per tutte le procedure vessatorie attualmente in atto.
L’interrogativo ora passa alle istituzioni: Francesco Italia intende rimanere a guardare o farà valere il proprio ruolo di garante dell’interesse pubblico su un bene primario e inalienabile come l’acqua? Per centinaia di famiglie siracusane, la risposta non può più attendere.
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