Il denaro sporco ha un suo rumore e, spesso, una sua ridicola liturgia. C’è chi lo spinge dentro le buste della spesa, chi lo nasconde sotto il mattone e chi, con un un tocco di insospettabile vezzo d’altri tempi, sceglie la cassa in legno di un antico orologio a pendolo.
È la cronaca figurata che emerge dalle carte giudiziarie che travolgono l’ex vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao, e l’avvocato Pierluigi Matta, ritenuto dagli inquirenti il suo trait d’union con gli ambienti imprenditoriali. Una storia di tangenti a rate, consulenze fantasma e favori ambientali, filmata fotogramma per fotogramma dagli uomini della Squadra Mobile.
La Procura non ha dubbi e chiede l’arresto per entrambi, Armao e Matta, con l’accusa di corruzione. Nel medesimo impianto accusatorio figurano anche le richieste di custodia cautelare ai domiciliari per sei imprenditori e il divieto di dimora per la collaboratrice di una onlus attiva nel settore delle cure palliative.
Il meccanismo ipotizzato dagli investigatori della Squadra Mobile appare collaudato nella sua semplicità: il denaro, erogato in tranche che arrivavano fino a 6mila euro, veniva accreditato tramite bonifico sul conto corrente del legale Matta. La giustificazione formale? Il compenso per presunte consulenze, che le analisi degli inquirenti ritengono tuttavia del tutto inesistenti. Una volta incassate le somme, il legale provvedeva a prelevare parte dei contanti per consegnarli direttamente ad Armao. Molti di questi passaggi di mano sarebbero avvenuti al riparo da sguardi indiscreti, dentro l’abitacolo di un’automobile.
I fotogrammi di febbraio 2026: “Mettili qua”
A incastrare i due sono le microspie e i frame delle telecamere piazzate dagli agenti della Polizia. La data impressa sui fotogrammi inseriti nella richiesta di misura cautelare è quella del febbraio 2026. L’auto con a bordo Armao e Matta è bloccata nel traffico cittadino ed è in quel momento che scatta la consegna della mazzetta.
Come ricostruito dagli inquirenti, l’avvocato «prende dalla tasca interna della giacca una mazzetta avvolta da una bustina di plastica e, su indicazione di Armao, la mette nel vano centrale della consolle». L’ex vicepresidente evita con cura una consegna diretta mano nella mano e suggerisce la posizione: «Mettili qua». Poi, l’ex politico commenta persino l’involucro scelto per custodire le banconote, paragonandolo senza troppi complimenti a un sacco della spazzatura: «… nel sacchetto dell’immondizia…».
Subito dopo, Armao chiede chiarimenti sulla spettanza di quella somma: «questo per cos’è?». La risposta di Matta non lascia spazio a troppe interpretazioni: «agosto». Un singolo mese che, secondo chi indaga, lascia chiaramente intendere come quella dazione rientrasse all’interno di un flusso di versamenti periodici e sistematici. A quel punto Armao afferra la busta, estrae il denaro contante e lo ripone al sicuro nella tasca della sua giacca.
Corsie preferenziali per i giganti dell’energia
Ma cosa comprava questo flusso costante di contanti? Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la tangente serviva a ungere gli ingranaggi per il gruppo CVA, colosso delle energie rinnovabili. Armao, da presidente della Commissione tecnica specialistica (Cts) per le autorizzazioni ambientali della Regione, avrebbe garantito corsie preferenziali per le pratiche della società valdostana.
Nelle intercettazioni la voce del politico si fa premurosa, quasi didattica, nell’istruire la controparte su come superare i rilievi ambientali sugli impianti: «E mandamele… le avete mandate?», sollecita Armao. «… quando siete pronti, voi fate una nota… a come si chiama… richiesta…», rassicura, scegliendo poi direttamente il referente in commissione a cui affidare la pratica per blindarne l’esito.
La sceneggiata del cappotto e il nascondiglio d’epoca
La grammatica della prudenza, tuttavia, sfocia spesso nel grottesco. In un’altra occasione la dazione non avviene nella consolle dell’auto, ma richiede una messinscena più articolata. Armao chiede al legale di lasciargli un soprabito nell’abitacolo.
«Lasciami il cappotto in macchina ? io non ?.!!! lasciami il cappotto in macchina ?.. me lo lasci in macchina», dice Armao. Matta esegue. Esce dalla filiale bancaria dopo aver prelevato il contante, sale sull’auto di Armao e adagia sul sedile posteriore un soprabito scuro e una busta di carta marrone e verde. Poco dopo Armao si avvicina alla vettura, indossa il cappotto e inizia a tastare compulsivamente le tasche per sentire se dentro ci sia la mazzetta. Matta, con un cenno impercettibile, gli indica la tasca giusta. La mano affonda, trova l’involucro. «Grazie di tutto», sussurra il politico prima di congedarsi.
L’ultimo atto della giornata si consuma dentro lo studio privato di Armao. L’ex vicepresidente della Regione rientra nel tardo pomeriggio, convinto di essere al sicuro tra le sue mura. Non sa che gli agenti della Mobile vedono tutto attraverso le microcamere nascoste. Armao si sfila il cappotto, estrae dalle tasche il pacchetto di carta con i soldi, attraversa la stanza e si avvicina a un grande orologio a pendolo. Apre lo sportello in vetro, inserisce i contanti dentro un contenitore cilindrico e lo nasconde nell’intercapedine del mobile.
Un meccanismo ‘perfetto’, almeno nelle sue intenzioni, fermato dal click dei fotogrammi della Polizia.
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