Sicilia. Corruzione all’Ars, mazzette in cambio di favori: Procura chiede l’arresto di Gaetano Armao, indagati altri otto

di Redazione

Un nuovo terremoto giudiziario investe il cuore della Regione Siciliana: secondo i magistrati, dietro le autorizzazioni ambientali si sarebbe nascosto un presunto mercato di “mazzette” e favori per agevolare pratiche e interessi di privati e pubblici ufficiali. Tra gli indagati anche il deputato regionale di MPA-Grande Sicilia Giuseppe Geremia Lombardo, nipote dell’ex governatore Raffaele Lombardo e presidente del Collegio dei Questori dell’Ars

Un nuovo ciclone giudiziario travolge i palazzi del potere siciliano. La Procura di Palermo ha bussato alla porta di Gaetano Armao, figura di primissimo piano della politica dell’isola, chiedendone la custodia cautelare. L’ex assessore all’Economia e vicepresidente della Regione, 64 anni, si trova ora al centro di una pesante indagine con accuse che vanno dalla corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio alla corruzione funzionale.

Ma il blitz della magistratura guida da Maurizio de Lucia non si ferma all’ex numero due di Palazzo d’Orléans: il fascicolo contesta reati a un comitato d’affari di ben nove persone, tra cui figurano imprenditori, professionisti e volti noti delle istituzioni.

Tra i nomi eccellenti finiti nella rete dei pm spicca quello del deputato regionale di MPA-Grande Sicilia, Giuseppe Geremia Lombardo, nipote dell’ex governatore Raffaele e presidente del Collegio dei Questori all’Ars, la cabina di regia che governa i flussi di spesa dell’Assemblea. Insieme a lui, nell’elenco degli indagati per cui è stata sollecitata la misura cautelare, compaiono l’avvocato Pierluigi Matta, gli imprenditori Sergio Vella e Giuseppe Argirò, la catanese Benedetta Veruska Costanzo, l’aostano Marco Malacarne Gentile, oltre ai vertici della sanità privata e del terzo settore Mario Lupo e Luigi Zancla (quest’ultimo 83enne, presidente della Samo Onlus).

Il “fortino” delle autorizzazioni ambientali

A far scattare l’offensiva della Procura, con l’inchiesta coordinata dall’aggiunto Francesca Mazzocco, è il timore concreto di un inquinamento delle prove. Per questo gli agenti della Squadra Mobile hanno passato al setaccio abitazioni e uffici commerciali a Palermo e Roma legati ad Armao – marito dell’ex capo di Gabinetto del Ministero della Giustizia, Giusi Bartolozzi – estendendo le perquisizioni anche a diversi uffici della Regione Siciliana, dove le operazioni si sono svolte con la garanzia della presenza di un magistrato vista la qualifica professionale di avvocato dell’indagato.

Il cuore dell’ipotesi accusatoria risiede nella Commissione tecnica specialistica (Cts) per le autorizzazioni ambientali, l’organismo regionale che fino allo scorso agosto è stato presieduto proprio da Armao. Un vero e proprio imbuto burocratico cruciale per l’isola: da quella commissione passa infatti la sorte di ogni grande progetto industriale, impianto energetico o parco di fonti rinnovabili che necessiti del via libera per partire. Secondo gli inquirenti, dietro il rilascio dei pareri tecnici si sarebbe nascosto un collaudato mercato di “mazzette” e favori incrociati inteso a oliare le pratiche e avvantaggiare una fitta rete di privati e pubblici ufficiali.

Interrogatorio di garanzia: il banco di prova davanti al Gip

La palla passa adesso al Giudice per le indagini preliminari. In linea con la recente riforma della procedura penale, l’emissione dei provvedimenti restrittivi non è stata immediata: a tutti i nove indagati è stato notificato l’invito a comparire per l’interrogatorio preventivo.

Sarà questo il passaggio chiave in cui Armao e gli altri coinvolti, messi di fronte agli elementi raccolti dalla polizia giudiziaria, dovranno difendersi prima che il Gip sciolga la riserva sull’effettiva applicazione delle misure cautelari richieste dalla Procura.

02 Ottobre 2026 | 20:25
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