Priolo. Scossa su IAS, le industrie si distaccano: a rischio il futuro dei lavoratori del depuratore

di Redazione

Il distacco dei primi grandi utenti apre una fase decisiva: Ias resta sotto sequestro mentre incombono le scadenze ambientali e le aziende cercano soluzioni alternative per i reflui. Sullo sfondo cresce la preoccupazione dei dipendenti per il futuro dell’impianto e per il mantenimento degli attuali livelli occupazionali

Il futuro del depuratore consortile Ias di Priolo Gargallo entra in una fase ancora più delicata. Nel fine settimana alcuni dei principali insediamenti industriali del polo petrolchimico siracusano hanno avviato il distacco dall’impianto biologico consortile, segnando un passaggio destinato ad avere ripercussioni sull’intero sistema industriale dell’area.

La vicenda nasce da lontano. Già nel 2022 il giudice aveva indicato la necessità di intervenire sul sistema di trattamento dei reflui industriali. Quattro anni dopo, nel 2026, quella indicazione comincia a produrre effetti concreti, mentre il depuratore rimane sotto sequestro e le aziende devono fare i conti con le scadenze previste dalle rispettive Autorizzazioni integrate ambientali.

Il problema è soprattutto quello dei tempi. I grandi utenti industriali devono adeguarsi alle prescrizioni ambientali, ma il quadro attorno a Ias continua a essere caratterizzato da incertezze e passaggi giudiziari. Da qui la scelta di alcuni stabilimenti di individuare soluzioni diverse per la gestione dei propri reflui.

Una situazione che potrebbe coinvolgere progressivamente altre realtà del polo. Restano infatti particolarmente delicati i casi di Sasol e Sonatrach, mentre la questione complessiva rischia di approdare nuovamente sul tavolo della magistratura qualora le scadenze non vengano rispettate o non vengano individuate per tempo soluzioni compatibili con le prescrizioni ambientali.

La preoccupazione dei dipendenti Ias

Ma c’è un’altra faccia della vicenda che non può essere trascurata: quella dei lavoratori di Ias. Tra i dipendenti cresce la preoccupazione per le conseguenze che il progressivo distacco dei grandi utenti potrebbe avere sul futuro dell’impianto e, soprattutto, sulla stabilità occupazionale. Per chi lavora all’interno del depuratore, il problema non è soltanto capire quale sarà il destino dell’impianto, ma anche conoscere quale ruolo potrà avere il personale in un eventuale nuovo assetto della depurazione industriale.

L’incertezza sul futuro di Ias finisce inevitabilmente per alimentare interrogativi sul mantenimento degli attuali livelli occupazionali. Una preoccupazione che riguarda direttamente i dipendenti dell’impianto e che si aggiunge a quella, più ampia, dell’indotto. La partita sulla depurazione, quindi, assume anche una evidente dimensione sociale: qualsiasi soluzione dovrà tenere conto non soltanto delle esigenze ambientali e produttive, ma anche della tutela dei lavoratori che da anni garantiscono il funzionamento del servizio.

Il nodo occupazionale

Dietro il destino del depuratore c’è infatti una questione ancora più ampia: il futuro industriale di Priolo. Il polo petrolchimico rappresenta uno dei principali motori economici della provincia di Siracusa e garantisce migliaia di posti di lavoro, tra occupazione diretta, indotto e attività collegate. Per questo ogni elemento di incertezza sulla continuità produttiva degli stabilimenti assume inevitabilmente anche una dimensione sociale.

Non significa che il distacco da Ias determini automaticamente licenziamenti o perdita di posti di lavoro. Il rischio, però, è che una situazione non definita sulla depurazione possa aumentare l’incertezza per le aziende e, di conseguenza, per i lavoratori e per l’intera rete dell’indotto. È questo il punto sul quale politica e istituzioni dovranno confrontarsi: tutela dell’ambiente, rispetto delle prescrizioni giudiziarie, continuità industriale e salvaguardia dell’occupazione non possono essere considerati capitoli separati.

Il nodo Ias, quindi, non riguarda soltanto un impianto sotto sequestro. Riguarda il futuro di una parte strategica dell’economia siracusana e, soprattutto, le prospettive di chi in quell’impianto lavora. Il 2026 potrebbe essere l’anno della svolta, dopo quattro anni di rinvii, interventi e confronti istituzionali. Ma senza una soluzione definitiva il rischio è che la vicenda del depuratore finisca per trasformarsi in un ulteriore fattore di pressione sul polo industriale, proprio mentre le aziende sono chiamate a rispettare scadenze ambientali sempre più stringenti. La partita resta aperta. E questa volta, oltre all’ambiente e alla giustizia, sul tavolo ci sono anche investimenti, produzione e posti di lavoro.

28 Settembre 2026 | 08:55
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