Palermo. Il boss mafioso ordinava dal carcere, il clan colpiva: 22 fermi nel maxi blitz contro racket e droga

di Redazione

Un sistema criminale che, secondo l'accusa, avrebbe unito estorsioni, traffico di stupefacenti e armi da fuoco per riaffermare il controllo mafioso su interi quartieri di Palermo. Tra gli indagati anche un detenuto nel carcere di Trani, ritenuto uno dei mandanti dell'escalation intimidatoria che da mesi semina paura nel capoluogo siciliano

Un duro colpo alla criminalità organizzata è stato inferto dai Carabinieri del Comando Provinciale di Palermo, che hanno eseguito 22 provvedimenti di fermo nell’ambito di una vasta indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.

L’operazione rappresenta un nuovo capitolo dell’inchiesta sull’escalation di violenza e intimidazioni che, a partire dall’autunno dello scorso anno, ha interessato in particolare il mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo.

L’attività investigativa ha consentito di ricostruire due distinti filoni criminali, strettamente collegati al controllo del territorio da parte delle organizzazioni mafiose: da un lato il racket delle estorsioni ai danni di commercianti e imprenditori, dall’altro una consolidata rete di traffico di sostanze stupefacenti attiva nei quartieri San Lorenzo e Zen 2.

Le accuse

Nove dei provvedimenti di fermo riguardano soggetti gravemente indiziati, a vario titolo, di estorsione, tentata estorsione, porto e detenzione illegale di armi comuni e armi da guerra, reati aggravati dalla finalità di agevolare l’associazione mafiosa.

Altri sei fermati sono invece ritenuti appartenenti a un’organizzazione dedita al traffico di cocaina, hashish e marijuana, operante stabilmente nelle principali piazze di spaccio dei quartieri San Lorenzo e Zen 2 e caratterizzata dalla disponibilità di armi da fuoco.

Nel procedimento risultano inoltre coinvolti altri sette indagati già detenuti per altre cause, ai quali il provvedimento è stato notificato direttamente in carcere.

Il detenuto che impartiva ordini dal carcere

Tra gli elementi più significativi emersi dall’inchiesta figura la posizione di Salvatore Verga, 36 anni, detenuto nel carcere di Trani e ritenuto dagli investigatori uno dei promotori dei raid intimidatori che da ottobre scorso hanno terrorizzato commercianti e imprenditori palermitani.

Secondo quanto ricostruito dai Carabinieri, Verga sarebbe riuscito a mantenere i contatti con gli affiliati utilizzando uno smartphone introdotto illegalmente all’interno dell’istituto penitenziario. Decisivo, ai fini delle indagini, il ritrovamento nel telefono cellulare di uno dei giovani esecutori materiali delle intimidazioni di un messaggio attribuito proprio al detenuto, dal quale emergevano direttive operative impartite direttamente dalla cella.

L’episodio conferma come le organizzazioni criminali tentino di mantenere il controllo delle attività illecite anche attraverso detenuti che continuano a esercitare il proprio potere nonostante la detenzione.

La prosecuzione dell’indagine

L’operazione odierna rappresenta la naturale prosecuzione dell’attività investigativa che, all’inizio dello scorso giugno, aveva già portato all’emissione di otto provvedimenti di fermo nei confronti di altrettanti giovani ritenuti responsabili di analoghi episodi estorsivi riconducibili allo stesso contesto criminale.

Le indagini dell’Arma hanno consentito di delineare un quadro investigativo più ampio, evidenziando il ruolo delle nuove leve della criminalità organizzata impiegate per compiere azioni intimidatorie finalizzate a riaffermare il controllo mafioso sul territorio attraverso richieste estorsive, minacce e disponibilità di armi.

Ministro Piantedosi: “Lo Stato è presente”

Sull’operazione è intervenuto anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che ha espresso il proprio apprezzamento per il lavoro svolto dagli investigatori.

“L’operazione di oggi, condotta dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Palermo, dimostra ancora una volta che lo Stato è presente e che in Italia non c’è spazio per l’impunità. Chi sbaglia ne risponde davanti alla giustizia, e questo è ciò che permette ai cittadini di avere fiducia nelle istituzioni”, ha dichiarato il ministro in una nota.

Piantedosi ha inoltre sottolineato come il lavoro dell’Arma dei Carabinieri, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia, rappresenti “un altro colpo importante alla criminalità organizzata”, ribadendo l’impegno del Governo a sostenere le Forze dell’Ordine attraverso investimenti, risorse e una presenza costante dello Stato nei territori maggiormente esposti all’influenza mafiosa.

Il titolare del Viminale ha infine rivolto un ringraziamento ai militari impegnati nell’indagine, elogiandone “la professionalità, il coraggio e il senso del dovere mostrati al servizio della collettività”.

13 Luglio 2026 | 15:48
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