La difesa delle risorse europee passa anche dalla difesa del ruolo delle Regioni. E su questo fronte il presidente di Confindustria Sicilia, Diego Bivona, ha lanciato da Palermo un messaggio netto: la nuova programmazione europea 2028-2034 non può trasformarsi in un processo di accentramento delle decisioni a Roma, riducendo lo spazio di intervento dei territori. Il tema è stato al centro del confronto svoltosi a Palazzo d’Orléans nell’ambito del road show di Confindustria sul futuro della politica di coesione europea. Un appuntamento al quale hanno partecipato istituzioni, mondo produttivo e rappresentanti delle parti sociali, con l’obiettivo di costruire una posizione comune in vista del negoziato sul prossimo Quadro finanziario pluriennale dell’Unione europea.
Diego Bivona: «No alla marginalizzazione delle Regioni»
È stato proprio Diego Bivona a mettere in evidenza le principali preoccupazioni del mondo imprenditoriale siciliano. «Il nuovo quadro finanziario pluriennale europeo non può tradursi in una marginalizzazione delle Regioni e in una riduzione delle risorse destinate alla competitività, allo sviluppo territoriale e alle imprese”, ha affermato il presidente di Confindustria Sicilia.
Per Bivona, la questione riguarda in maniera particolare le due grandi isole italiane. «La Sicilia, insieme alla Sardegna, ha bisogno di mantenere un rapporto diretto con Bruxelles e di poter partecipare da protagonista alla programmazione e alla gestione dei fondi europei», ha sottolineato.
Il timore espresso dal presidente degli industriali siciliani è che un sistema eccessivamente centralizzato, nel quale il Governo nazionale assuma un ruolo prevalente nella gestione delle risorse, possa indebolire la capacità dei territori di programmare gli interventi sulla base delle proprie esigenze. «Un modello eccessivamente centralizzato, mediato dal Governo nazionale, rischia di indebolire proprio i territori che hanno maggiore bisogno delle politiche di coesione», ha aggiunto Bivona.
L’allarme sui nuovi meccanismi di finanziamento
Un altro punto indicato da Confindustria riguarda il possibile collegamento tra l’erogazione delle risorse e il raggiungimento di milestones e target, secondo una logica che richiama quella già sperimentata con il PNRR. Un meccanismo che, secondo Bivona, deve essere valutato con particolare attenzione.
«Anche l’ipotesi di legare le erogazioni al raggiungimento di milestones e target, secondo una logica analoga a quella del PNRR, deve essere valutata con grande attenzione”, ha spiegato. Il problema, nella prospettiva indicata da Confindustria Sicilia, è evitare che la complessità delle procedure e la necessità di rispettare scadenze rigide possano rallentare la realizzazione degli investimenti. «Non possiamo permettere che le Regioni vengano private di uno spazio negoziale costruito in questi anni con le istituzioni europee”, è stato il richiamo di Bivona.

Schifani: «Difendere la consistenza finanziaria»
Sulla necessità di tutelare le risorse della politica di coesione è intervenuto anche il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani. La proposta della Commissione europea prevede per l’Italia circa 78,3 miliardi di euro destinati alla coesione, una cifra nominalmente paragonabile a quella del ciclo 2021-2027. Secondo Schifani, tuttavia, l’effetto dell’inflazione e la riclassificazione delle voci di spesa determinerebbero una riduzione del valore reale delle risorse.
“Dobbiamo difendere con forza la consistenza finanziaria della coesione e garantire che il budget reale per tutte le regioni non sia inferiore a quello della programmazione attuale”, ha dichiarato il governatore. Schifani ha inoltre evidenziato il nodo della governance, sostenendo la necessità di mantenere un sistema multilivello e territoriale e annunciando la predisposizione del “Capitolo regionale della Sicilia”, con una prima bozza prevista entro ottobre.

La sfida è mantenere un ruolo diretto
È dunque sulla governance che le posizioni espresse a Palazzo d’Orléans hanno trovato un punto di convergenza: la Sicilia chiede di non essere relegata a semplice destinataria delle decisioni assunte altrove. Per Confindustria, il passaggio decisivo sarà mantenere un rapporto diretto con Bruxelles e garantire alle Regioni un ruolo concreto nella programmazione e nell’attuazione degli interventi.
Il presidente Bivona ha quindi posto la questione in termini di competitività: risorse, autonomia di programmazione e capacità di realizzare gli investimenti devono rimanere strettamente collegate. Il confronto sul nuovo bilancio europeo è appena iniziato. Ma dalla Sicilia arriva già una richiesta precisa: nel futuro della politica di coesione, le Regioni devono continuare ad avere voce nelle decisioni che riguardano il loro sviluppo.
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