Nel cuore della zona industriale siracusana, torna sotto i riflettori giudiziari la società Cisma Ambiente, considerata uno dei nodi centrali nell’inchiesta sui patrimoni riconducibili alla famiglia Paratore.
La vicenda si intreccia con il territorio di Melilli, dove insiste uno degli impianti più rilevanti per lo smaltimento dei rifiuti industriali. È proprio la discarica di contrada Bagali, a ridosso del polo petrolchimico, a rappresentare il perno economico dell’intero sistema finito sotto la lente della magistratura. Secondo la Procura generale, che ha chiesto la conferma della confisca dei beni, Cisma Ambiente non sarebbe soltanto un’attività imprenditoriale, ma il fulcro di un più ampio meccanismo economico sostenuto, questa la tesi accusatoria, da capitali di origine illecita.
Il procedimento, attualmente all’esame della Corte d’Appello, sezione Misure di prevenzione, punta a fare chiarezza sulla provenienza di un patrimonio stimato in circa 100 milioni di euro. In questo scenario, il ruolo della società diventa determinante: non solo per il volume d’affari generato, ma anche per la sua posizione strategica in un’area industriale tra le più sensibili della Sicilia.
La Procura individua nella Cisma Ambiente il centro operativo di interessi che andrebbero ben oltre la gestione dei rifiuti. Un tassello chiave, secondo l’accusa, nella costruzione di un sistema imprenditoriale che avrebbe coinvolto diversi settori, dalla sanità ai servizi, fino al comparto turistico.
Il territorio di Melilli, amministrato dal sindaco e deputato Giuseppe Carta, si trova così indirettamente al centro di una vicenda giudiziaria complessa, che incrocia economia, ambiente e l’ombra della criminalità organizzata. Un contesto che rende ancora più delicata la gestione di impianti industriali di grande impatto, sia sul piano economico che su quello ambientale.
Intanto, sul fronte processuale, si attende il confronto finale tra accusa e difesa. Se da un lato la Procura insiste sulla necessità di rendere definitiva la confisca, ritenendo provata l’origine illecita delle risorse impiegate, dall’altro i legali dei Paratore sono pronti a chiedere la revoca dei provvedimenti, contestando punto per punto la ricostruzione accusatoria.
La decisione dei giudici d’appello sarà cruciale non solo per il destino dei beni sequestrati, ma anche per il peso che una realtà come Cisma Ambiente continuerà ad avere in un territorio già segnato da equilibri complessi tra sviluppo industriale e legalità.
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