Una serie di furti di motocicli messi a segno con rapidità e metodo ha trovato una svolta decisiva grazie all’intervento della Polizia di Stato, che ha identificato e denunciato due giovani catanesi di 24 e 26 anni. I due dovranno rispondere, allo stato degli atti e nel rispetto della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, dei reati di furto e ricettazione.
L’attività investigativa è stata condotta dagli agenti del Commissariato di pubblica sicurezza “Borgo Ognina” ed è partita dalle denunce presentate dai proprietari di tre motocicli scomparsi in diverse zone della città. Le ricerche hanno permesso, nel giro di poco tempo, non solo di risalire ai presunti autori dei colpi, ma anche di recuperare i veicoli sottratti, successivamente ritrovati parcheggiati in punti differenti del territorio urbano, in particolare tra l’area di viale Fleming e quella di via Cristallo.
Gli accertamenti sono stati portati avanti attraverso un lavoro congiunto di analisi delle immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti in zona e mirati servizi di osservazione e appostamento. Questo insieme di attività ha consentito agli investigatori di ricostruire nel dettaglio il modus operandi attribuito ai due giovani: secondo quanto emerso, i furti sarebbero stati eseguiti in pochi istanti, con tecniche rapide e collaudate, come la rottura del bloccasterzo mediante un calcio e il taglio dei sistemi antifurto — catene e blocca disco — utilizzando un flex a batteria.
In almeno due episodi, i soggetti sarebbero stati ripresi dalle telecamere di sorveglianza, elemento che ha contribuito a consolidare il quadro indiziario a loro carico. Proprio in relazione a questi casi, oltre alla contestazione della ricettazione, è scattata anche la denuncia per furto.
Nel corso delle ulteriori verifiche investigative, gli agenti hanno inoltre analizzato il contenuto degli smartphone in uso ai due indagati. Da queste attività è emerso un ulteriore elemento: in alcune conversazioni intercettate in chat, i giovani avrebbero discusso la possibilità di mettere in atto il cosiddetto “cavallo di ritorno”, valutando la richiesta di somme di denaro comprese tra i 500 e gli 800 euro in cambio della restituzione dei motocicli.
L’operazione si è conclusa con un esito positivo anche per le vittime: tutti e tre i motocicli rubati sono stati recuperati e restituiti ai legittimi proprietari, che hanno espresso apprezzamento e gratitudine per la rapidità e l’efficacia dell’intervento delle forze dell’ordine.
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