Avola. Spedizioni punitive, sfoggio di armi sui social, traffici di droga e cellulari in carcere: smantellata ‘baby gang’, 7 arresti all’alba

di Anthony Maria Bianca

Sgominata una banda composta da giovani tra i 19 e i 24 anni: sequestrate armi da guerra, denaro e dispositivi elettronici. L’indagine coordinata dalla Procura di Siracusa ha ricostruito una rete criminale strutturata, attiva anche nello smercio di stupefacenti e nell’introduzione di oggetti illeciti nel penitenziario del capoluogo aretuseo

Alle prime luci dell’alba di oggi la Polizia di Stato ha eseguito un’importante operazione nel territorio di Avola, in provincia di Siracusa, portando all’arresto di sette giovani, tutti residenti nella zona e di età compresa tra i 19 e i 24 anni. Nei loro confronti è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Siracusa.

I reati contestati, in concorso, sono gravi e spaziano dalla detenzione e porto abusivo di armi da guerra e clandestine alle lesioni personali, fino allo spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione è il risultato di un’attività investigativa avviata all’inizio del 2025 e condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Siracusa insieme al Commissariato di Avola, con il supporto del Reparto Prevenzione Crimine di Catania e Palermo, del Reparto cinofili e della Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale di Siracusa.

Aggressioni armate e “spedizioni punitive”

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo sarebbe stato composto da giovani italiani sotto i trent’anni, ritenuti parte di una struttura criminale stabile e organizzata. Le indagini, basate su intercettazioni telefoniche e ambientali e su sistemi di videosorveglianza, avrebbero evidenziato un quadro di particolare allarme sociale.

Gli indagati sarebbero stati dediti ad aggressioni violente, spesso effettuate con armi da fuoco e oggetti contundenti, oltre che allo spaccio di droga e alla gestione di attività illecite legate anche all’introduzione di sostanze stupefacenti e telefoni cellulari all’interno del carcere di Cavadonna.

Gli investigatori parlano di vere e proprie “spedizioni punitive” organizzate contro gruppi rivali o singoli individui, con l’obiettivo dichiarato di affermare una presunta supremazia criminale sul territorio avolese. Diverse azioni violente sarebbero state sventate in tempo grazie all’intervento delle forze dell’ordine, che hanno sequestrato armi anche ad alto potenziale offensivo prima del loro utilizzo.

Gli episodi chiave dell’indagine

Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori figura l’arresto, nell’agosto 2025, di un ventunenne fermato in un locale della zona costiera siracusana. Il giovane, secondo quanto riportato, era in possesso di una pistola a salve modificata e si sarebbe trovato in procinto di organizzare un’aggressione contro due coetanei dopo un precedente diverbio.

Un altro intervento risale all’aprile 2025 ad Avola, quando un controllo ha portato al sequestro di mazze, bastoni, sfollagente e passamontagna, strumenti che sarebbero stati destinati a un’aggressione ai danni di un giovane di Pachino.

Particolarmente rilevante anche l’operazione condotta a Noto, nella zona di Falconara, dove tre membri del gruppo sono stati arrestati all’interno di una cascina utilizzata come deposito. In quell’occasione sono state sequestrate armi da guerra, tra cui un fucile AK-47 e una pistola mitragliatrice MP 40, oltre a numerose munizioni.

Il ruolo del carcere e i social network

Le indagini hanno inoltre evidenziato una forte coesione interna del gruppo anche dopo gli arresti. In particolare, sarebbe stata documentata l’introduzione in carcere di droga e telefoni cellulari destinati ai detenuti, grazie alla collaborazione tra membri liberi e già reclusi.

Un ulteriore elemento emerso riguarda l’utilizzo dei social network: i soggetti coinvolti avrebbero pubblicato contenuti video e fotografici in cui esibivano armi e si riprendevano durante prove di tiro, contribuendo – secondo gli inquirenti – a rafforzare l’immagine di un gruppo violento e organizzato.

Arresti e sequestri

Al termine dell’operazione, sei dei sette destinatari delle misure cautelari sono stati trasferiti presso la Casa Circondariale di Siracusa. Un ulteriore indagato, già detenuto per la medesima inchiesta, ha ricevuto la notifica del provvedimento direttamente in carcere.

Nel corso delle perquisizioni sono stati sequestrati telefoni cellulari, dispositivi elettronici e circa 4.500 euro in contanti.

Come previsto dalla legge, le posizioni degli indagati saranno ora vagliate dall’Autorità giudiziaria nel corso del procedimento. Vale il principio di presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, in conformità ai principi costituzionali e all’eventuale esito del processo.

di Anthony Maria Bianca 05 Giugno 2026 | 12:08
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