«Papà è morto perché nessuno si è accorto che stava avendo un’ischemia cerebrale». Le parole di Cristina Vaccarella sono un atto d’accusa pesantissimo contro due ospedali: il “Di Maria” di Avola e l’“Umberto I” di Siracusa.
Luciano Vaccarella, 67 anni, è deceduto nella notte tra il 16 e il 17 agosto dopo due accessi in pronto soccorso in appena tre giorni. «Tutto è iniziato a fine luglio con dolori forti alla schiena e all’anca, racconta la figlia al quotidiano La Sicilia. Pensavamo fosse un problema muscolare, ma i sintomi peggioravano. Poi sono arrivati disturbi alla vista e la glicemia a 265, mai avuta prima. Il medico di famiglia ci ha detto di andare subito in ospedale».
Al pronto soccorso di Avola, secondo il racconto della famiglia, l’accoglienza è stata sconcertante: «Il medico di turno ha minimizzato e ironizzato sul nostro medico curante. Dopo un prelievo e una flebo, papà è stato rimandato a casa con una semplice indicazione per una visita diabetologica».
Due giorni dopo, con le condizioni in rapido peggioramento, la corsa al pronto soccorso di Siracusa. Anche lì, ore in corridoio. «Papà ha chiesto una Tac alla testa perché si sentiva male, ma la risposta è stata: “E ora ni mittemu a fari tac a ogni unu ca veni?”».
Nessuno, in nessuno dei due ospedali, ha riconosciuto i segni dell’ischemia cerebrale che lo stava colpendo. «Se l’avessero diagnosticata in tempo – denuncia Cristina – papà oggi sarebbe vivo».
Luciano era conosciuto come ‘il papà degli alberi’, potatore esperto e apprezzato in tutta la provincia. «Questa non è solo la nostra tragedia, conclude la figlia. È una denuncia pubblica, perché nessun altro debba morire per negligenza».
© RIPRODUZIONE RISERVATA

