Agrigento. Il telamone ricostruito sta suscitando, tra pareri favorevoli e contrari, continue polemiche

di Redazione

Per il critico d'arte Fortunato Orazio Signorello il Telamone è, poiché non è stato realizzato con i pezzi originali provenienti da un solo telamone ma da 90 frammenti di 8 telamoni differenti, un assemblaggio antistorico, oltreché un obbrobrio allestitivo

Dopo il posizionamento in verticale del telamone ricostruito nel Parco archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, il progetto sta suscitando – animando la controversia tra chi plaude all’iniziativa voluta per valorizzare meglio il sito archeologico siciliano e chi invece lo ritiene “una mostruosità” – diverse polemiche tra gli studiosi e gli esperti.

Per il noto critico d’arte Fortunato Orazio Signorello, presidente della prestigiosa Accademia Federiciana, «per questo telamone, che è un assemblaggio antistorico visto che non è stato realizzato con i pezzi originali provenienti da un solo telamone ma con più di 90 frammenti che appartenevano ad almeno 8 telamoni differenti, è stato sperperato denaro pubblico che poteva essere utilizzato per valorizzare meglio i piccoli musei e per aumentare la loro capacità ricettiva, oppure per iniziative mirate alla conservazione e alla valorizzazione di siti archeologici minori o sconosciuti ai più».

Il telamone – alla cui cerimonia di presentazione hanno partecipato, accolte dal direttore del Parco, Roberto Sciarratta, numerose autorità istituzionali – doveva essere “uno dei migliori biglietti da visita di Agrigento, Capitale della cultura 2025″, invece è stato definito in tanti modi: Frankenstein, uno dei moai dell’Isola di Pasqua, omino Michelin, Jeeg robot.

«Alla popolazione – dichiara Fortunato Orazio Signorello, ex giornalista culturale esperto di archeologia e di beni culturali, nonché apprezzata firma, insieme a Vittorio Sgarbi e ad altri noti critici, dell’Enciclopedia d’Arte italiana. Catalogo generale Artisti dal 900 ad oggi e di altre prestigiose pubblicazioni d’arte – è stato restituito un telamone di pietra che non ha nulla a che vedere con le statue colossali antropomorfe dell’antica Akragas che in origine sostenevano l’architrave del tempio di Zeus Olimpio. Basta vedere il telamone custodito nel Museo archeologico regionale “Pietro Griffo” di Agrigento, per constatare che quello nuovo è un obbrobrio allestitivo».

A non convincere il noto critico d’arte Fortunato Orazio Signorello sono i dettagli e la loro realizzazione approssimativa delle parti mancanti e la totale assenza di simmetria di tutte le parti del corpo. «Le parti mancanti non sono state eseguite – afferma Signorello – perfettamente. Oltre al viso, che offende davvero il senso estetico, anche le braccia e parti del tratto dell’arto inferiore destro compreso tra l’anca e il ginocchio sono pacchiani e orribili alla vista.

Nel realizzare le parti sostitutive, non è stato preso in considerazione che le cosce dovevano essere tondeggianti e, pertanto, anche i pezzi mancanti appositamente realizzati non hanno, facendo un confronto con quello ricomposto nel 1825 esposto nel museo, alcuna affinità stilistica/anatomica». Per Fortunato Orazio Signorello il posizionamento in verticale del telamone ricostruito è stata solo un’operazione di marketing, non certamente un’iniziativa scientifica e culturale. «Poiché è stato realizzato – dichiara Fortunato Orazio Signorello – con più di 90 frammenti che appartenevano ad almeno 8 telamoni differenti, alla popolazione è stato presentato, giacché non è stato restituito in una condizione di piena leggibilità, una sorta di falso.

Per il telamone non è stato infatti eseguito un vero restauro, perché esso non è stato riportato, con opportuni lavori di riparazione o reintegro, nelle condizioni originarie con i pezzi originali provenienti da un solo telamone. La Regione Siciliana e il parco archeologico hanno messo in atto, con la cerimonia di presentazione del telamone ricostruito, un’operazione strategica di marketing».

06 Marzo 2024 | 10:09
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