Non c’è scorcio o cartolina ‘dorata’ che sfugga all’appetito della criminalità organizzata. Nemmeno l’incanto barocco di Ortigia, tra vicoli patinati, flussi ininterrotti di turisti e persino il business apparentemente innocuo degli Ape calessini pronti a scortare i visitatori nel cuore dell’isola.
Era proprio lì, nel salotto buono di Siracusa, che la cosca locale aveva steso la propria ombra, decisa a trasformare il boom turistico in un banchetto privato a suon di minacce e sottomissione. Un disegno egemonico stroncato ora con mano fermissima dal Tribunale di Catania.
Il Giudice per le indagini preliminari, Marina Rizza, ha firmato un verdetto pesante: oltre un mezzo secolo di carcere complessivo inflitto ai quattro volti chiave dell’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia etnea.
Il boss e il “curriculum” da sfogiare
La scure della giustizia si è abbattuta con la massima inflessibilità su Orazio Scarso, figura di spicco e mente direttiva del sodalizio: per lui la pena è di 20 anni di reclusione. Un profilo dallo spessore criminale consolidato che, appena varcata la soglia del carcere da uomo libero, non aveva perso un solo minuto. Forte di un blasone mafioso che non lasciava scampo, Scarso si era rimesso immediatamente all’opera per ricucire la trama del potere e rivendicare il controllo totale sul territorio.
Accanto al capoclan, le decisioni dei magistrati definiscono la rete dei collaboratori finiti in manette: Claudio Guzzardi incassa 18 anni di carcere, mentre al nipote e braccio operativo del boss, Cristian Fontana, sono stati inflitti 11 anni e 8 mesi. Chiude il quadro Andrea Sapienza, condannato a 8 anni di reclusione.
Mungere la «gallina dalle uova d’oro»
L’indagine, condotta spalla a spalla dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, ha messo a nudo un ingranaggio soffocante. L’isola di Ortigia, trasformatasi negli anni in una miniera d’oro grazie al turismo di massa, era finita dritto nel mirino della consorteria mafiosa. L’obiettivo? Mantenere un controllo capillare su ogni attività capace di produrre profitto, imponendo una cappa di silenzio e intimidazione sotterranea.
Emblematico l’affondo sul settore dei tipici tricicli a tre ruote per i tour guidati: uno snodo apparentemente secondario, ma in realtà perfetto per intercettare i contanti freschi lasciati dai visitatori.
Dai summit di piazza al capitolo assoluzioni
Nel quadro delineato dalla DDA compare anche la deriva di un camice bianco: 5 anni di reclusione sono stati comminati al medico Ugo Mazzilli. La vicenda risale al giugno 2021, quando il professionista avrebbe scortato una collega a un “chiarimento” informale in piazza Pancali, proprio al cospetto dei vertici della cosca (Scarso, Fontana e Guzzardi). L’intento era di “risolvere”, al di fuori di ogni canale legale e con metodi sbrigativi, una lite commerciale legata all’acquisto di una vettura pagata ma mai consegnata.
Unico punto a favore della difesa nell’intero dispositivo riguarda infine Luigi Fazzino, finito a processo con l’accusa di intestazione fittizia di un Ape calessino. Il giudice ha accolto appieno le tesi dei legali dell’imputato: per lui la vicenda giudiziaria si conclude con un’assoluzione piena.
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