Sembrava una pagina archiviata nei faldoni della cattiva amministrazione e delle inchieste giudiziarie. E invece, come un fantasma che riaffiora dalle nebbie del passato, il progetto per la realizzazione di una discarica di rifiuti non pericolosi in contrada Stallaini torna a minacciare il cuore del territorio netino.
A lanciare l’allarme con toni netti e senza sconti è Bruno Marziano, figura di spicco del Partito Democratico ed ex deputato all’Assemblea Regionale Siciliana, da sempre in prima linea contro quella che non esita a definire «un’improvvida autorizzazione».
La vicenda affonda le sue radici oltre un decennio fa. Correva l’anno 2013 quando Marziano – spinto anche dalle sollecitazioni dell’allora amministrazione comunale di Noto – presentò l’interrogazione parlamentare n. 476 (datata 12 marzo 2013). L’obiettivo era chiaro: la revoca in autotutela dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) concessa per l’impianto di recupero e smaltimento rifiuti. Le ragioni di allora, rimaste immutate oggi, evidenziavano un impatto ambientale devastante, a partire dai rischi concreti di compromissione della falda acquifera.
Se quell’impianto non vide mai la luce, fu per una combinazione di vicende giudiziarie che travolsero la società promotrice e per l’ombra del malaffare: dalle carte processuali emerse infatti il sospetto che quel via libera potesse essere stato alimentato da condotte corruttive. Cemento e veleni fermati dai sigilli della magistratura.
Dal TAR alla Regione: le manovre che riaprono la partita
Oggi, però, lo scenario è mutato. Un restyling degli assetti societari del proponente, un controverso pronunciamento del TAR di Catania – in palese cortocircuito con la precedente sentenza istitutiva del Parco degli Iblei – e un recente decreto autorizzativo del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) della Regione Siciliana, presieduto dall’avvocato Armao, rischiano di riaprire le porte al progetto. “Una minaccia che torna in campo se non viene contrastata con tutti i mezzi dalle istituzioni pubbliche che ne hanno titolo”, avverte Marziano.
Il contesto socio-economico di contrada Stallaini, peraltro, è radicalmente cambiato nell’ultimo decennio. Dove si vorrebbe piantare una bandiera di rifiuti, sono fiorite aziende agricole, agriturismi e strutture ricettive d’eccellenza. Un modello di sviluppo sostenibile legato a doppio filo al turismo ecologico e alla valorizzazione del paesaggio, che rischia di essere spazzato via da un giorno all’altro.
Fronte comune: ricorsi, inchieste parlamentari e piazza
Durante un recente vertice al Municipio di Noto si sono delineate le prime contromisure. Apprezzamento è stato espresso per la linea dura ribadita dal sindaco Corrado Figura, pronto a percorrere la strada dei ricorsi amministrativi e legali avverso i decreti regionali. Sul fronte politico-legislativo si muove anche l’on. Giuseppe Carta, presidente della Commissione Territorio e Ambiente all’Ars, che ha confermato la volontà di avviare consultazioni per promuovere un’inchiesta parlamentare sull’intera filiera autorizzativa.
Tuttavia, per Marziano l’azione delle sole istituzioni rischia di non bastare. Serve una scossa, quello che nel gergo dei motori viene definito l’additivo: la mobilitazione popolare.
L’appello: “Serve la discesa in campo dei cittadini e un Consiglio aperto”
“Oltre alle meritevoli iniziative avviate dalle istituzioni pubbliche, bisogna mettere in campo il coinvolgimento pieno sia delle associazioni ambientaliste e civiche, sia dei cittadini che non vogliono che venga messo in discussione un modello di sviluppo virtuoso”, sottolinea il dirigente dem.
La strategia richiede un allargamento del fronte istituzionale e territoriale: le ricadute ambientali della discarica di Stallaini non si fermerebbero infatti ai confini netini, ma colpirebbero direttamente anche i territori di Canicattini Bagni (già presente all’incontro con l’ex sindaca Marilena Miceli), Avola e Siracusa.
La proposta operativa lanciata da Marziano è chiara: la convocazione immediata di un Consiglio Comunale aperto a Noto. Un’assise pubblica per chiamare a raccolta la comunità, dare forza politica alle azioni legali dell’amministrazione e riaffermare un principio cardine: dove c’è partecipazione e controllo dei cittadini, gli atti amministrativi diventano trasparenti e le speculazioni sul territorio trovano la strada sbarrata.
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