Siracusa invecchia, meno nascite, il futuro è a rischio

di Giuseppe Bianca

Denatalità, meno bambini e più anziani: il futuro del capoluogo passa dalla scuola, dalle famiglie e dal lavoro

La fotografia nazionale sulla denatalità rilanciata dal Corriere della Sera porta inevitabilmente a guardare anche a Siracusa. E i numeri locali raccontano una realtà che non può più essere considerata soltanto una tendenza demografica, ma una vera emergenza per il futuro della città.

In Italia, secondo le più recenti elaborazioni demografiche, la popolazione scolastica è destinata a subire una drastica contrazione. La Fondazione Agnelli, nelle stime riportate dal Corriere, ipotizza entro il 2040 la perdita di circa 2 milioni di studenti, con la conseguente riduzione di classi e personale scolastico. Una trasformazione destinata a modificare profondamente il sistema dell’istruzione e, più in generale, l’organizzazione sociale ed economica del Paese.

Ma cosa significa tutto questo per Siracusa?

La risposta è contenuta nei numeri. Nel capoluogo, nel 2025, sono nati appena 654 bambini, mentre i decessi sono stati 1.186. Il saldo naturale è dunque negativo per 532 persone in un solo anno.

È un dato che assume ancora maggiore significato se osservato nel tempo. La popolazione in età scolastica, dai 3 ai 18 anni, è passata dalle 21.246 unità del 2002 alle 16.239 del 2026: circa 5.000 bambini e ragazzi in meno, con una contrazione superiore al 23 per cento.

E il fenomeno non riguarda soltanto il capoluogo.

In tutta la provincia di Siracusa, nel 2025, si sono registrati 2.411 nati contro 4.211 morti, con un saldo naturale negativo di circa 1.800 persone. La popolazione provinciale è scesa a circa 382 mila abitanti.

IL PROBLEMA NON È SOLO DEMOGRAFICO

La domanda che la politica dovrebbe porsi è semplice: che città sarà Siracusa tra dieci o quindici anni se continueranno a nascere sempre meno bambini?

Perché la denatalità non significa soltanto meno culle.

Significa progressivamente meno iscritti nelle scuole, meno classi, meno studenti universitari, meno giovani che entrano nel mercato del lavoro e una popolazione mediamente più anziana.

La conseguenza potrebbe essere una progressiva riduzione dei servizi destinati all’infanzia e all’adolescenza proprio nel momento in cui, invece, sarebbe necessario rafforzarli.

Il rischio è quello di entrare in un circolo vizioso: meno bambini significa meno servizi; meno servizi significa una città meno attrattiva per le giovani coppie; meno giovani famiglie significa, a loro volta, ancora meno nascite.

SIRACUSA DEVE INTERROGARSI

Il dato nazionale raccontato dal Corriere dovrebbe dunque diventare per Siracusa l’occasione per aprire una riflessione seria.

Non basta parlare di bonus nascita o di interventi occasionali. La questione riguarda casa, lavoro, asili nido, scuola, trasporti, servizi sanitari, sicurezza, qualità urbana e possibilità per un giovane di costruire qui il proprio futuro.

Perché una coppia che non riesce a trovare un lavoro stabile, che deve affrontare costi elevati per una casa e che non trova servizi adeguati per i figli difficilmente sarà incentivata a mettere al mondo un secondo o un terzo bambino.

E c’è un’altra questione che Siracusa non può ignorare: l’emigrazione dei giovani.

Non basta contare quanti bambini nascono. Bisogna chiedersi quanti ragazzi, una volta formati, rimangono in città. Una parte consistente dei giovani siciliani continua infatti a cercare altrove università, lavoro e opportunità.

LA SCUOLA È IL PRIMO TERMOMETRO

La scuola sarà probabilmente il luogo nel quale gli effetti della denatalità saranno percepiti prima e con maggiore evidenza.

In Sicilia nell’anno scolastico 2026/2027 gli studenti sono poco meno di 640 mila, e già gli ingressi nella scuola primaria mostrano una consistenza significativamente inferiore rispetto alle coorti successive.

Per Siracusa questo significa che nei prossimi anni il sistema scolastico dovrà confrontarsi con una domanda diversa: meno studenti, ma non necessariamente meno bisogni educativi.

La sfida sarà utilizzare la riduzione demografica non per impoverire la scuola, ma per migliorarne la qualità, riducendo il numero degli alunni per classe, aumentando i servizi e investendo maggiormente sull’educazione.

UNA CITTÀ A DUE VELOCITÀ

C’è poi un paradosso.

Mentre diminuiscono bambini e giovani, cresce il peso della popolazione anziana. In provincia di Siracusa, nel 2024, gli over 65 rappresentavano il 23,3% della popolazione, mentre la fascia 0-14 anni era al 12,8%.

Questo significa che nei prossimi anni Siracusa dovrà contemporaneamente affrontare l’aumento della domanda di assistenza e servizi per una popolazione anziana e la necessità di creare condizioni migliori per trattenere e attrarre giovani e famiglie.

È questa la vera partita.

La denatalità non è un problema che riguarda soltanto i genitori. Riguarda il futuro economico, sociale e culturale della città.

Se oggi nascono 654 bambini a Siracusa, quei bambini saranno tra quindici anni gli studenti delle scuole superiori, tra vent’anni i giovani lavoratori e tra trent’anni una parte della classe produttiva della città.

Se saranno sempre meno, bisognerà chiedersi chi costruirà la Siracusa del futuro.

E forse è proprio questa la domanda che la politica dovrebbe cominciare a porsi adesso, non quando gli effetti della denatalità saranno ormai impossibili da correggere.

 

di Giuseppe Bianca 07 Ottobre 2026 | 09:28
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