Siracusa. Addio al prete di frontiera, è morto padre Carlo D’Antoni: una vita spesa per gli ultimi

di Redazione

Per oltre quarant’anni ha trasformato la parrocchia di Bosco Minniti in un presidio di accoglienza e umanità, aprendo le porte a migranti, poveri, lavoratori sfruttati e persone ai margini. La sua voce, spesso scomoda e sempre dalla parte dei più fragili, lascia oggi un vuoto profondo nella città

La periferia siracusana perde il suo presidio di speranza più autentico. Si è concluso a 71 anni il cammino terreno di padre Carlo D’Antoni, per decenni anima e guida instancabile della parrocchia Maria Santissima Madre della Chiesa di Bosco Minniti. Una figura di frontiera, un sacerdote che ha scelto di abitare gli ultimi non per retorica, ma per radicale coerenza evangelica e civile.

Nelle ultime ore, dopo un ricovero ospedaliero reso necessario da un progressivo e severo aggravarsi delle sue condizioni di salute, la notizia della scomparsa si è diffusa rapidamente in città, lasciando sgomenta una comunità che in lui aveva trovato molto più di un parroco: un punto di riferimento saldo, un difensore intransigente dei diritti umani e un costruttore di ponti laddove le periferie urbane rischiavano l’isolamento.

Ordinato sacerdote nel 1979, padre Carlo aveva fatto della parrocchia siracusana un vero e proprio laboratorio permanente di prossimità. Sotto la sua spinta, i locali della chiesa avevano smesso di essere semplici luoghi di culto per convertirsi in uno spazio fisico e morale di accoglienza totale: un approdo sicuro per i migranti, per i lavoratori stagionali vittime dello sfruttamento, per i poveri e per tutti coloro che la società tendeva a scartare.

La sua voce tagliente e appassionata non si era mai limitata alle mura del quartiere. Padre Carlo aveva scelto di alimentare il dibattito pubblico cittadino e nazionale, varcando spesso le soglie di scuole e università per scuotere le coscienze delle nuove generazioni contro il razzismo, l’indifferenza e l’emarginazione.

Un impegno di trincea che lo aveva esposto anche a momenti di profonda amarezza, come la complessa inchiesta giudiziaria legata al rilascio di documenti per la cittadinanza agli stranieri, da cui era uscito anni dopo del tutto estraneo alle contestazioni e definitivamente assolto in sede processuale, confermando la limpidezza della sua opera.

Negli ultimi tempi, la stanchezza e il peso degli anni avevano segnato quel fisico generoso, provato da una dedizione totalizzante. Fino all’epilogo che oggi stringe Siracusa in un abbraccio collettivo di dolore e gratitudine.

La città si prepara ora all’ultimo saluto. Il primo momento di raccoglimento e preghiera è fissato per domani, mercoledì, alle ore 19:00, proprio all’interno di quella parrocchia di Bosco Minniti che porta indelebilmente il suo Dna.

Tra quei banchi e in quelle strade che ha difeso e amato, la comunità si radunerà per stringersi attorno alla memoria di un prete che non ha mai cercato i riflettori, ma che ha saputo lasciare un segno indelebile nella storia civile e spirituale del territorio.

06 Ottobre 2026 | 23:36
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