Inchiesta per corruzione

Sicilia. «Il suo padrino ci tiene», la sanità all’Ars è merce di scambio: il deputato Lombardo e il decreto da barattare per l’assunzione

di Redazione

«È il nipote dell’ex governatore». Una cimice nell’auto e l'ombra della mafia, un favore allo “sponsor”, una proroga e un decreto sulla sanità: dalle intercettazioni emerge, secondo la Procura, un intreccio di rapporti opachi tra politica e interessi privati. Al centro il parlamentare di MPA-Grande Sicilia, Giuseppe Lombardo, il suo ruolo nella Commissione Sanità e una ragnatela di relazioni che avrebbe puntato a condizionare le scelte pubbliche sulle cure palliative

In foto: Giuseppe Lombardo, deputato regionale di MPA-Grande Sicilia

È bastato un microfono nascosto nell’abitacolo di un’automobile per far crollare il paravento e spalancare il sipario su un mercato delle funzioni pubbliche all’ombra di Palazzo d’Orleans.

Un’indagine nata quasi per caso, germogliata come uno spaglio da un altro fascicolo giudiziario, si è trasformata in un terremoto politico che vede tra i protagonisti della tempesta corruttiva Giuseppe Geremia Lombardo, 44enne parlamentare in quota MPA-Grande Sicilia, componente strategico della Commissione Sanità e nipote dell’ex governatore Raffaele Lombardo.

A metterne a nudo i meccanismi è il nuovo dossier bomba dei pm palermitani: un mosaico grottesco di bustarelle infilate in nascondigli insospettabili, decreti ritagliati sui desiderata dei privati e contratti di lavoro convertiti in merce da barattare.

Tutto comincia tra quattro portiere. Mario Lupo e Luigi Zancla, alla guida dei colossi assistenziali Samot e Samo, si sentivano al sicuro nell’auto del primo per discutere questioni riservate. Ignoravano però che gli uomini della Squadra Mobile di Palermo avessero già infarcito l’abitacolo di cimici.

È proprio da quei nastri che affiora il baratto attorno al quale ruota l’ipotesi accusatoria: l’assunzione di Domenica Spartà, consigliera comunale di Gravina di Catania vicina al ‘rampollo’ Lombardo. Per la Procura di Palermo, quel contratto Co.Co.Co. mascherava la vera “moneta di scambio” offerta dai privati per blindare il sostegno politico del deputato all’interno della Commissione Sanità.

Il veleno nelle intercettazioni: il favore al “padrino” politico

Nelle carte firmate dai magistrati Eugenio Faletra, Alessandro Macaluso e Andrea Zoppi, insieme all’aggiunto Francesca Mazzocco e sotto il coordinamento del procuratore Maurizio de Lucia, affiora uno spaccato di cinismo istituzionale.

Se nei saloni ufficiali si sbandierano competenze, nei colloqui privati tra i manager galleggia il disprezzo per le capacità della consigliera portata in dote dal parlamentare Lombardo: «È un’emerita imbecille che ci è piovuta addosso nell’ambito degli scambi con il noto nipote», sbotta uno dei vertici intercettati.

Nessun merito professionale, nessuna attenzione per l’assistenza ai malati oncologici. Eppure, allo scadere del contratto, la macchina del favore non si inceppa e viene firmata una proroga di tre mesi. Una decisione presa unicamente per deferenza verso ‘l’influente’ deputato del MPA-Grande Sicilia: «Anche per via della nostra amicizia con il suo sponsor, col suo padrino…perché lui ci tiene tanto a questa donna».

Per gli inquirenti è la dimostrazione palese di come la funzione pubblica e i fondi della sanità venissero asserviti alle esigenze di consenso e alle relazioni di potere del deputato catanese.

L’ombra della mafia e il panico tra i manager

L’assunzione “blindata” per fare un piacere al parlamentare riserva però un retroscena che spalanca il panico tra i vertici delle associazioni sanitari. Il 17 marzo 2025 scatta l’allarme rosso quando una dipendente della Samot telefona d’urgenza a Lupo per segnalare i contorni familiari della neoassunta: «Volevo condividere con te una preoccupazione, resti tra me e te… Mario è la figlia del boss di Belpasso. Ti giuro, ha due sore… tutte e due sorelle arrestate per mafia. Ora ti mando il… ti mando…ti mando il link».

Inviato il lancio stampa tramite smartphone, scatta la fibrillazione. L’indomani Lupo chiama Zancla visibilmente scosso dal riscontro dei documenti d’identità: «…ti devo dire una cosa… ho letto su questa persona che abbiamo assunto, l’ultima a Catania, ma delle cose terribili…ti giro una cosa tratta da internet, ma è lei, perché io c’ho i documenti di riconoscimento, mamma santa…mi avevi detto che era una persona molto vicina a…come si chiama…».

A completare la frase ci pensa lo stesso Zancla senza tentennamenti: «Al nipote… al nipote dello zio», con chiaro riferimento a Giuseppe Lombardo e alla parentela con l’ex presidente della Regione Raffaele. Un’impasse imbarazzante risolta in fretta per evitare clamori: in serata Lupo rassicura i propri dipendenti dando disposizioni di attendere la naturale scadenza del rapporto trimestrale per liquidare la donna: «Provvediamo, provvediamo, subito, tanto il contratto è di tre mesi e alla fine del terzo mese esce».

Dal patto con Lombardo al blitz nell’anticamera del governatore

L’intreccio politico legato a Lombardo si salda a doppio filo con un altro blitz d’alta quota consumato a Palazzo d’Orleans. Dall’assistenza domiciliare l’inchiesta sale di quota e varca la soglia della stanze dei bottoni in seno all’Assemblea Regionale Siciliana. Al centro del quadro d’indagine per corruzione spunta un pezzo da novanta, l’avvocato Gaetano Armao, già vicepresidente della Regione e, fino ad agosto scorso, guida della Commissione tecnica specialistica per l’energia.

L’obiettivo dei vertici delle Onlus era disinnescare un decreto dell’Assessorato alla Salute che puntava ad allargare la platea dei soggetti accreditati per le cure palliative, azzerando il loro monopolio. Per blindare gli incassi milionari serviva un “miracolo” contabile e burocratico.

Ad azionare la leva sarebbe stato l’avvocato Pietro Luigi Matta, ritenuto dagli inquirenti la cerniera d’asse tra pubblico e privato, pronto a mascherare le tangenti ad Armao sotto forma di parcelle per consulenze legali: «Gaetano mi ha chiesto: allora fai la fattura di acconto… ne faccio una di 6.000 euro, va bene?», spiega Matta. «Non c’è prezzo a pagare per quello che ha fatto, anche se mi chiedeva ventimila euro…», esulta Zancla.

Il capolavoro d’influenza si consuma il 30 giugno 2025 proprio nella sala d’attesa del presidente regionale in piazza Indipendenza. Armao intercetta il direttore generale della Pianificazione strategica alla Sanità, Salvatore Iacolino, prendendolo da parte prima di un vertice con il governatore: «Con l’assessore davanti, quello si alza perché glielo dice Gaetano… Lì nell’ultima saletta dice: “Direttore, vorrei parlare”. Chiude la porta e li lascia quei due chiusi fuori dalla stanza».

La pressione funziona: il provvedimento viene edulcorato demandando le scelte alle singole Asp locali, congelando nei fatti l’ingresso dei nuovi concorrenti nel settore delle cure palliative.

La mannaia della Procura e il nodo delle misure cautelari

A coronamento dell’articolata attività investigativa, la Procura di Palermo ha avanzato al gip richieste di misura cautelare per tutti i nove protagonisti della vicenda, disegnando un perimetro di responsabilità che stringe sia i vertici politici che la rete imprenditoriale.

Per il deputato Giuseppe Geremia Lombardo la Procura ha sollecitato gli arresti domiciliari, ritenendolo snodo cruciale del patto corruttivo. La stessa misura dei domiciliari, unita all’interdizione dalle attività d’impresa per un anno, è stata chiesta per i patron sanitari Mario Lupo e Luigi Zancla, per i vertici della società energetica Cva Spa Giuseppe Argirò e Marco Malacarne Gentile, per l’imprenditore agrigentino Sergio Vella della Seap Bio Energy e per la collaboratrice catanese Benedetta Veruska Pierpaola Costanzo.

La mano più pesante dei pm si è invece scagliata su Gaetano Armao e Pietro Luigi Matta, per i quali è stata sollecitata la custodia cautelare in carcere abbinata a un anno di interdizione dai pubblici uffici e dalle attività d’impresa. Un quadro desolante che restituisce l’immagine di un’amministrazione regionale piegata agli scambi di favore e alle cambiali elettorali.

06 Ottobre 2026 | 18:20
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