Non è soltanto Palermo a fare i conti con una presenza prolungata di pollini e spore nell’aria. Anche Siracusa emerge con particolare evidenza dal monitoraggio effettuato da Arpa Sicilia nel corso del 2025, restituendo l’immagine di una stagione allergenica che, in alcune sue componenti, si è estesa per gran parte dell’anno.
I dati raccolti dalle centraline di monitoraggio installate in Sicilia mettono a confronto quattro realtà territoriali: Agrigento, Palermo, Siracusa e Trapani. Un confronto che evidenzia differenze significative nella quantità di pollini presenti nell’atmosfera e nella durata delle stagioni di dispersione.
A Siracusa sono stati rilevati complessivamente 19.363 pollini per metro cubo, il valore più elevato dell’ultimo quadriennio per quanto riguarda l’indice pollinico complessivo della città. Sono state inoltre 49 le giornate classificate come “giorni rossi”, cioè quelle nelle quali almeno un gruppo di pollini ha raggiunto concentrazioni considerate elevate secondo i criteri PollNet.
Un dato che va interpretato correttamente: i “giorni rossi” non equivalgono a 49 giornate nelle quali tutte le persone allergiche hanno necessariamente manifestato sintomi. Si tratta, infatti, di un indicatore ambientale che segnala la presenza di almeno una componente pollinica a livelli elevati e, quindi, una potenziale maggiore esposizione per i soggetti sensibili.
A Siracusa dominano cipressi e tassi
La caratteristica più evidente del quadro siracusano riguarda la composizione del carico pollinico. A prevalere sono state le Cupressaceae/Taxaceae, con 5.176 pollini per metro cubo. Questa componente ha rappresentato oltre la metà dell’indice pollinico allergenico registrato nella stazione siracusana.
È un elemento che distingue Siracusa dalle altre città monitorate. Ad Agrigento, Palermo e Trapani, infatti, il gruppo maggiormente rappresentato è quello delle Urticaceae. Nel capoluogo siciliano queste ultime hanno raggiunto 9.909 pollini per metro cubo, pari al 45,2% dell’indice allergenico, mentre Cupressaceae e Taxaceae hanno raggiunto quota 6.435. Il quadro siciliano, dunque, cambia sensibilmente da una città all’altra e conferma quanto le condizioni ambientali locali possano influenzare la diffusione delle diverse specie.
Una stagione che non finisce con la primavera
La primavera rimane il periodo nel quale la concentrazione pollinica tende a intensificarsi maggiormente, ma i dati del 2025 raccontano una realtà molto più ampia. A Siracusa la stagione pollinica allergenica ha superato i 300 giorni, a conferma di una presenza nell’aria che non può essere circoscritta ai soli mesi primaverili.
Le diverse famiglie vegetali, infatti, entrano in fioritura in periodi differenti e spesso le rispettive stagioni si sovrappongono. È proprio questa successione a determinare una presenza prolungata di pollini nell’atmosfera.
Le Urticaceae, per esempio, hanno mostrato a Siracusa il loro momento di massima presenza nel mese di maggio. Le Poaceae hanno avuto invece una stagione di circa tre-quattro mesi, con i livelli più elevati proprio in primavera. Le Oleaceae si sono concentrate soprattutto tra la metà di aprile e la metà di maggio.
Diverso ancora il comportamento delle Asteraceae, presenti per un periodo più lungo e capaci di arrivare fino alla stagione autunnale. A Siracusa il loro picco si è verificato durante l’estate, confermando una distribuzione temporale differente rispetto a Palermo.
Anche le spore fungine sotto osservazione
Non sono soltanto i pollini a essere finiti sotto la lente dell’Arpa. Il monitoraggio ha riguardato anche le spore fungine, tra cui l’Alternaria, considerata una componente importante per le allergie respiratorie.
Nel 2025 la sporulazione dell’Alternaria è stata rilevata per 201 giorni a Siracusa, una durata inferiore a quella registrata a Palermo, dove ha raggiunto 311 giorni, e a Trapani, con 312. Agrigento si è fermata invece a 132 giorni. Anche per le spore i picchi si sono concentrati generalmente nel periodo primaverile, sebbene con differenze tra le singole stazioni. Ad Agrigento, ad esempio, il valore massimo giornaliero è stato raggiunto il primo luglio, con 57 spore per metro cubo, mentre a Trapani il picco ha raggiunto 130,6.
Siracusa cresce rispetto agli anni precedenti
Il dato siracusano assume maggiore significato se confrontato con quello degli anni precedenti. I 19.363 pollini per metro cubo registrati nel 2025 rappresentano il valore più alto dell’ultimo quadriennio per l’indice pollinico complessivo della stazione. Allo stesso tempo, però, l’indice allergenico è risultato il più basso della serie osservata. Una apparente contraddizione che conferma come la quantità complessiva di pollini non coincida necessariamente con il loro potenziale allergenico: molto dipende dalle specie presenti e dalla loro concentrazione.
Il confronto con le altre città restituisce numeri ancora più differenti. Palermo ha raggiunto 34.097 pollini per metro cubo e 96 giorni rossi; Agrigento 22.238 e 51 giorni rossi; Trapani 18.452 e 56 giorni rossi. Palermo, dunque, mantiene il primato per quantità complessiva, con un valore nettamente superiore alle altre stazioni. Siracusa, tuttavia, si distingue per la crescita registrata nell’ultimo periodo e per la lunga permanenza nell’atmosfera di alcune componenti polliniche.
Il territorio fa la differenza
Secondo Arpa Sicilia, a determinare queste differenze concorrono numerosi fattori: vegetazione, conformazione del territorio, altitudine, esposizione, condizioni meteorologiche e regime dei venti. Quest’ultimo elemento è particolarmente importante perché pollini e spore possono essere trasportati anche a distanza considerevole rispetto al luogo nel quale vengono prodotti. Per questo motivo la quantità rilevata da una centralina non dipende esclusivamente dalla vegetazione immediatamente circostante.
Il monitoraggio del 2025 restituisce così una fotografia di una Sicilia nella quale la stagione dei pollini si è progressivamente dilatata, con fioriture che si susseguono e, in diversi momenti dell’anno, si sovrappongono.
Per Siracusa il dato più significativo è forse proprio questo: la presenza pollinica non è più un fenomeno confinato alla primavera, ma una componente ambientale che, con intensità variabile, può accompagnare l’aria della città per gran parte dell’anno.
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