Franco Cirillo e Salvo SorbelloLa sanità siracusana non può permettersi un altro rinvio, né può accettare che una scelta destinata a incidere sulla vita dei cittadini venga ancora una volta orientata verso Catania. Il tema è quello della Neuroradiologia interventistica, una struttura decisiva nella gestione dell’ictus ischemico, dove il fattore tempo può determinare la differenza tra la vita e la morte, oppure tra il recupero di una persona e una disabilità permanente.
La denuncia arriva dall’Osservatorio Civico, con il presidente Salvo Sorbello e il coordinatore tecnico-scientifico Franco Cirillo, che lanciano un allarme preciso: Siracusa rischia di perdere una nuova, fondamentale occasione se a Catania dovesse essere attivato un ulteriore Hub di neuroradiologia interventistica. Non è una questione di campanile. È una questione di organizzazione sanitaria e di tempi di intervento.
Oggi in Sicilia sono già operativi due Hub di neuroradiologia interventistica h24 a Catania, presso il Cannizzaro e il Nuovo Garibaldi, dove vengono effettuate procedure come la trombectomia meccanica e la tromboaspirazione. Secondo i dati richiamati dall’Osservatorio Civico, in Sicilia si registrano circa 18 mila nuovi casi di ictus ogni anno, mentre i centri in grado di garantire questo livello di trattamento sono ancora pochi rispetto alla dimensione del fenomeno.
Ed è proprio qui che si apre la questione siracusana. Si parla dell’ipotesi di attivare un ulteriore punto Hub presso il San Marco di Catania. Se questa prospettiva dovesse concretizzarsi, occorrerebbe interrogarsi immediatamente sulle conseguenze per la Sicilia sud-orientale e, soprattutto, per Siracusa.
Perché continuare a concentrare strutture altamente specialistiche nello stesso territorio mentre Siracusa attende da anni il proprio DEA di II livello? La domanda è inevitabile. Quando una persona viene colpita da un ictus, il tempo non è una variabile amministrativa. È una componente essenziale della terapia. Il percorso parte dall’evento, prosegue con il trasporto in ambulanza, arriva al Pronto soccorso, alla diagnostica per immagini e alla valutazione neurologica, per giungere infine alla decisione sul trattamento. Ogni passaggio comporta minuti preziosi.
Ed è per questo che la distribuzione territoriale degli Hub deve necessariamente tenere conto non soltanto dei numeri sulla carta, ma anche delle distanze, della viabilità e dei tempi reali di percorrenza. Siracusa non può essere considerata un territorio periferico quando si parla di emergenze tempo-dipendenti. Anzi, proprio la sua posizione geografica e la distanza da Catania rendono indispensabile una rete capace di garantire risposte rapide alla popolazione siracusana e alla vasta area della Sicilia sud-orientale.
Il rischio, altrimenti, è quello di creare una contraddizione difficile da spiegare: costruire il nuovo ospedale di Siracusa con l’obiettivo di trasformarlo in DEA di II livello e, contemporaneamente, lasciare altrove alcune delle specialità indispensabili a completarne il profilo assistenziale. Il decreto del febbraio 2022, firmato dall’allora assessore regionale alla Salute Ruggero Razza, parlava chiaramente della necessità di realizzare il nuovo presidio ospedaliero di Siracusa quale DEA di II livello, proprio per rispondere ai fabbisogni della Sicilia sud-orientale, allora priva di un DEA di questa categoria.
Non solo. Lo stesso provvedimento prevedeva che il nuovo ospedale fosse caratterizzato dalle discipline proprie del secondo livello assistenziale, anche attraverso il trasferimento di specialità dall’Azienda ospedaliera Garibaldi di Catania, destinata a essere riclassificata come DEA di I livello. Quella impostazione aveva una logica precisa: riequilibrare l’offerta sanitaria regionale, non rafforzare ulteriormente una concentrazione già esistente.
E allora oggi occorre coerenza. Se Siracusa deve finalmente avere un DEA di II livello, bisogna costruire attorno al nuovo ospedale una rete realmente adeguata alle esigenze del territorio. La Neuroradiologia interventistica rappresenta uno dei tasselli fondamentali di questa strategia.
Non si tratta di chiedere privilegi per Siracusa. Si tratta di evitare che il riequilibrio della sanità siciliana resti soltanto scritto nei decreti e nei documenti di programmazione. La provincia ha già pagato in passato il prezzo di una sanità organizzata secondo logiche di concentrazione. Oggi chiede semplicemente che il nuovo ospedale rappresenti una vera svolta.
La Neuroradiologia interventistica deve nascere a Siracusa. Perché un DEA di II livello non può essere soltanto un edificio moderno con una nuova insegna. Deve essere una struttura capace di affrontare le emergenze più complesse, con professionalità, tecnologie e specializzazioni adeguate.
E soprattutto deve poterlo fare quando ogni minuto può salvare una vita. La politica regionale ha davanti una scelta di programmazione sanitaria che riguarda migliaia di cittadini. Siracusa non chiede uno scippo a Catania. Chiede semplicemente di non subire l’ennesimo scippo.
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