Un provvedimento ritenuto non sufficientemente motivato e, soprattutto, non sostenuto da una concreta valutazione del rischio per la sicurezza pubblica. È questa la conclusione alla quale è giunto il Tar di Catania, che ha annullato il Daspo “Willy” disposto dal Questore nei confronti di un giovane siracusano, coinvolto in una colluttazione avvenuta in provincia. Il ragazzo, assistito dall’avvocato Arduino La Porta, aveva contestato la misura davanti alla giustizia amministrativa, sostenendo di non essere stato l’autore dell’aggressione che aveva dato origine allo scontro. Secondo la versione fornita dalla difesa, il giovane sarebbe stato improvvisamente aggredito e avrebbe reagito esclusivamente per proteggersi.
Un elemento che, secondo il Tar, trova conferma nella documentazione acquisita agli atti del procedimento. I giudici hanno esaminato in particolare la relazione di servizio redatta dagli operatori intervenuti e le immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza. Dalla ricostruzione contenuta negli atti emergerebbe che il giovane sarebbe stato colpito per primo e che la sua successiva condotta si sarebbe inserita nella colluttazione come reazione alle percosse subite.
Per il collegio, tuttavia, la semplice denuncia per rissa non poteva rappresentare, da sola, una motivazione sufficiente per applicare il Daspo. La normativa richiede infatti una valutazione specifica sulla pericolosità della condotta e sulla possibilità che questa possa tradursi in un concreto rischio per la sicurezza. Proprio su questo punto il Tar ha evidenziato una carenza nella motivazione del provvedimento della Questura. L’amministrazione, secondo i giudici, avrebbe dovuto effettuare un esame concreto e prospettico, spiegando sulla base di quali elementi il comportamento contestato potesse far ritenere probabile il verificarsi di ulteriori episodi.
Nel procedimento è stato inoltre chiarito che non risultava alcun coinvolgimento del giovane in un’altra rissa avvenuta successivamente davanti a un supermercato Coop, circostanza che non poteva quindi essere utilizzata per rafforzare la valutazione di pericolosità. Alla luce di questi elementi, il Tar di Catania ha accolto il ricorso e disposto l’annullamento del Daspo. Una decisione che riporta dunque al centro del caso la necessità di distinguere, nella valutazione amministrativa, tra il semplice coinvolgimento in una colluttazione e una condotta concretamente idonea a giustificare una misura restrittiva.
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