Sicilia. Terza estate senza incendi nella Riserva Bosco d’Alcamo: la guardianìa popolare resiste

di Redazione

Per il terzo anno consecutivo la Riserva non registra incendi: un risultato attribuito anche alla vigilanza e alla partecipazione della comunità locale

L’autunno è arrivato e porta con sé un bilancio positivo: per il terzo anno di fila la Riserva Naturale Bosco d’Alcamo, le zone a rischio di San Vito Lo Capo e limitrofi come altri siti strategici del territorio occidentale siciliano, sono stati salvati dalle fiamme.

Non è un risultato casuale. Anche in questa estate particolarmente critica un gruppo di volontari ha organizzato la guardianìa antincendio, presidiando le aree strategiche più esposte al pericolo.

Oltre al Monte Bonifato e in aggiunta quest’anno San Vito Lo Capo, i presidi hanno riguardato anche Castellammare e Fraginesi, territorio alquanto vasto – dove si sono registrate alcune criticità per i ripetuti tentativi di innesco in punti di particolare interesse, come la parte alta del Belvedere – e  Trapani-Erice.

35 persone, 12 giornate e 68 ore di presidio sul Monte Bonifato

Nella Riserva Bosco d’Alcamo, 35 persone si sono alternate durante le 12 giornate considerate più a rischio, garantendo complessivamente 68 ore di presidio sul Monte Bonifato.

L’esperienza della guardianìa sul Monte Bonifato è nata in occasione delle assemblee popolari alla Funtanazza nell’estate del 2024. Da allora, anno dopo anno, la pratica si è consolidata e ha coinvolto un numero crescente di persone e territori.

Quest’anno la situazione è stata resa ancora più difficile dalle intense ondate di calore legate all’innalzamento delle temperature provocate dal continuo surriscaldamento delle temperature globali, che accentuano la siccità e aumentano il rischio di innesco. Nonostante ciò, la presenza costante e visibile dei volontari – muniti solo di giubbotti catarifrangenti e taccuini per annotare le targhe dei veicoli di passaggio – ha funzionato da efficace deterrente: nessun incendio è stato innescato nelle aree presidiate e gli eventuali principi d’incendio nelle aree limitrofe  sono stati segnalati immediatamente, permettendo di monitorare e tenere sotto controllo tutti i focolai nelle aree colpite e parzialmente distrutte. Incendi nel territorio sono stati innescati solo in aree non presidiate e abbandonate dalle istituzioni.

Dietro queste ore di vigilanza c’è qualcosa di più di una semplice opera di prevenzione. L’intervento dal basso, nato dalla volontà di chi abita e ama questi luoghi, si rivela sempre più indispensabile per custodire un territorio sano, capace di crescere e di offrire opportunità reali alle comunità. Continuare la formazione non formale, condividere competenze e coinvolgere persone di altri territori oltre a quelli già avviati, è il modo più concreto per far sì che questa esperienza non resti isolata, ma possa allargarsi e rafforzarsi.

L’esperienza, nata dal basso e portata avanti con mezzi limitati, conferma ancora una volta di essere più efficace di molte soluzioni istituzionali o di sorveglianza tecnologica. Rispetto al primo anno, durante i turni si è registrata una maggiore comprensione e collaborazione degli altri enti predisposti, al punto che anche gli operai forestali hanno adoperato il gilet catarifrangente proprio della guardianìa antincendio.

Il nodo del rapporto con le istituzioni

Resta invece aperta la questione del rapporto con le istituzioni locali. Rispetto agli anni precedenti, Comune ed ex Provincia hanno iniziato a rispondere alle richieste di interlocuzione avanzate dalla comunità. Secondo i volontari, tuttavia, alle interlocuzioni non hanno ancora fatto seguito azioni concrete rispetto alle promesse fatte.

Anche questa estate, infatti, estate non è stato messo a disposizione alcuno spazio per supportare l’organizzazione della guardianìa antincendio, nonostante le interlocuzioni avviate per l’accesso alla Funtanazza, di proprietà dell’ex Provincia, e alla Casa del Boscaiolo, di proprietà comune di Alcamo.

Resta inoltre aperta la questione della Funtanazza: il processo di privatizzazione risulta ancora in fase di aggiudicazione, nonostante le interlocuzioni e gli impegni annunciati dall’amministrazione Quinci. Parallelamente, l’iter per l’approvazione del Regolamento per l’amministrazione condivisa dei beni comuni risulta fermo da oltre un anno e mezzo.

A maggio è stato presentato anche il progetto “Monte Bonifato Bene Comune”, che secondo i promotori necessita di questi passaggi istituzionali per poter essere concretamente avviato.

«Le istituzioni si prendano le proprie responsabilità»

I volontari ribadiscono che l’impegno gratuito di cittadine e cittadini non può sostituire le responsabilità delle istituzioni.

Gli incendi appiccati al di fuori delle aree presidiate dalla guardiania, come quello che ha colpito Calatubo e mandato in fumo il lavoro di un’intera comunità, mostrano che c’è bisogno di reale collaborazione. I volontari continueranno l’attività di guardiania anche in autunno, auspicando che in futuro l’azione dal basso e quella istituzionale possano finalmente lavorare insieme per proteggere il territorio.

23 Settembre 2026 | 09:34
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