Non c’è pace per i palazzi delle ex Province siciliane, istituzioni da anni incastrate in un limbo normativo, finanziario e da una gestione precaria che paralizza i territori.
A Siracusa, sull’atavica crisi dell’ente, va in scena un teatrino della politica alimentato a colpi di frecciate virtuali, botta e risposta fatti di accuse incrociate, dove ognuno finisce per dire tutto e il contrario di tutto.
Oggetto del contendere: il destino politico e la sopravvivenza stessa dell’ente intermedio aretuseo, finito al centro di un polemico dibattito che ha persino ipotizzato scenari estremi, forse provocatori, e inopportuni come lo smembramento delle competenze storiche a favore dei vicini poli di Catania e Ragusa.
Da Giansiracusa un nervosismo sospetto
A far saltare il banco sono state le recenti prese di posizione del presidente del Libero Consorzio Comunale di Siracusa, Michelangelo Giansiracusa, il quale ha bollato come ‘pretestuoso’ qualsiasi discorso volto a interpretare a piacimento la presunta redistribuzione dell’assetto del Consorzio, proprio da lui stesso caldeggiato.
Parole ambigue che non sono affatto piaciute al deputato regionale di Controcorrente, Carlo Gilistro: «È arrivato il momento di mettere fine a questi scontri a distanza e senza contraddittorio», dichiara senza mezzi termini il parlamentare all’Ars, ravvisando nel format della polemica virtuale il germe della degradazione del dibattito pubblico.
L’affondo di Gilistro punta dritto al nodo politico della leadership dell’ente: «Vorrei comprendere l’origine di questo improvviso nervosismo del presidente Giansiracusa. Le condizioni disastrate del Libero Consorzio erano note ben prima della sua scelta di candidarsi. Non dovrebbero, quindi, sorprenderlo o diventare oggi un alibi per sottrarsi alle responsabilità».
La stoccata sulla gestione e il bilancio dei “fatti”
Nel gergo della politica regionale, la forma è spesso sostanza. Gilistro, nell’esigere un riposizionamento dei toni istituzionali, affida le sue recriminazioni a una cortese quanto spietata richiesta di chiarimento morale per l’etichetta di “farneticanti” usata nei suoi confronti.
«È un’accusa scaturita da un video decontestualizzato che trattava ben altri temi – chiarisce Gilistro – Conoscendo l’educazione del presidente, sono certo che le scuse non tarderanno ad arrivare. Strano poi che mi abbia nominato proprio questa volta: di solito non ho l’onore della sua attenzione».
Un affondo che travalica la pura polemica dialettica per mettere a nudo quella che Gilistro considera la vera nota dolente della vicenda: una marcata incapacità dell’attuale governance nella gestione ordinaria e straordinaria dell’ente, palesata da un’evidente assenza di visione strategica e da una cronica inerzia amministrativa. A fronte di un’amministrazione incapace di produrre risposte operative per il territorio, Gilistro sposta il terreno di scontro direttamente al bilancio d’esercizio, mostrando come la linfa vitale per l’ente sia arrivata unicamente grazie alla sua spinta parlamentare ad Agrigento e Palermo.
In un vero e proprio promemoria contabile indirizzato alle stanze di Via Mastrarua, il deputato di Controcorrente rivendica l’impatto dei propri interventi: dai 100 mila euro destinati alla Polizia provinciale per dotarsi di telecamere contro l’abbandono dei rifiuti, ai 250 mila euro sbloccati per la progettazione e riqualificazione della riserva naturale Ciane-Saline. A questi si aggiungono i 225 mila euro destinati alla sistemazione della palestra dell’Istituto Superiore Juvara, oltre alle risorse strappate per lo storico Liceo Gargallo e a una serie di manovre d’assestamento di bilancio regionale a forte trazione siracusana.
«Sono fatti concreti e non polemiche sterili», sottolinea il parlamentare dell’Ars. «Risorse reali che ho contribuito a far affluire nelle casse dell’ente che oggi Giansiracusa presiede, sopperendo con i fatti alle carenze gestionali della guida attuale».
L’appello per un tavolo tecnico
Rifiutando l’etichetta di “liquidatore” dell’ente, Gilistro intende ricondurre la vertenza su binari prettamente tecnici, richiamando la maggioranza che sostiene il presidente del Consorzio – la stessa che risiede anche nelle stanze del governo regionale a Palermo – a un atto di maturità strategica.
L’ipotesi di spezzettare uffici e competenze tra Ragusa e Catania viene bollata come una resa incondizionata, ma la continuazione dell’attuale status quo privo di programmazione non appare più sostenibile.
«Se vogliamo davvero discutere del futuro del Libero Consorzio – conclude Gilistro – si dia avvio a un tavolo tecnico. Io sono pronto e disponibile a fare la mia parte senza preclusioni. Sediamoci e partiamo da ciò che è stato fatto e da ciò che è realmente possibile fare, piuttosto che alimentare le offese o pensare di risolvere la crisi smembrando competenze ed uffici».
La palla passa ora alla presidenza dell’ente. Resta da capire se il richiamo al tavolo di confronto verrà raccolto o se la contesa per la leadership del territorio siracusano continuerà a svolgersi a colpi di notifiche e post sui social.
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